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I rebus del dopo Kean: da Zirkzee a Beto, due idee agli antipodi. Ma per quale Fiorentina?TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 13:00Copertina
di Andrea Giannattasio
per Firenzeviola.it

I rebus del dopo Kean: da Zirkzee a Beto, due idee agli antipodi. Ma per quale Fiorentina?

L’olandese avrebbe cucito il gioco, il guineano attacca spazio e profondità. I numeri premiano l’ex Udinese, ma quale identità vuole dare Grosso al suo attacco?

Una frase, adesso, rischia di pesare più di tutte le altre: "I calciatori li vendiamo solo se vogliono essere ceduti, alla giusta cifra e quando troviamo un sostituto alla pari o migliore", aveva assicurato Fabio Paratici pochi giorni fa. Parole chiare, pronunciate quando l’addio di Moise Kean sembrava ancora subordinato all’arrivo del suo erede, e che in casa Fiorentina si augurano non si trasformino in un boomerang. Perché la ricerca del nuovo centravanti ha restituito fin qui la sensazione di una strategia piuttosto mutevole, passata attraverso profili anche molto distanti tra loro. La prima scelta era Joshua Zirkzee, individuato come il giocatore ideale per ridisegnare l’attacco. Lo scetticismo dell’olandese e soprattutto la chiusura del Manchester United davanti alla proposta viola hanno però costretto la Fiorentina a cambiare strada, fino alla decisione di puntare con forza su Beto (è giusto evidenziare però che, per il club viola, Beto è sempre stata la prima scelta, l'unico per il quale la società avesse mai fatto una vera offerta).

Due centravanti, due mondi

Più che un’alternativa a Zirkzee, Beto rappresenta quasi il suo opposto. L’ex Bologna è un “nove e mezzo”, un regista offensivo capace di abbassarsi, proteggere il pallone, dialogare con i centrocampisti e accompagnare lo sviluppo della manovra. Ama venire incontro e liberare lo spazio per gli inserimenti dei compagni, affidandosi alla tecnica. Beto è invece una prima punta nel senso più classico del termine: fisico imponente, grande velocità, attacco della profondità e capacità di trasformare rapidamente un recupero del pallone in un’occasione. Zirkzee avrebbe cucito il gioco, il nazionale della Guinea-Bissau è chiamato soprattutto a strappare e concluderlo. Due modi differenti di occupare lo stesso ruolo, che inevitabilmente richiedono anche meccanismi e rifornimenti diversi.

I gol e il dubbio

I numeri, almeno sul piano realizzativo, giocano dalla parte di Beto. Nella sua esperienza inglese l’attaccante ha segnato 25 reti in 4.787 minuti, con una media di un gol ogni 191’: un dato persino migliore rispetto a quello registrato all’Udinese, dove aveva trovato la porta ogni 207'. Più contenuto il rendimento di Zirkzee, reduce da due stagioni complicate in Premier con 9 gol in quasi tremila minuti. Anche a Bologna, però, l’olandese non aveva avuto la frequenza realizzativa di Beto: 14 reti in 3.824 minuti, una ogni 273’. Il punto, tuttavia, non è stabilire soltanto chi segni di più. La vera domanda riguarda il criterio seguito dalla Fiorentina: si è cercato un attaccante funzionale a un’idea precisa oppure, tramontata la prima opzione, si è scelto il miglior centravanti raggiungibile? Sarà il campo a fornire la risposta. E a stabilire se Beto potrà essere davvero quel sostituto "alla pari o migliore" promesso da Paratici.

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