CALCIO ITALIANO, CHE BRUTTA FIGURA. LA PARTITA NON DOVEVA ESSERE GIOCATA. FIORENTINA: PERCHÉ NON HA CHIESTO IL RINVIO? TUTTI SCONFITTI, TRANNE LA FIESOLE. GARA SURREALE, SI FATICA A GIUDICARLA
Bastava poco, solo una frase: “Non si gioca”. L’appello partito venerdì sera dalla Fiesole, mentre i tifosi della curva erano già a spalare fango aiutando la popolazione alluvionata, era giusto, articolato, fondato sull’evidenza. E’ stato inascoltato e così giustamente i tifosi hanno deciso di mandare un segnale forte, non solo alla Fiorentina, ma a tutto il movimento, disertando la curva. E in altri settori dello stadio altri, con iniziative singole, hanno seguito l’esempio. Il calcio italiano ha perso una grande occasione e in compenso ha incassato una pessima figura. Perché le cose vanno rimesse nel loro ordine naturale.Tecnicamente i responsabili del mancato rinvio sono due anche se con modalità differenti: la Lega di Serie A, che organizza il campionato, e l’Osservatorio del Viminale che conta più di qualsiasi organismo privato.
Partiamo dalla Lega: la confindustria del pallone aveva la possibilità di chiedere il rinvio e le ragioni non mancavano davanti ad un disastro di questa portata. Il tempo c’era: da venerdì sera è stato tutto chiaro. La Juventus avrebbe raggiunto solo il giorno dopo Firenze e quindi si poteva fermare a Torino. Non lo ha fatto. La Lega si è consultata con Fiorentina e Juventus? Non lo sappiamo, al di là di alcune indiscrezioni circolate nel pomeriggio di ieri, ma di sicuro non ha ricevuto richieste per non scendere in campo perché altrimenti la notizia sarebbe stata ufficiale.
La Lega poteva comunque essere scavalcata dalla Prefettura, il presidio del Governo sul territorio. Il Prefetto è autorità assoluta in materia di ordine pubblico e non solo. Ma da Roma non è giunta nessuna indicazione tesa a rinviare la partita. Ieri verso le 17 è stata diramata una nota ufficiale da parte del Viminale, segnatamente dall’Osservatorio sulle manifestazioni sportive, nella quale si accendeva il semaforo verde perché “non ricorrono motivi per disporre un divieto di svolgimento con rinvio della partita ad altra data”. Corretta la visione del Viminale perché effettivamente non esistevano problemi tecnici di ordine pubblico, ma c’era altro. Morti, feriti, case, fondi e fabbriche devastate, persone che in un attimo hanno perso le loro risorse, ci si doveva fermare. Si poteva applicare il buon senso senza infrangere nessuna regola. Ma questa è stata la decisione del Ministero dell’Interno e a questa tutti si sono dovuti attenere.
Stabilito chi tecnicamente aveva la possibilità di rinviare la gara, e quindi detiene le principali responsabilità sul caso, passiamo a chi avrebbe potuto comportarsi diversamente sul piano umano. La Fiorentina avrebbe potuto recepire l’appello della propria tifoseria chiedendo, appunto, il rinvio. Il rifiuto della Lega avrebbe costretto i viola a giocare - perché altrimenti avrebbero rimediato una sconfitta a tavolino 0-3 -, ma al tempo stesso la confindustria del calcio si sarebbe trovata in una posizione molto imbarazzante. I fatti si sono svolti intorno a Firenze e la Fiorentina è parte integrante del territorio. La società viola, in due tempi, ha vergato due comunicati di assoluta vicinanza alle persone vittime di questa sciagura. Ottima cosa, ma non sufficiente. Si doveva fare tanto di più, chiedere di non disputare questo partita. Vale lo stesso discorso per la Juventus perché anche i bianconeri avrebbero potuto dire: “Fermiamoci”. Invece niente. C’è chi decide, la Lega appunto, e chi può incidere in una decisione senza avere l’ultima voce in capitolo.
Ma la lista non si esaurisce qui: c’erano anche le istituzioni in ballo. Il Comune di Firenze era nelle stesse condizioni della Fiorentina: non aveva gli strumenti per decidere un rinvio e infatti il sindaco lo ha ricordato in un intervento. Ma il primo cittadino di Firenze avrebbe dovuto, fin da sabato mattina, cavalcare l’appello della tifoseria facendo pressione su Roma per impedire lo svolgimento della gara. Dario Nardella è il sindaco di una città importantissima, una presa di posizione dura avrebbe comunque portato tutti ad una riflessione. E invece solo ieri, tardivamente, lo abbiamo sentito deciso sul tema. Per carità, Nardella si è speso molto sul teatro del disastro però provare a convincere di fermare una partita era un’operazione altrettanto importante.
Lo stesso vale per il Presidente della Toscana, Eugenio Giani. Anche lui impegnatissimo in queste ore nel dirigere il piano di emergenza e nel portare aiuto alle popolazioni colpite, ma Giani solo ieri si è sbilanciato dando ragione alla protesta della Fiesole e valutando giusta la scelta di non giocare la partita. Pure Giani non aveva la possibilità di intervenire direttamente sul rinvio, ma poteva muoversi prima per smuovere le coscienze più algide.
Morale: ha perso il calcio italiano questa partita e anche le istituzioni. Mentre i tifosi con le loro mani immerse nel fango ci hanno regalato un segno di speranza. Perché il calcio deve chiedersi cosa vuole dalla gente: amore e passione o solo soldi? Il pallone è soltanto business oppure no? I tifosi sono uomini e donne che mandano avanti col sentimento questo sport oppure solo clienti? Lo show deve sempre andare avanti oppure quando ci sono i morti per strada bisogna fermarsi?
Il Franchi non è stato lo stesso senza la Fiesole, un clima surreale. Pareva di essere a teatro e invece era Fiorentina-Juventus. Una gara dopata dalla tristezza e dalla follia di averla disputata. Non abbiamo voglia di commentarla.
La sintesi è questa: la Fiorentina ha condotto la sfida coi soliti errori. La Juve ha giocato con dieci uomini in area di rigore, ma ha vinto. C’è qualcosa di nuovo?


