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IL PUNTO TATTICO, Il modulo che verrà...fra (tanti) dubbi e (qualche) certezza
venerdì 4 maggio 2007, 07:05LE RUBRICHE DI FV
di Redazione FV
per Firenzeviola.it
fonte Stefano Borgi – www.stefanoborgi.it

IL PUNTO TATTICO, Il modulo che verrà...fra (tanti) dubbi e (qualche) certezza

Quattro giornate alla fine del campionato e per sfuggire a questo bailamme di voci riguardanti il calciomercato, proviamo a disquisire di tattica, esprimendo alcune considerazioni che vale la pena approfondire. La Fiorentina 2007-2008 nasce con tanti dubbi e qualche certezza. La principale è Cesare Prandelli, figura che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel progetto Della Valle; il mister, infatti, oltre a dimostrarsi grandissimo stratega, sta sorprendendo tutti per la capacità di cementare il gruppo, motivare anche i panchinari più nascosti, ma sopratutto per la sua abilità nell’insegnare calcio lavorando sul campo. Può sembrare l’uovo di Colombo, ma è mangiando l’erba del campo che ci si migliora tecnicamente e tatticamente; Reginaldo è al momento l’esempio più eclatante, ma citerei anche le metamorfosi di Ujifalusi, riciclato con successo terzino dopo una vita da centrale, Montolivo (avrà visto il Seedorf di Champions?), Pasqual, che nel girone di ritorno sta imparando a fare il difensore, fino a Jorgensen difensore di fascia destra, l’ultima invenzione del mister viola.

Fatta questa doverosa premessa, notiamo come la Fiorentina sia in questo momento un cantiere a cielo chiuso… all’interno dello spogliatoio e nell’ufficio di Pantaleo Corvino. Continuiamo con le certezze e dopo Prandelli tocca a Luca Toni; al contrario del tecnico, il bomber è sempre meno compenetrato nel progetto Fiorentina tanto che nessuno in società ha ormai più la forza di negare l’evidenza e chi lo vuol fare si aggrappa alla famosa “chiaccherata” che dovranno (dovrebbero?) fare il ragazzone emiliano e Don Diego. E finalmente arriviamo all’analisi tattica dove la difesa a quattro è più di una certezza, quasi un dogma nella filosofia prandelliana. Due centrali difensivi e due terzini di fascia, bravi a proporsi ma allo stesso tempo attenti in copertura e veloci nelle diagonali. Qualche metro di campo e cominciano i dubbi e questa è la zona dove il cantiere Fiorentina sta lavorando alacremente; anche in questo caso partiamo da un assunto: Prandelli predilige l’unica punta al centro dell’attacco con due esterni molto offensivi a supporto; gli esempi sono molteplici e vanno da Marchionni e Bresciano a Parma fino agli attuali Mutu e Santana. A centrocampo invece il mister si concede qualche variazione alternando i due mediani di rottura (Brocchi e Donadel dell’anno scorso), all’uso del regista (Liverani) piuttosto che ricorrere al trequartista (Morfeo da sempre, Jimenez nel gennaio scorso) a galleggiare tra le linee. Riassumendo, un modulo 4-2-3-1 nel primo caso, 4-3-2-1 nel secondo (il famoso albero di Natale del Milan dove Pirlo fa il regista) e infine il 4-4-1-1, con il rifinitore a supporto della punta di peso.

Trasponendo il tutto alla Fiorentina del futuro non possiamo prescindere dal nome di Giampaolo Pazzini. Di lui si è scritto e detto tutto e quindi non mi ripeterò, ma ancora una volta partiamo da una certezza e/o banalità: Pazzini non può sostituire Toni, a maggior ragione con un semplice copia – incolla; due allora gli scenari possibili: Prandelli si converte al 4-4-2, già sperimentato nella prima parte della scorsa stagione con buoni risultati, e rinuncia così agli esterni d’attacco (ricorderete infatti, sempre l’anno scorso, Fiore e Jorgensen nel ruolo di ali tattiche), oppure si piega ad un 4-2-3-1, rischiando Pazzini unica punta (che però manca di peso), costringendo Mutu a stare più vicino al talento di Pescia, e Montolivo spostato qualche metro più avanti. Sparisce in questo modo la figura del regista dallo schieramento titolare, anche se l’opzione Liverani consentirà a Prandelli interessanti varianti tattiche così come l’impiego di Kuzmanovich (da valutare attentamente la sua maturazione) potrebbe aprire altri interessanti scenari: il bosniaco potrebbe essere il terzo elemento in mediana nell’albero di Natale, piuttosto che esterno mascherato (il Fiore del 2006) in un modulo che preveda comunque i quattro di centrocampo. In difesa, abbiamo detto, i giochi sono fatti con l’arrivo di Van Den Borre che propone ulteriori varianti tattiche viste le caratteristiche offensive del giovanissimo belga; e infine il capitolo attaccanti: detto di Pazzini, Lupoli è già stato battezzato il vice Mutu, resiste l’incognita Bojinov (e pensare che con un’altra testa sarebbe la panacea dei problemi tattici di Prandelli), e c’è da valutare l’opportunità della famosa “chioccia” per Pazzini (Corradi, Amoruso? e perché non Rigano?).

Si preannuncia quindi una stagione interessante dal punto di vista tattico e dei risultati con una Fiorentina trasformista e un Prandelli tecnico…di palcoscenico, chiamato a dirigere i cambi di scena; le occasioni, vivaddio, non mancheranno, fra campionato, coppa Italia e coppa Uefa; ci vorrà un po’ di fortuna (leggi infortuni), un po’ di pazienza (questa è per Pazzini) e molto, moltissimo lavoro sul campo; parola di Prandelli.

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