Lo Monaco, dal calcio giocato a collaboratore tecnico: "Confronto e rapporto umano positivo, il segreto del nostro staff"
Iniziamo oggi una rubrica che, in un arco temporale breve, ci porterà a conoscere da vicino lo staff tecnico di mister Alessandro Nesta. Uomini che lavorano dietro che le quinte 13-14 ore al giorno, con un segreto alla base: il vero collante è il rapporto quasi di simbiosi, di amicizia che si è creato tra loro. Nel background di ognuno troveremo professionalità, serietà, spirito di sacrificio, cura dei dettagli. Per dirla in due parole: conoscenza della materia. Con tutti abbiamo voluto espressamente parlare delle loro esperienze precedenti. Perché quella che sarà la storia con il Frosinone sarà giustamente il campo a raccontarla.
Non c’è un ordine predefinito per questa ‘partenza’. Il primo della serie è il collaboratore tecnico Massimo Lo Monaco. Ex calciatore, trapanese di Erici, nato il 28 marzo del 1980, è stato quello che più comunemente si definisce un calciatore di categoria. Tanta serie C alle spalle ed anche una stagione di B con la maglia del Catania, allenato da quella vecchia volpe di Nedo Sonetti. Si può dire che la maglia del Trapani è stata a lungo nel destino di Lo Monaco: inizio carriera e fine carriera, un attimo prima però della storica promozione in B. In mezzo gli anni di Pontedera (“ero giovanissmo…”), Acireale, Perugia, Gallipoli, Sorrento. Tutta serie C1, una spolveratina di C2 e un anno in D: campionati tosti. Che temprano il carattere, la mente prima che il fisico e la tecnica.
Nella vita privata Massimo è sposato con la signora Donatella ed hanno due bimbi: Luca e Simone rispettivamente di 11 e 8 anni. E chissà se un domani non decideranno anche loro di ripercorrere le orme del papà.
E’ lui stesso, mentre nell’ufficio del Centro Sportivo di Ferentino i colleghi iniziano il lavoro di buon mattino, a raccontarci le sue esperienze. Anche con qualche aneddoto. “Sono stato difensore centrale, ho terminato la carriera di calciatore troppo presto per un infortunio alla caviglia che ebbi nel 2011. Nel 2103 decisi che dovevo smettere – racconta Lo Monaco con un velo di emozione che è bravo a mascherare – perché diventava tutto impossibile, giorno dopo giorno. Giocavo nel Trapani e, curiosità, l’ultima partita di quel campionato di serie C1 della stagione 2011-2012 la disputai al Comunale di Frosinone, nel girone di ritorno. Vincemmo 2-1, poi andammo ai playoff, persi con la Virtus Lanciano”.
Ma visto che la chiacchierata è a braccio, Lo Monaco fa un passo indietro con la mente e ringrazia quegli anni lontano da casa che non appaiono in nessun curriculum: “Da ragazzino sono stato a Parma, nelle giovanili, tra i 14 e 15 anni. Lontanissimo da casa, tornavo 1 o 2 volte all’anno dai miei genitori: quegli anni mi hanno aiutato a capire che il calcio poteva recitare un ruolo importante nella mia vita e che i sacrifici mi avrebbero ripagato in un certo qual modo”.
Nastro riavvolto rapidamente. Lo Monaco vola alla fine della sua carriera di calciatore. Da quel giorno, chiusa una porta, per Massimo Lo Monaco si schiude il classico portone: il Trapani guidato allora dal Comandante Morace, non abbandona questo ragazzo che a 33 anni era stato costretto ad appendere gli scarpini al chiodo. “Ho iniziato il mio nuovo lavoro di collaboratore tecnico, allenatore era Boscaglia. L’uomo che nel Trapani ha segnato un’epoca. Poi ho lavorato con Cosmi e con Calori”. Una serie A sfiorata con il Trapani di Cosmi (“nella gara di ritorno restammo subito in 10, finì 1-1 dopo la vittoria del Pescara all’andata…”) e una serie B persa con Calori dopo una rincorsa fantastica: “Disputammo un girone di ritorno eccezionale. Ci calammo benissimo nella stagione dopo un’andata complicata, a gennaio arrivò gente nuova che ci dette stimoli importanti. Purtroppo perdemmo la penultima partita col Cesena. E provate ad indovinare chi realizzò il primo gol dei romagnoli? Camillo Ciano su punizione”. Oggi sorride, quel giorno probabilmente no. Per la cronaca finì 2-1 per gli ospiti.
Dal mese di luglio 2018 la nuova esperienza, Lo Monaco entra nello staff di Alessandro Nesta. “Il contatto è stato il mister Rubinacci, già vice di Nesta. Con lui avevo infatti lavorato a Trapani”. Nel calcio la conoscenza è un fattore importante ma determinante è la capacità. E sicuramente mister Rubinacci aveva avuto modo di apprezzarne le qualità nell’esperienza siciliana.
Qualità che Massimo assegna all’intero gruppo. Grazie all’impronta conferita da mister Nesta. La rotta da seguire. “Il mister chiede un continuo confronto, un rapporto costante e continuo. Ci sono tanti allenatori che si comportano in modo diametralmente opposto. Noi parliamo per tante ore, elaboriamo soluzioni, sviluppiamo idee. Ed è anche normale che se uno sta insieme 12-13 ore non si parli sempre di calcio. Ma tutto fa parte del confronto. Ognuno di noi espone la sua opinione. E’ chiaro che la decisione è sempre del mister ma c’è apertura mentale a tutti i livelli. Il rapporto umano positivo fa star bene anche sotto il profilo lavorativo”.
Un rimpianto però Lo Monaco lo confessa: “Quella stagione di B mi fece capire che avrei potuto farne altre ma la voglia di giocare mi portò a tornare in C1. Ecco… un peccato di gioventù”.




