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Aureliano: "Il VAR è l'amico che infila il dito nella piaga. Anche a noi mancano i tifosi"TUTTOmercatoWEB.com
© foto di Federico Gaetano
venerdì 30 aprile 2021 22:36Serie A
di Luca Bargellini

Aureliano: "Il VAR è l'amico che infila il dito nella piaga. Anche a noi mancano i tifosi"

Parola ai direttori di gara. Ospite di TeleLombardia Gianluca Aureliano, arbitro della sezione di Bologna, ha rilasciato alcune dichiarazioni:

Che gara sarà Torino-Parma di lunedì?
“Sono sempre attento e sono tutte belle gare. La preparo in maniera congrua. Questa si tratta di una gara importante e la si prepara guardando le partite e analizzando gli episodi negativi. Si studia come giocano le squadre. A me, però, in particolare interessa la preparazione della mia squadra, trovando le giuste motivazioni che sono fondamentali per capire il momento dei giocatori in campo. Al di la degli episodi che possono essere giusti o sbagliati”.

Qual è rapporto con i tifosi?
“Mancano. Anche a noi. Perché per noi sono il ‘settimo uomo’. Senza di loro anche per noi l’approccio alla partita è più complicato perché ci sembra un’amichevole”.

La diffida di un calciatore condiziona il lavoro di un direttore di gara?
“Sinceramente no. Perché noi non prepariamo la gara sui giocatori. Noi lavoriamo sulla tipologia del fallo. Noi non siamo condizionati, è il calciatore che lo è e che deve valutare come operare in campo”.

Quanto incide la pressione mediatica sull’operato degli arbitri?
“Il fatto che una testata possa fare un titolo o un articolo è un problema di chi scrive e di chi legge. Noi non siamo condizionati. Noi lavoriamo sugli episodi. Il bello del calcio è vederlo in maniera naturale e non vivisezionandolo immagine per immagine”.

Il VAR è più un aiuto o un’ingerenza?
“Il VAR lo vediamo come il nostro migliore amico. Non è ingerente né ha problemi d’intervenire. Al netto dei VAR Pro il nostro è un gruppo che è sia arbitro che VAR. Per noi è il miglior amico che ci mette il dito nella piaga, non quello che ci protegge”.

Un arbitro inesperto può essere influenzato da uno con più carriera?
“Io ho 15 gare in Serie A e più di 100 in B e proprio quando ero in cadetteria ho iniziato a fare il VAR. E l’ho fatto in gare come Roma-Napoli con Rocchi in campo e quando ho avuto un dubbio su un rigore l’ho chiamato al monitor. A parti invertite un arbitro inesperto si sente supportato dal collega più esperto nelle sue decisioni. Anche quando viene richiamato”.

Il capitano ha diritto di dialogare con l’arbitro più degli altri giocatori?
“Sì ha diritto di parlare. Ma sempre ricordandosi di dare l’esempio. Se è aggressivo il capitano la squadra segue il suo esempio”.

Col ritorno degli spettatori ci potranno essere delle difficoltà nel riabituarsi?
“Noi non vediamo l’ora di riaverlo. Come i giocatori. Noi non ci snaturiamo se c’è o non c’è il pubblico. Ora che le nostre parole possono essere percepite dalle telecamere è bello perché si capisce cosa diciamo e cosa ci viene detto. E anche qual è nostro approccio. Con il pubblico sarà penalizzata la stampa che non sentirà più ciò che diciamo”.

Quando si potrà sentire il dialogo col VAR?
“Non lo so, ma spero presto”.

Quando si vedrà un arbitro donna in Serie A?
“Non so quando accadrà. Se una donna lo meriterà arriverà sicuramente. Si è arbitri a prescindere dal sesso”.

Qual è il rapporto con gli altri arbitri e gli altri componenti della squadra arbitrale?
“Noi siamo come una catena dove se un anello sbaglia il lavoro di tutta la squadra ne risente”.

Se nell’intervallo un arbitro si accorge di aver commesso un errore come dirige la gara nella seconda frazione di gioco?
“Quando rientriamo nello spogliatoio parliamo di ciò che è successo. Se c’è un dirigente che si pone in maniera educata accetto il confronto. Certo non accetto il sermone. Gli errori si riguardano a fine partita e non nell’intervallo. Nella pausa pensiamo solo a ricaricarci in vista del secondo tempo. Dall’esterno non recepiamo nulla, ma solo ciò che ci arriva dal campo. In Serie A c’è il VAR, mentre in B è molto più difficile. Un arbitro se sbaglia lo sa ma lo lascia lì”.

E’ troppo complicato il fallo di mano in area?
“Non più. Da quest’anno c’è una linea diversa. Noi dobbiamo valutare la dinamica e non soltanto il contatto fra la mano e il pallone. Quest’anno siamo contenti per come interpretiamo la regola ed è unanime fra tutti”.

Perché non c’è un protocollo che obblighi gli arbitri a vedere tutte le immagini disponibili al VAR?
“Noi applichiamo i regolamenti. Un arbitro però una sua visione dell’accaduto la ha già. Quando andiamo al monitor chiediamo di vedere una cosa particolare e se basta una sola immagine per convincerci non importa starci altro tempo. Faccio un esempio legato a Inter-Crotone quando non ho visto un pestone di Vidal a Reca avvenuto a 3 metri da me. Chiamato al VAR ho visto un’immagine da un’angolazione opposta alla mia e mi sono reso conto dell’accaduto. Poi mi sono fatto trasmettere anche l’immagine dalla mia angolazione per capire perché non lo avessi visto dal campo”.

Non sarebbe giusto in alcuni casi lasciare l’ultima parola al VAR?
“Non credo perché si toglierebbe all’arbitro la titolarità della squadra. L’arbitro delega al VAR, ma poi è giusto che l’ultima parola sia la sua che è sul campo”.

Gli episodi sono tutti uguali a prescindere dal momento della partita o che hanno un peso diverso?
“Io mi concentro sui dettagli quindi acquisisco credibilità in campo con questi agli occhi delle altre persone in vista delle decisioni importanti. Poi ovviamente un errore grosso mi da molta noia perché mi chiedo i motivi alla base dello stesso”.

Come mai i calciatori danno del tu all’arbitro?
“Perché con tanti ci conosciamo da molti anni. Alcuni giocatori li ho incontrati nel mio percorso nei settori giovanili e poi li ho ritrovati in Serie A o Serie B”.

Quanto dialogo c’è fra l’arbitro e il VAR durante la gara?
“La parola d’ordine è il silenzio. Si parla quando è necessario. Chiaro che se ho dieci episodi a partita ci si parla tanto perché si discute di quanto avvenuto”.

Possibile che si passi alla costruzione di squadre arbitrali fisse?
“La squadra è quella del CAN e secondo me variare è una cosa bella perché si cresce in questo modo”.

L’ipotesi dell’istituzione del VAR a chiamata per le squadre?
“Se un giorno verrà inserita nel protocollo lo applicheremo. Senza alcun problema”.

Quanto condizionano le etichette (cattivo, picchiatore, simulatore etc) che hanno alcuni giocatori?
“C’è una preparazione alla partita e questo comporta studiare le tattiche. Andiamo a vedere i movimenti di Dybala, Lautaro o Simy. Non è che se un giocatore viene ammonito per simulazione la settimana prima noi andiamo ad approcciare alla gara sulla base di quegli eventi”.

Come mai gli arbitri inglesi si notano meno rispetto a quelli italiani in campo?
“E’ questione di prospettiva. In Italia se si guarda una partita di Premier League non si ha lo stesso approccio che si ha per le gare italiane. E viceversa”.

Cosa cambierei del VAR?
“A mio avviso funziona molto bene”.

Come valutate le polemiche social che coinvolgono gli arbitri?
“I leoni da tastiera, gli haters etc è giusto che rimangano nella loro negatività”.
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