La decisione più forte e più giusta: lo sport contro i potenti. Cancellata la Russia di Putin
Se lo sport è un'arma affilata nelle mani dei potenti, che lo usano da sempre per ammaliare folle festanti, per coprire le proprie oscenità e i propri crimini, lo sport sa anche essere un'arma contro i dittatori e i tiranni del mondo moderno. La decisione del Comitato Olimpico, impugnata da UEFA e FIFA, di escludere la Russia e le squadre di club russe da ogni competizione 'fino a nuovo avviso', è un pugno chiuso al cielo e in pieno volto per Vladimir Putin. Proprio di chi con lo sport ha costruito parte della sua immagine. Con le Olimpiadi invernali di Sochi, col doping di stato, con i Mondiali di Russia, l'aspirante Zar russo ha elevato ancor più il suo ego e platinato la sua figura agli occhi del mondo. Invece lo sport ha deciso, e come in ogni decisione c'è chi paga suo malgrado, come i ragazzi delle Nazionali che hanno sudato maglie e calzettoni per arrivare agli spareggi o più avanti possibile in Europa.
Ma c'è qualcosa che va oltre ed è giusto che Miranchuk e compagni, così come i ragazzi dello Spartak Mosca, lo capiscano. C'è un messaggio che deve arrivare dritto nel volto di chi crede di poter prendere il mondo e giostrarlo a suo piacimento, come fossimo su un'imprevedibile e mortale montagna russa. Isolare la Russia di Putin è un segnale fortissimo da parte del calcio e la decisione da parte di UEFA e FIFA non è arrivata prima perché aspettavano il placet del CIO, delle massime istituzioni sportive mondiali. Ma qui c'è molto di più in gioco che un titolo e un trofeo. E allora sì, non c'è che da approvare questa nuova forte sanzione nei confronti del tiranno.






