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Thuram: "Facile aprire gli occhi ora, ma l'Inter viene da un percorso che dura da anni"TUTTO mercato WEB
© foto di www.imagephotoagency.it
martedì 5 marzo 2024, 16:01Primo piano
di Marco Lavatelli
per Linterista.it

Thuram: "Facile aprire gli occhi ora, ma l'Inter viene da un percorso che dura da anni"

Nell'intervista a GQ in occasione dell'iniziativa Hype speciale Change is Good dedicata ad alcuni temi come diversità, parità di genere, sostenibilità e attenzione alla salute mentale, Marcus Thuram ha affrontato diversi temi. Primo, ovviamente, il pallone: "La cosa più importante per giocare bene a calcio è amare il calcio. Quando ami giocare, ami anche tutta la fatica, gli aspetti meno divertenti di questo sport, ti sforzi sia per te che per il compagno. In questa Inter non c’è nessuno che non ami il calcio, siamo un gruppo di venticinque persone, alle quali devi aggiungere lo staff, che è felice di passare il tempo insieme e di lavorare uno per l’altro. Un gruppo non è un giocatore più un giocatore, è una squadra. Non mi vedo da fuori, ma penso che sia questo che si percepisce anche da spettatore".

Sui cambiamenti dalla scorsa stagione: "Questo gruppo non è nato l’anno scorso. Esiste da tre anni. L’anno scorso ha perso una finale di Champions che avrebbe potuto vincere, hanno vinto trofei e abbiamo intenzione di continuare a farlo. Certo, è facile aprire gli occhi ora, perché sta andando tutto molto bene, ma è un percorso che dura da anni".

Nel nostro campionato di giocatori così non ce ne sono tanti: "Eppure la Serie A è un campionato che mi ha stupito in positivo. Ovviamente lo conoscevo già, ma la preparazione tattica degli avversari è qualcosa di altissimo livello. Ogni squadra, dalla prima all’ultima, entra in campo con un’idea di gioco ben preciso, la conoscenza di ogni calciatore è molto alta".

Thuram è in prima linea in una delle battaglie più importanti: "È normale che le persone chiedano a Marcus Thuram di essere un simbolo per la lotta contro il razzismo, perché ho una voce che può essere più ascoltata di altre. Ne sono cosciente e il tema mi sta molto a cuore. Non credo però che sia un singolo a poter cambiare le cose, è ovviamente un processo collettivo. Anche perché si tratta solo di capire che siamo umani. In molti lo vedono anche come un problema circoscritto: tu prima parlavi di un problema italiano. Io non credo che sia un problema italiano: esiste in Francia, esiste in Spagna, come negli Stati Uniti purtroppo. È un tema universale e quindi credo che sia un processo di cambiamento da abbracciare e attuare tutti insieme, facendo ognuno la sua parte".