Bella l'Inter ma deve vincere gli scontri diretti
Ormai l’Inter la conosciamo bene. Se quella col Bologna fosse stata una delle prime esibizioni di una squadra in mano ad un giovane allenatore in testa alla classifica, contro ogni pronostico, l’euforia sarebbe quasi incontenibile.
La prestazione messa in scena col Bologna però l’abbiamo già vista negli ultimi sei anni. Tante partite fantastiche che hanno determinato la convinzione generale che l’Inter fosse la squadra più forte. Usando termini di paragone che non ammettevano repliche.
Dal secondo anno di Conte in poi l’ossatura, in termini di caratteristiche dei giocatori, è rimasta intatta. Dal primo anno di Inzaghi l’Inter ha dato vita a match scintillanti, da questo primo anno di Chivu sono tornate le prestazioni che rullano l’avversario.
Il fattore positivo è che queste si sono conclamate soprattutto nell’ultimo mese, quando le vittorie più entusiasmanti sono giunte con Como, Atalanta e Bologna, tre formazioni che per motivi diversi rappresentano l’anticamera di uno scontro diretto.
I temi da affrontare ora sono due:
Il primo è un vero paradosso ed è legato allo straordinario numero di palle gol sciupate dalla squadra con l’attacco più prolifico della serie A. Il tema è che per quanto costruisce vediamo grandi parate, pali, un po' di sfortuna ma anche una certa superficialità in qualunque situazione di punteggio.
L’Inter con il Bologna ha creato molto ma è anche in uno stato di forma eccellente. E’ lo stesso problema che ha denunciato anche Conte con il Napoli, al termine della gara con la Lazio. E’ naturale che l’ambiente nerazzurro sia più preoccupato di non riuscire a colmare questa lacuna dopo l’esito della scorsa stagione. Dopo sei anni sembra proprio difficile impedire a Thuram di fare qualche velo in meno, a Barella di pensare troppo alla giocata in area, o Dimarco di essere di provare meno rasoiate e più la bordata. Sono caratteristiche.
E’ molto più importante che la squadra eviti di prendere il solito gol che nasce da disattenzioni e riapre partite già chiuse o crea l’effetto beffa.
Il secondo tema è il grosso problema dello zero in casella negli scontri diretti. Nessuna vittoria negli ultimi due campionati contro Milan, Napoli e Juventus
Ora arriva il Parma al Tardini, otto mesi dopo una sfida che ha contribuito a far perdere lo scudetto a Inzaghi. La partita di domenica a San Siro arriva per entrambe nel momento migliore, dunque quello peggiore perché una delle due prevalga sull’altra.
Il Napoli ha già vinto all’andata con la complicità di un gigantesco errore arbitrale e una squadra che invece di reagire si lasciò sopraffare dalla situazione.
Abbiamo già affrontato il tema della mentalità. Barella, Dimarco, Calhanoglu, Bastoni, Lautaro e Thuram, che rappresentano i giocatori da più tempo in nerazzurro, devono ancora fare il salto di qualità se vogliono vincere davvero il Campionato. Tutte le volte che l’Inter è partita sfavorita (Barcellona, Manchester City, Bayern) la squadra ha tirato fuori prestazioni di altissimo livello. Quando invece ha dovuto dimostrare di essere la più forte ha fallito impietosamente in ogni occasione. Impossibile credere alla sfortuna.
Non basta giocare grandi partite come col Bologna, se poi si falliscono tutte le partite con grandi avversari e quest’anno, come l’anno scorso sta accadendo con preoccupante regolarità.
Per questo è giusto godersi lo spettacolo dell’altra sera ma non farsi più sedurre troppo dalla tentazione di sentirsi davvero i più forti.
Questo campionato ha dei fattori non facilmente perimetrabili. Le tre rivali hanno caratteristiche molto diverse e non si può davvero credere che una sia avvantaggiata sull’altra. Il Napoli oggi gioca un calcio solido, efficace e organizzato. Nell’ultimo mese ha rullato qualunque avversario. Il Milan gioca in modo disarmonico, apparentemente destrutturato, quasi casuale e invece ha interpreti che, a turno, risolvono la partita. Un fatto che accade più facilmente se hai Maignan, Modric, Leao, Saelemakers, Pulisic e Rabiot, anche se la vulgata è identica a quella dell’anno precedente, quando si parlava del miracoloso Napoli che nonostante la rosa ridotta viaggiava a ritmi alti.
L’Inter ha una squadra esperta e brillante ma non ancora rassicurante, un allenatore giovane ma di grande intelligenza. Può vincere soprattutto se riesce a distaccare gli avversari. Se dovesse arrivare quasi a pari punti nelle ultime giornate chi ha più esperienza e molte meno partite giocate (Allegri) o è abituato a i testa a testa (Conte) è evidentemente avvantaggiato.
Inter-Napoli ci dirà se qualcosa sarà cambiato o si dovrà rimandare ancora.






