Calcagno e la proposta di Spalletti: "Gli obblighi non sono mai serviti. Non è tutto da buttare"
Nel corso dell’intervista rilasciata questa sera a TMW, Umberto Calcagno, presidente dell’AIC, ha parlato anche della proposta di Luciano Spalletti. Il tecnico della Juventus, negli ultimi giorni, ha sostenuto l’idea di un calciatore Under 19 italiano in campo per obbligo in Serie A.
Una soluzione che, visti i precedenti poco fortunati, non convince il numero uno dell’assocalciatori: “Le obbligatorietà, a tutti i livelli, non hanno mai portato alla valorizzazione del talento. Giuridicamente, inoltre, sono anche di difficile attuazione”.
Nel corso della chiacchierata, Calcagno ha anche risposto a un’altra proposta, quella legata alla riduzione del numero di club: “Io non partirei dal numero, il concetto è che non abbiamo più bisogno di contrapposizioni. Dobbiamo migliorare in tutti i contesti, a partire da come insegniamo il calcio a bambine e bambini. E poi bisogna migliorare nella ‘rifinitura’: se le nazionali giovanili vincono tanto, ma poi quando arrivano tra i professionisti quegli stessi calciatori non hanno uno sbocco, e non mi so spiegare perché. Le seconde squadre hanno un po’ aiutato, ma per esempio dobbiamo capire perché la Serie A preferisce investire sugli stranieri. Il nostro è un mondo che deve parlarsi di più: oggi abbiamo creato, magari in buona fede, tante contrapposizioni che non hanno più senso di esistere. La Nazionale e la competitività internazionale dei nostri grandi club sono le due gambe più importanti del nostro sistema: non possono non andare d'accordo”.
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