Menu Serie ASerie BSerie CCalcio EsteroCalendariScommessePronostici
Eventi LiveCalciomercato H24MobileNetworkRedazioneContatti
Canali Serie A atalantabolognacagliaricomofiorentinafrosinonegenoainterjuventuslazioleccemilanmonzanapoliparmaromasassuolotorinoudinesevenezia
Canali altre squadre ascoliavellinobaribeneventocasertanacesenahellas veronalatinalivornomonzanocerinapalermoperugiapescarapordenonepotenzaregginasalernitanasampdoriasassuolo
Altri canali mondialimondiale per clubserie bserie cchampions leaguefantacalciopodcaststatistiche
tmw / inter / Serie A
"Ho vissuto grandi gioie e dolorose amarezze". L'addio di Gabriele Gravina alla FIGCTUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 13:03Serie A
di Ivan Cardia
fonte Con la collaborazione, da Roma, di Lorenzo Beccarisi e Marco Campanella

"Ho vissuto grandi gioie e dolorose amarezze". L'addio di Gabriele Gravina alla FIGC

In occasione dell'assemblea elettiva per la presidenza della FIGC, il dimissionario Gabriele Gravina è stato protagonista di un lungo intervento: “Giornata particolarmente importante per il calcio italiano. Oggi mi presento a voi dopo poco più di un anno dall’assemblea in cui mi avete onorato con il vostro consenso e lo faccio per il calcio e per amore di questa istituzione. La scelta di dimettermi è stata convinta e non sofferta, si tratta di dignità e responsabilità. Sono sempre stato un combattente contro chi ha cercato di forzare uscite di persone senza reali motivi, questa volta però il livello di personalizzazione aveva intaccato sempre più il nostro sistema: ho sentito il dovere di uscire per evitare divisioni interne. Oggi siamo qui per rinforzare il percorso di rigenerazione, ho scelto di preservare l’orgoglio per consegnarvi un bilancio doveroso e una visione: le nostre vittorie e sconfitte sono state il frutto unico di un movimento. Ho vissuto momenti di gioia indescrivibili: la notte di Wembley, che ha fatto riscoprire cosa può fare il calcio, ma non solo. Sottolineo i successi delle giovanili, che hanno ottenuto grandi risultati in Europa, così come la crescita del movimento femminile. Sottolineo anche un bilancio sempre in attivo della Federazione, raggiunto grazie a mosse giuste. Consentitemi di cogliere i sorrisi dei protagonisti del nostro calcio, del comitato paralimpico e i premi UEFA in diversi ambiti. La nostra federazione è tutto questo, la nostra reputazione non si può pensare di misurarla nell’esito di calciare bene o male un rigore, ma in altri aspetti: un’organizzazione rispettata che vuole promuovere il calcio. Lo dico per chi pensa che il successo sia misurabile solo con il portare trofei a tutti i costi. Se ci guardiamo intorno, troviamo altri elementi di eccellente reputazione della FIGC, grazie alla professionalità di tutta la famiglia di Via Allegri. Arrivo alle amarezze: le mancate qualificazioni ai Mondiali, ma anche le mancate approvazioni di mosse strategiche come l’indipendenza dell’AIA, il favorire la nuova impiantistica per i nostri club, misure fiscali per investire sui giovani e sul tax credit come successo nel cinema. Spero che chi mi seguirà ne potrà giovare. In più, non dimentico gli attacchi personali. Chi è stato nel calcio vero sa cogliere lo spirito dei successi e sa soffrire una sconfitta, anche la più dolorosa. Ho sempre operato per la tutela del calcio italiano in tutte le sue dimensioni, difendendolo da chi ha chiesto che la FIGC si trasformi in una sorta di ministero. Sul piano sportivo, viviamo un momento delicato: abbiamo sbagliato il tempo delle scelte, abbiamo ritardato quelle di prospettiva. Abbiamo spesso seguito la rigidità delle posizioni, tipica di chi vuole preservare il proprio orticello. Sull’impiantistica stiamo indietro, siamo molto indietro nelle consegne per Euro 2032, un nostro traguardo che, se perso, sarebbe un danno inimmaginabile per tutto il Paese. I nostri vivai ora sono metodo di plusvalenza, invece di una scelta di prospettiva da chi vuole ottenere oggi il risultato. In più, la questione passaporti: un nostro Yamal non avrebbe potuto giocare con noi prima dei 18 anni. Oggi ci sono i Mondiali negli Stati Uniti, Canada e Messico: ci sono 300 calciatori che non sono nati nelle nazioni per cui vestono la maglia della nazionale. Dall’assenza di interventi legislativi tesi a valorizzare il calciatore formato all’indiscriminata eliminazione anche del più ragionevole vincolo sportivo. Ecco, a questo poi si aggiungono le logiche legittime di tanti club che, riconoscendo liberamente la competitività e il beneficio economico-finanziario, hanno decisamente puntato su un prodotto completamente straniero. Le soglie del 70% di impatto di queste dinamiche hanno costruito un tappo sulla naturale osmosi dei giovani verso le prime squadre, hanno inibito progetti di valorizzazione, hanno mortificato la filiera del calcio italiano, dei professionisti e dei dilettanti. Una visione evidentemente distorta dell’interesse nazionale, che è stata avallata da chi magari, solo per solleticare gli umori della piazza, si era schierato a sostegno dell’italianità dei vivai. Ma, pur predicando bene, ha deciso nottetempo, una settimana fa, di sopprimere per legge anche l’unica via di finanziamento destinata alla valorizzazione dei giovani e dei centri federali, eliminando il comma che riconosceva una minima percentuale della mutualità generale a queste finalità. Per inciso, queste risorse sono generate dai club e quindi risorse interne al calcio. In sostanza, non si può affermare: ho finanziato il calcio femminile sulla progettualità femminile e sulla filiera dei vivai, il governo non ha messo un euro. Con questa decisione nemmeno comunicata, forse pensavano di punire la vecchia, forse anche la nuova FIGC. Si sono sbagliati, si sono veramente sbagliati: hanno fatto il male del calcio. Torniamo alle responsabilità di sistema. I numeri spiegano bene il blocco dei nostri giovani, ma non si tratta di percezione: su 284 calciatori, 89 erano italiani, di cui 10 portieri. In sostanza, il bacino reale dei talenti selezionabili per la Nazionale si riduce a meno di 80 calciatori di movimento in tutta la Serie A. I dati sul minutaggio fotografano il sintomo delle scelte fiscali negli ultimi anni e fotografano la questione politica. “Il decreto crescita in vigore dal 2019 garantiva ai club un regime favorevole per acquistare i calciatori dall’estero. Nel 2024, su 654, quasi 200 ne beneficiavano. Con la legge di bilancio 2024 quella legge è stata abolita, eppure la quota di stranieri in campo non è diminuita: è diminuita la qualità dei calciatori perché i club di Serie A non possono competere per acquistare i calciatori più forti. A rendere ancor più difficile da digerire questa situazione è il confronto con alcuni settori come il cinema: mentre al calcio venivano tolte le agevolazioni, il cinema continua a essere appoggiato da tax credit mai visti per il calcio. Ci sono fondi tra 500 e 700 milioni all’anno, regimi agevolati per i lavoratori all’estero, mentre tutto questo per il calcio non c’è. Un tax credit che avevamo proposto nel 2024 e non è mai stato attuato. Non si tratta di sottrarre risorse al cinema, ma di riconoscere che il calcio italiano rappresenta un’infrastruttura sociale che muove 1,4 milioni di operatori e genera un impatto economico senza paragoni nel mondo italiano. Merita gli stessi supporti che sono riconosciuti ad altri settori, chiediamo solo pari opportunità. Dopo tante enunciazioni, adesso aspettiamo i fatti. I problemi del calcio italiano non si risolvono cambiando il presidente FIGC, ma con riforme coraggiose per ristrutturare i campionati, puntare sui giovani e avere componenti che scelgano in primis il bene comune. Lascio a voi e alla vostra responsabilità la declinazione migliore del termine sostenibilità. Il calcio italiano è parte integrante del sistema Paese. Consentitemi di fare un grande in bocca al lupo ai due candidati, sono stati testimonianza di una capacità di stile che contraddistingue due grandi dirigenti dello sport italiano. Sono due amici e non faccio distinzione tra amici e diversamente amici (applauso della platea, ndr). Lascio il calcio senza essermi mai tirato indietro e faccio un ultimo accorato invito: prendetevi cura del calcio e siate felici nel farlo. Viva il calcio, viva l’Italia”.