Kai Havertz, l'uomo delle finali di Champions League. Questa volta non decisa da lui
“Scenderemo in campo e batteremo il Paris Saint Germain. Quindi, diamoci dentro". Le parole di Kai Havertz prima della finale di Champions League non si sono rivelate profetiche. Forse ci ha pensato dopo sei minuti, quando Marquinhos ha colpito Trossard con il rinvio, mandandolo in porta per battere Safonov da distanza ravvicinata e sul suo palo. Uno a zero, come cinque anni prima con il Chelsea.
Una storia simile. Perché i Blues erano certamente gli sfavoriti conto i connazionali del Manchester City. Eppure la bravura sta nei dettagli, con Thomas Tuchel capace di vincere una Champions che, di fatto, poteva togliere il sonno a un PSG che poi ne vincerà due di fila, sì, ma nel 2025 e nel 2026, con l'arrivo di Luis Enrique. Qui l'Arsenal era sfavorito, appunto, ma capace di difendere come un'italiana e portarsi in vantaggio poteva essere letale. Lo è stato, fino all'intervento di Mosquera su Kvara che ha cambiato il volto alla finale.
Quindi Havertz non è stato un buon messaggero, anzi. Ora però c'è il Mondiale, con la Germania che si presenta da underdog e non certo come una delle primissime favorite. Quelle sono Spagna, Francia e Argentina, poi Inghilterra, Brasile e Portogallo. Nel terzo lotto c'è la squadra tedesca, in mezzo a una rivoluzione con Nageslmann. Oggi Kai Havertz compie 27 anni.
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