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Marotta dice no al Barça per Lautaro, Di Vaio apre all’Atalanta per Rowe?TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
Oggi alle 07:23Serie A
di Leonardo Nevischi

Marotta dice no al Barça per Lautaro, Di Vaio apre all’Atalanta per Rowe?

Ci sono dichiarazioni che, prese singolarmente, possono sembrare semplicemente parole di circostanza. E poi ci sono dichiarazioni che, messe una accanto all’altra, raccontano due filosofie completamente diverse. È il caso di quelle pronunciate da Giuseppe Marotta e Marco Di Vaio a pochi minuti dalle rispettive partite di campionato. Prima di Inter-Monza, prima giornata di Serie A, al presidente dell’Inter è stato chiesto dell’interesse del Barcellona per Lautaro Martinez. La risposta di Marotta non ha lasciato spazio a interpretazioni: “Lautaro è il nostro capitano, rappresenta la storia attuale dell’Inter. Non ci sono assolutamente le condizioni perché debba lasciare l’Inter, non vogliamo rinunciare a lui in tutti i modi e per qualsiasi cosa, non se ne deve neanche parlare”. Quarantotto ore dopo, alla vigilia di Bologna-Lazio, a Marco Di Vaio è stato invece chiesto dell’interessamento dell’Atalanta per Jonathan Rowe. Il direttore sportivo rossoblù ha risposto così: “È un giocatore importante per noi, che ha fatto vedere le sue qualità nella seconda parte della stagione. A sei giorni dalla fine del mercato è complicato perché per noi la parte tecnica è fondamentale per dare all’allenatore una squadra competitiva. A sei giorni dalla fine del mercato sono operazioni molto difficili da portare avanti. Noi pensiamo al bene della squadra e vogliamo tenerla competitiva per questo campionato che sarà difficile”. Le due risposte hanno un punto in comune: entrambi i dirigenti sottolineano l’importanza del giocatore per la propria squadra. Ma è tutto ciò che viene dopo a fare la differenza.

Marotta: Lautaro non si tocca

Marotta non ha parlato di difficoltà di mercato, di tempi stretti o di eventuali sostituti. Ha semplicemente chiuso la porta. Lautaro è il capitano, è parte della storia recente dell’Inter, è un giocatore sul quale il club non intende rinunciare. Punto. Non ci sono condizioni, non se ne deve nemmeno parlare. È una presa di posizione netta, quasi politica: l’Inter non considera Lautaro un giocatore sul mercato. È il modo in cui una società comunica che una determinata cessione non rientra nei propri piani, indipendentemente dall’offerta, dal momento della stagione o dalla possibilità di trovare un sostituto.

Di Vaio: Rowe è importante, ma il problema è il timing

Le parole di Di Vaio hanno invece lasciato una porta molto più aperta. Anche il direttore sportivo del Bologna ha definito Rowe un giocatore importante, ma la motivazione principale per cui una sua eventuale partenza sarebbe complicata sembra essere soprattutto temporale. Mancano sei giorni alla fine del mercato: trovare un sostituto all’altezza sarebbe difficile. La squadra deve rimanere competitiva. Ed è proprio qui che emerge la discrepanza. Perché se Rowe è davvero un giocatore considerato centrale nel progetto tecnico del Bologna, perché parlare soprattutto della difficoltà di sostituirlo a pochi giorni dalla chiusura del mercato? Perché non dire, semplicemente, che il giocatore non è in vendita e che la società non ha intenzione di privarsene? La differenza è sottile, ma sostanziale. Nel caso di Lautaro, il messaggio è stato: non parte. Nel caso di Rowe, il messaggio è sembrato più vicino a: sarebbe difficile farlo partire adesso. E non è la stessa cosa. A rendere tutto ancora più interessante è ciò che sta emergendo sul mercato. Rowe ha già dato il suo gradimento all’Atalanta e i due club non sono ancora arrivati alle battute finali dell’operazione, ma presto la trattativa potrebbe entrare nel vivo. Sul tavolo ci sarebbe un’operazione da circa 40 milioni di euro, con i bergamaschi chiamati eventualmente ad alzare ulteriormente la propria offerta. Nel frattempo, il Bologna avrebbe già iniziato a guardarsi intorno alla ricerca di un possibile sostituto. Ed è proprio questo il dettaglio che rischia di cambiare la lettura delle dichiarazioni di Di Vaio. Perché se davvero il club sta preparando il terreno per una sostituzione, allora la questione non è più soltanto quella dei sei giorni che mancano alla fine del mercato. Significa che l’ipotesi di una partenza di Rowe viene concretamente presa in considerazione. Nulla di necessariamente scandaloso: davanti a un’offerta da circa 40 milioni, il Bologna può valutare la cessione di un giocatore arrivato appena pochi mesi fa. Il problema, semmai, è la coerenza del messaggio.

Dopo Castro e Lucumì, un’altra cessione pesante?

Per il Bologna sarebbe comunque un colpo durissimo. Perché Rowe arriverebbe al termine di un’estate nella quale il club ha già salutato Santiago Castro e Jhon Lucumì, mentre non è riuscito a trovare l’accordo per il rinnovo di Remo Freuler. Non si tratta soltanto di quattro nomi. Si tratta di giocatori che, per ragioni diverse, hanno rappresentato una parte importante della struttura della squadra nelle ultime stagioni. E soprattutto, Rowe rappresenterebbe l’ennesima uscita pesante proprio nel momento in cui il Bologna dovrebbe dare forma alla squadra di Tedesco. Il mercato può naturalmente cambiare una squadra. Può migliorarla, può finanziarne la crescita, può creare nuove opportunità. Ma deve esserci una direzione riconoscibile. E oggi, guardando al Bologna, la sensazione è che questa direzione sia ancora difficile da individuare. Ed è qui che la questione diventa più ampia della possibile cessione di Rowe. Perché continuare a ripetere che l’obiettivo è tornare in Europa rischia di non essere più sufficiente. Non dopo aver perso giocatori importanti e non se, a pochi giorni dalla fine del mercato, dovesse arrivare anche la cessione di Rowe. Il Bologna oggi, semplicemente, non sembra una squadra da Europa. Non significa che non possa diventarlo. Significa che, allo stato attuale, servirebbero ancora diverse operazioni per rendere credibile quell’obiettivo. E se Rowe dovesse partire, il primo passo dovrebbe essere proprio quello di riconoscere la nuova realtà. Perché se Marotta, davanti a un interesse per il suo capitano, dice che “non se ne deve neanche parlare”, mentre il Bologna sembra prepararsi a sostituire Rowe ancor prima di averlo eventualmente ceduto, allora il tema non è soltanto il valore dei due giocatori o dei due club. E dopo un’estate di cessioni importanti, il Bologna avrebbe bisogno soprattutto di questo: chiarezza. Non promettere l’Europa a prescindere. Ma spiegare quale sia davvero il progetto, quali siano le ambizioni e soprattutto quale identità si voglia ricostruire.

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