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Vieri a 360° al Festival di Trento: "L'Inter, la Lazio, i Mondiali e la linguaccia a Moreno"

autore
Daniele Najjar
Oggi alle 15:13Serie A
autore Daniele Najjar
02.10.2026 15:13Serie A
A Trento è in corso il Festival dello Sport, edizione 2026. Nel corso del panel "Air Bobo" - tenutosi al Teatro Sociale della città - ha parlato l'ex attaccante di Inter, Juventus, Milan e Lazio, Christian Vieri, intervistato dal giornalista Andrea Elefante. Ecco di seguito le sue dichiarazioni raccolte da TuttoMercatoWeb.com. L'infanzia a Sydney: sei rimasto in Australia 10 anni. "L'Australia è spettacolare, sono stato anche ad agosto a Perth e sono devastante a giocare a cricket". Poi vai in Italia per giocare a calcio, dove ti aspetta tuo nonno. Tuo papà Bob, cosa ti dice? "Mi dice: la vita è tua, fai quello che vuoi. Mia madre un po' meno contenta. Mi aspettava nonno Vieri. Lui è stato il primo a credere in me. Contro il Santa Lucia feci la prima partita. E disse a mia zia: deve restare qua perché diventerà un grande centravanti. Mi disse: 'Ad ogni gol che fai ti do 5mila lire. Alla prima partita faccio 4 gol. Alla seconda partita ero già a 35mila lire. E lui torna da me: 'Senti, facciamo che ti do mille lire a gol, dai' (ride, n.d.r.)". Cos'era per te il calcio italiano? "Il Mondiale dell''82 e Paolo Rossi che urlava. Avevo due sogni nella valigia di cartone: giocare in Serie A e giocare n Nazionale". Moggi e la cessione a Madrid. "Ha rischiato lì Luciano eh! I 24 gol a Madrid e il gol dalla linea di fondo? A me piace il rischio, qualche tiro è finito in tribuna. Se non ci provi non lo farai mai. Mi sono divertito molto a Madrid, si mangia bene, si dorme poco (ride, n.d.r.). E ho segnato tanto. Le prime partite avevo sbagliato tanti gol e mi massacravano, ma io stavo zitto, per quello mi soprannominarono 'Il muto'. Non ho parlato con i giornalisti spagnoli per tutto l'anno, ero contro di loro". Mondiale di Francia '98, fai 5 gol al primo tentativo. E il tuo amico Di Biagio sbaglia il rigore. "Il rigore ci sta di sbagliarlo. Li sbaglia chi non li tira. È una lotteria amara. Fa parte del gioco. Ci rimani male. Quella finale lì sarebbe arrivata nel giorno del mio compleanno. Invece usciamo e la Francia vince il Mondiale". Il miglior Bobo è quello di quel Mondiale e della Lazio o quello dell'Inter? Quando ti sentivi più forte? "Io mi sento sempre forte. La gente non mi conosce e pensa che andassi fuori tutte le sere, ma non era così. Io mi allenavo tanto perché avevo capito che più mi allenavo e meglio stavo. Ero malato per il gol, come Del Piero, Inzaghi, Totti, eravamo tutti degli esauriti, dovevamo fare tutti gol ogni domenica, per forza. Io sapevo che potevo fare gol in ogni momento". Un volta sei uscito dalla Pinetina, ma ti sei ricordato di aver scordato di fare un esercizio e sei tornato dentro? "Se sbagliavo tutti i gol del mondo mi arrabbiavo, ma restavo tranquillo. Questo perché io avevo un mio programma per la settimana: se lo completavo tutto allora potevo stare tranquillo con la mia coscienza. Di più sapevo che non avrei potuto fare. Se mi dimenticavo di fare il numero di addominali previsti dopo aver fatto la doccia mi rivestivo, facevo gli addominali e poi potevo andare via". A che ora arrivavi? "Se l'allenamento era alle 10.30, arrivavo alle 8.30". Cosa ti ha detto Cragnotti dopo aver pagato quella cifra per portarti alla Lazio? "Che dovevamo vincere qualcosa. E infatti abbiamo vinto. Lì mi sono fatto subito male al ginocchio in Coppa Italia, a Cosenza. Sto fuori tre mesi e mezzo, riprendo a giocare davvero a gennaio. Perdiamo lo scudetto l'ultima giornata a Firenze, vinciamo una Coppa delle Coppe con mio gol. Era una squadra forte, davvero forte. Nesta, Mihajlovic, Nedved, Stankovic, Conceicao, Salas, Almeyda, gente di personalità. Squadra spettacolare, vincevamo delle partite senza proprio fare fatica. Eriksson era carinissimo, purtroppo non è più con noi, sapeva gestire tutti alla perfezione". Perché hai detto che Roberto Mancini era cotto, allora? "Era spappolato, gli dissi: 'Ma come, hai fatto fare gol a tutti quanti in carriera...'. Però rimaneva fortissimo e la palla la metteva dove voleva". Arriva l'Inter con 90 miliardi. Dispiaciuto per Cragnotti? "Un po' sì, ma io volevo giocare con Ronaldo. Mi chiama Lippi, io vedo il numero e rispondo solo: 'Arrivo'. E lui: 'Ok, ciao'. Volevo San Siro e Ronaldo". Non ti pesarono quei 90 miliardi? "Io non ragionavo (ride, n.d.r.). Un pesetto ce l'avevo, ma con voi giornalisti che eravate cattivissimi. Oggi c'è Instagram, se uno ti scrive qualcosa posso reagire. A quei tempi no: se uno scriveva qualcosa come facevi a smentire? Allora alla prima in casa contro il Verona mi sono detto: in quella partita devo fare gol. Ne ho fatti 3, sono stato fortunato. Ho fatto tutta la preparazione pensando a quella partita, dopo il primo gol ero diventato leggerissimo". La cosa che ti ha fatto più male è stata aver giocato così poco con Ronaldo? Cosa vi dicevate in spogliatoio? "Sì, io e lui potevamo fare qualsiasi cosa. Lui si ruppe il tendine ed ebbe questo problema gravissimo per cui alla fine ne ebbe per 2 anni. Io e lui ci ridevamo su, cosa potevi fare? Io al massimo stavo fuori un mese o due, lui due anni. Un disastro". Arriva il 5 maggio e Ronaldo se ne va. "Quello ha fatto male: oltre ad aver perso lo scudetto all'ultima giornata e dopo essere andati in vantaggio due volte, pure lui che se ne va. Brucia. Anche per i tifosi, la famiglia Moratti, volevamo tutti vincere questo scudetto. Ci sta vincere o perdere, ma all'ultima giornata, fa male. C'era tutto per vincere, lo stadio era nerazzurro". Fatto sta che diventi il Re di San Siro, con la corona che ti regala Materazzi. Non te l'aspettavi? "No, non me l'aspettavo, sapevo che era il 100esimo gol, ma non sapevo della corona. Se mi sentivo il Re? No, mi sentivo forte, avevo fiducia e fame di gol e di vittorie". La foto in cui fai la linguaccia a Moreno: cosa gli hai detto? "Cose diverse... Io con me stesso sono molto, molto esigente e duro. Non cerco scuse con Moreno, io dico che noi dovevamo batterli lo stesso, io dovevo fare gol all'ultimo minuto in cui ho sbagliato colpendo di stinco. Non è stato un arbitraggio buono, ok, è stato sicuramente negativo, forse anche di più. Ma nonostante tutto eravamo talmente forti che dovevamo vincere comunque. Dovevamo fare di più. Dare colpa a lui mi sembra una via d'uscita troppo facile. I miei amici mi dicono: 'Perché non gli hai spaccato la faccia?'. Ma cosa devi fare quando trovi un arbitro così?". Ma si può dire che fosse stato un arbitraggio più sospetto che scarso? "Sì, certamente, ma poi guardo la rosa e dico: dovevamo fare di più. Poi aggiungo: dopo anni leggo la notizia che è stato arrestato perché trasportava droga, quindi (ride, n.d.r.). È la vita". Quella rosa era forte. "Chi c'è meglio di Buffon in porta? Nessuno. Poi in difesa: Maldini, Cannavaro e Nesta, nessuno più forte di loro al mondo. Per fare gol a noi bisogna essere forte. Poi in mezzo Gattuso, Di Biagio, Tommasi, Cristiano Zanetti. Giocatori forti e solidi. E davanti? Del Piero, Totti, il pazzoide Inzaghi, mister bresaola. Forti, no? Poi Montella. Nel '98 c'era anche Baggio. Cos'è mancato? Un po' di fortuna. Nel '98 abbiamo perso ai rigori. Se ti vanno bene due cose vinci". Niente Mondiale 2006 per te. Quando vedi giocare il PSG pensi ancora a quella partita ed all'infortunio? "Ormai mi è passata. Anzi, passata no dai, ma è la vita. Ero andato al Monaco per andare al Mondiale, Lippi mi aveva detto che se avessi giocato sarebbe stato meglio nell'ottica del Mondiale. Mi faccio male in un contrasto, ti girano i coglioni, ma che devi fare?". Ti chiamavano "Il muto", a Madrid. Oggi parli tanto, per scelta: perché? "Mi diverto. Parlo, racconto. Mi diverto sui social. La gente mi dice: 'Ora sei simpatico, prima no'. Ma io sono sempre stato questo, solo che prima non si vedeva pubblicamente. Racconto quello che faccio durante la giornata. Prendo tutto in maniera positiva, leggera. Devo divertirmi e ridere: se devo stare ad un funerale, allora sto a casa. Anche a Dazn è stato così. Sono così sempre. Di Biagio fa le stesse battute da 35 anni, ma ridiamo sempre lo stesso! Lo spogliatoio è così: prendere in giro tutti quanti dalla mattina alla sera. Mia moglie mi dice: Pirlo sembra un comico. Eppure da fuori non sembra, quando lo vedo gli faccio il mimo". Perché hai preso il patentino da allenatore, ma senza poi fare l'allenatore? "Ho preso il patentino Uefa e Uefa B, mi mancava il master. Ho avuto due bambine, 6 e 7 anni fa. Voglio portarle a scuola tutte le mattine a stare con loro tutto il giorno. E da quando ci sono loro piango sempre. Fare l'allenatore è molto, molto difficile. Un mestiere a perdere, secondo me. Non guardate i milioni che prendono. Se si vince è merito del presidente, dei giocatori. Se perdi è colpa tua e non ti vuole neanche tua moglie a casa. Devi stare tutto il giorno al campo, capire 24 teste, parlare con il presidente, i giornalisti. Poi sei sempre in giro, non sei mai a casa: io ho scelto di stare a casa con la mia bambina". Per cosa ti prendono in giro le tue figlie? "Una mi chama 'Bobogol', l'altra 'panzone'. Sono tre mesi che mi chiedono di andare a vedere Yamal. Vogliono conoscerlo". Per cosa prometteresti oggi alle tue figlie 5mila lire come fece tuo nonno? "Fare il genitore è difficile, l'importante è che siano felici. Oggi hanno lezione di pianoforte. Fanno atletica, padel, compleanni tutti i giorni. Magari a 40 minuti da Milano, nel traffico. Alla sera mangio alle 19.30 e vado a letto". Inzaghi e i Plasmon. "Riso in bianco, bresaola e i "Plasmon" (biscotti, n.d.r.). La Nazionale non poteva partire se non c'erano i plasmon. Una mattina stavamo tardando una trasferta perché non c'era uno scatolone di Plasmon per Inzaghi. Una volta eravamo al bar e sento che ordina: 'Due the caldi per favore". Io lo guardo mi preoccupo. Poi lo vedo che dalla tasca tira fuori i Plasmon: 'Ma basta Pippo, come fai a giocare dopo?'".

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