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Inter, Chivu: "Debuttai il giorno dopo la morte di mio padre, era una promessa"

autore
Alessandra Stefanelli
Oggi alle 12:53Serie A
autore Alessandra Stefanelli
03.10.2026 12:53Serie A
"Sentivo il peso di essere l'unico maschio della famiglia, sentivo il peso di prendermi cura di mia sorella, di mia madre", ha aggiunto
www.imagephotoagency.it
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L'allenatore dell'Inter Cristian Chivu si racconta a FUTNET attraverso le tappe più significative della sua vita e della sua carriera. Dalla Reșița degli inizi alla fascia dell'Ajax, dalla promessa fatta al padre Mircea al Triplete conquistato con l'Inter, fino all'impegno di oggi per sostenere i giovani che sognano di emergere nel calcio. Chivu entra inoltre nell'Honor Wall di FUTNET, sponsorizzando 200 valutazioni, 100 destinate a giocatori italiani e altre 100 a giocatori romeni.

La promessa al padre

Nel 1998, a soli diciassette anni, Chivu perde il padre Mircea. Il giorno successivo torna in campo: un episodio che segnerà profondamente il suo percorso personale prima ancora che quello professionale. "È una promessa fatta a mio padre, è una promessa fatta a me stesso", racconta Chivu. "Sentivo il peso di essere l'unico maschio della famiglia, sentivo il peso di prendermi cura di mia sorella, di mia madre. Ho cercato di fare di tutto per non deludere quelle che erano le aspettative su di me, ma soprattutto quello che aspettavo io da me stesso". Il padre aveva avuto un ruolo importante nella sua formazione, anche attraverso un approccio particolarmente severo rispetto agli altri ragazzi. Tra gli insegnamenti impartiti, anche quello dell'indipendenza: dopo gli allenamenti lo lasciava tornare a casa in tram, nonostante avesse a disposizione un'automobile. "Era il suo modo di darmi dei valori. Ho imparato a cavarmela da solo. A una certa età ti dà una botta, un'iniezione di fiducia e di autostima che ti completano nel processo di maturità che un adolescente deve superare".

La fascia dell'Ajax

La carriera di Chivu prosegue poi all'Ajax, dove ancora giovanissimo riesce a conquistare un ruolo di grande responsabilità diventando il più giovane capitano nella storia del club. "Fare il capitano dell'Ajax è un onore, a prescindere dall'età. Cambia l'autostima, cambia un sacco di cose. Non sei un portatore di fascia: se ci metti un po' di intelligenza emozionale, il livello di autostima aumenta di un bel po'".

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