Separazioni a costo zero: la nuova direzione di una vecchia Juventus
C'era una volta la Juventus che decideva tempi e modi, che veniva rincorsa e non rincorreva, che rappresentava il punto di arrivo e permanenza dei giocatori. Una Juventus che sventolava alto il suo appeal nelle trattative e gestione di calciatori. Un trend cambiato con il tempo, un po' perché a cambiare sono stati i tempi e un po' perché sono cambiati gli uomini stessi della dirigenza juventina a perpetuarne la forza contrattuale in ogni trattativa. Come quando un certo Boniperti, davanti alle richieste di rinnovo al rialzo di giocatori come Rossi, Tardelli e Gentile rispondeva mettendo i giocatori fuori rosa, facendogli saltare amichevoli e proponendogli un contratto ritoccato verso il basso da firmare senza appello. O come quando, ai tempi di Luciano Moggi, chi andava a bussare a denari sentiva il rumore del cassetto del dg che si apriva e dal quale tirava fuori una lista di squadre pronte ad acquistarli.
I tempi in cui "tutti importanti, nessuno indispensabile" sono tornati con Maurizio Arrivabene. Questa è la nuova\vecchia filosofia bianconera, che esce dal cassetto dei ricordi e torna a dettare le regole di casa Agnelli. Prendere o lasciare, senza guardare in faccia al calciatore ma facendo venire fuori l'uomo. Rimettendo, soprattutto, la società al centro del villaggio, la maglia prima di tutto, per ricreare e restituire alla Juventus quel ruolo prioritario che nessuno può calpestare. Tradotto: da questo momento in avanti il club, spinto dall'uragano Arrivabene, ha lanciato un segnale: inutile che un giocatore, per quanto importante, per quanto forte, per quanto amato dalla tifoseria, arrivi a scadenza credendo di avere una corsia preferenziale nel rinnovo perché contrattualmente tiene in scacco la società, da questo momento (come nel passato storico e glorioso della vera Juventus) chi vuole arrivare o restare accetta le condizioni che gli vengono dettate, ci si può venire incontro ma non stravolgere l'offerta con richieste fuori portata, e chi non è d'accordo può uscire dalla porta. Con o senza vendita del cartellino.
Per ritrovarsi a volte bisogna guardarsi indietro e ricordarsi da dove si viene, cosa si rappresenta, qual è il valore della storia che ci accompagna da sempre, poi vedere gli errori commessi, metterci mano, e correggerli tornando all'origine. Non è un caso se questo discorso la Juventus lo sta facendo all'alba del centenario della proprietà Agnelli, non è un caso che sia stato scelto questo momento per guardarsi allo specchio, riconoscersi e tornare a dettare le regole a casa propria.


