Spalletti non è solo un tecnico: leader della Juve anche fuori dal campo
La Juve ora è di Spalletti. Le ultime due gare certificano il salto di qualità enorme della squadra. Intanto non subisce più le partite, le aggredisce. Non è più timida, ma ha più un atteggiamento stile “andiamo a comandare”. Si è visto con il Lecce, ne abbiamo avuto conferma in casa del Sassuolo. Il possesso palla non è sterile, ma finalizzato a creare occasioni da gol. A Reggio Emilia, oltre alle 3 reti, 17 tiri, di cui 10 nella porta avversaria, 2.57 i gol attesi. Una vera sterzata in chiave offensiva, senza però dimenticare di difendere. E con il ritorno di Bremer è tutto più semplice, anche se ogni idea di azione emiliana è stata soffocata sul nascere, grazie ad una riaggressione feroce. Questo è un altro tassello importante, per certi versi una novità, rispetto al processo di crescita della banda Spalletti. La svolta è avvenuta ad ogni livello. Intanto tattico con passaggio al 4-2-3-1, ma guai a definire i moduli con i numeri. Per Lucio contano gli spazi giusti da occupare, in quello che lui stesso definisce disordine intelligente, di cui McKennie è l'emblema, ma in questo ambito sta dimostrando la sua abilità anche Miretti, tanto per il nome di chi è stato il migliore nella trasferta emiliana. Insomma, i ragazzi seguono le indicazioni dell'allenatore e affrontano le partire consapevoli dei propri mezzi. Si chiama crescita mentale. L'imperativo è continuare. Il nemico emotivo è sempre dietro l'angolo, ma l'impressione è che siano in soffitta i blackout di qualche tempo fa.
Spalletti dunque è il vero leader della Juve, in piena empatia con i suoi giocatori. Dopo il gol al Sassuolo, emblematico l'abbraccio collettivo a David, cui aveva dato fiducia, malgrado l'orrendo rigore sbagliato contro il Lecce. “Mi sono aggiunto anch'io perché mi sento uno di loro”. Lucio poi ha spiegato la vicinanza al canadese durante la settimana, lo scudo dei compagni, di fronte alle offese ricevute e non solo riguardanti la sfera calcistica. La squadra c'è, il gruppo anche. Sono due elementi fondamentali per continuare a crescere. Come la comunicazione dello stesso tecnico. Pronto a disinnescare qualsiasi miccia, di fronte a domande spesso (giustamente) scomode. Spalletti è pienamente dentro il progetto Juve e il suo ruolo va oltre quello del semplice allenatore. Sconfina nella gestione mentale dei suoi, sgridandoli durante le gare, ma difendendoli dagli attacchi esterni. Così acquisisce la loro stima. L'allenatore toscano è consapevole del mondo in cui è sbarcato. Grande pressione, responsabilità, ma anche l'occasione per dimostrare di essere ancora un top allenatore. Eppure non tutti i tifosi della Juve erano convinti di questa scelta, salvo poi fare marcia indietro di fronte ai risultati. Questa volta la società ha scelto l'uomo giusto, al posto e nel momento giusti.






