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“Baciamo la maglia”… gesto nobile e romantico, non le maglie!TUTTOmercatoWEB
La maglietta di le roi Michel
domenica 17 aprile 2022, 00:01Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

“Baciamo la maglia”… gesto nobile e romantico, non le maglie!

La giostra delle magliette… un Carnevale infinito e senza senso…o forse un senso ci sta! Nel mondo d’oggi è sempre lo stesso: l’argent!

È la domenica di Pasqua. Quale miglior occasione per un editoriale un po’ fuori dal coro, senza calciomercato, senza algoritmi e proiezioni scudetto (ormai del tutto inutili per noi… al diavolo la matematica!), senza ricordare che il Villareal è semifinalista in Champions, senza commentare ridicoli ricorsi su richieste di 3 a 0 a tavolino, senza narrare le fantasiose gesta delle plusvalenze, senza parlare di arbitri incompetenti, corti musi e marelliane sentenziucole, tacendo sul surrealismo cinematografico del VAR e dei varisti suoi inesperti discepoli. Intanto… i “bianconeri” hanno pareggiato con il Bologna, in un finale rocambolesco, ridicolo e triste. Quest'anno va così...Che questo campionato termini presto, con il contentino del quarto posto (salvo altri pareggi…la Roma è lì!) e con tanto lavoro da svolgere per il futuro!

Bene. Almeno a Pasqua niente di tutto questo, ma un editoriale che vuole far risaltare i valori della tradizione, non dimenticando mai che il calcio fa parte della nostra storia. Sono convinto che se si proponesse a tutti gli uomini di fare una scelta fra le varie tradizioni e li si invitasse a scegliersi le più belle, ciascuno, dopo opportuna riflessione, preferirebbe quelle del suo paese: tanto a ciascuno sembrano di gran lunga migliori le proprie costumanze. A tutti, tranne a coloro che stravolgono, cambiano, modificano, violentano le casacche delle squadre di calcio. Il fastidio è già tanto quando quelle degli avversari non sono le canoniche divise, bensì appropriate al periodo carnascialesco; diventa tortura quando è il bianconero ad essere ferito a morte.

Il colore è rito, ostentazione fisica di coraggio, spirito di corpo: il colore ci dice che non siamo soli, c’è come un’anima collettiva che ci sostiene e ci identifica come un unico corpo in un sol vestito, e quando ci sentiamo sperduti nella mischia, l’occhio va verso quel bianconero, il colore per il quale si sta combattendo per vincere la partita.

I colori sociali di un club di calcio hanno sede proprio nella casacca, la prima cosa a notarsi sul campo o in televisione. Sul divano di casa dinanzi al proprio schermo gigante, sempre quando le immagini non vengono sostituite da un simpatico cerchietto che indica di avere un po’ di pazienza, nonostante il pagamento dell’abbonamento alla pay tv di turno. E quel cerchietto il più delle volte è bersaglio di noccioline. Ma torniamo a noi…

La casacca, nel tempo, è divenuta una sorta di moderna livrea che risponde alla stessa logica di riconoscimento e di appartenenza, prendendo il posto e la funzione della sopravveste dei cavalieri e magari anche della gualdrappa del loro destriero.

Fin qua tutto molto interessante…

È vero pure che il bianconero, sostituendo il rosa e il cravattino nero, nacque nel 1903 per caso, per un meraviglioso errore divenuto leggenda. Le magliette dovevano essere fatte come quelle del Nottingham Forest, cioè rosse, e non bianconere come quelle dell’altra squadra della città, il Notts County.

Ma perché la Juventus ieri sera è scesa in campo contro il Bologna vestita d’Arlecchino? E perché necessita addirittura di una quarta maglia? Di quesiti in verità ne avrei ancora uno: perché la “prima maglia”, quella ufficiale, del prossimo anno non avrà le strisce nere palate, bensì scolorite sul grigio non continue, ma formate da bande con tanti triangolini a mo’ di pigiamone ospedaliero, di quelli brutti però, che quando te lo regalano fai un sorrisino e poi lo riponi senza avere più il coraggio di aprire la confezione?

Ma come, ci viene da dire, la casacca, proprio lei, elemento identitario così decisivo nel calcio, che i luoghi comuni dell’attaccamento alla maglia e ai colori sociali sono sinonimi, viene schiaffeggiata?

Cari amici Lettori, non fatevi impressionare da tutti questi punti interrogativi, la risposta la conosciamo molto bene, purtroppo, lo scrivente e tutti Voi. Pubblicità, soldi, marketing. Tre parole che nulla hanno a che fare con il romantico “baciamaglia” del calciatore innamorato della propria squadra e dei propri colori. Oggi uno stesso giocatore si trova intrinsecamente ad essere un amante traditore senza saperlo, baciando il bianconero, poi il variopinto, poi credendo di stringere la propria morosa dagli occhi azzurri, ne bacia un’altra dai tratti orientali.

La maglia deve essere una, quella storica, quella che ci riporta alle origini e che ci fa godere di essere juventini abbagliandoci con quel bianconero più luccicante di qualsiasi arcobaleno! Sia concessa l’alternativa da trasferta, per non confonderla con quella avversaria e per dare a quest’ultima cavallerescamente la scelta della prima maglia. La seconda, sempre la tradizione vuole, che sia con i colori cittadini: il giallo e il blu sono i colori di Torino, possibilmente non gettati alla sans façon in insignificanti figure geometriche.

Lungi da me dall’esser contro le “seconde” maglie; trofei epici sono stati vinti indossando proprio la maglia da trasferta, colorata con stile, buon senso e tradizione. La prima Coppa Uefa vinta dalla Juventus nel 1977, la alzarono a Bilbao gli uomini del Trap vestiti con un blu notte, e la Coppa delle Coppe a Basilea nel 1984 contro il Porto, con una casacca gialla ed eleganti pantaloncini blu, per non parlare della Champions del 1996 contro l’Ajax a Roma, in blu e stelle gialle. 

I contabili della società non abbiano timore del romantico passato e della memoria ultrasecolare: lasciassero sulle magliette il bianco e il nero classico, semmai rinnovandole ogni anno, aggiungendo un piccolo stemma o un fregio a indicare soltanto l’annata, rendendole comunque uniche. Andranno a ruba ugualmente, tranquilli. Una è già prenotata. Eh… e poi ci si lamenta che non ci sono più le bandiere... si cominciasse a ripristinare la tradizione e vedrete che le bandiere avranno un motivo in più per non abbandonare la loro storia e baciare il loro unico grande amore.

Che la colomba della PACE porti tanta serenità nei cuori di tutti, affinché il mondo comprenda che la vita è un dono, il più grande di tutti, e non va violato da ciò che vita non è, la guerra.

Buona Pasqua miei carissimi amici Lettori, augurando che il bene arrivi davvero presto anche alla Juventus, a cominciare da mercoledi prossimo contro la Fiorentina, semmai vincendo con una maglietta da Juventus.

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