Eroici nella prestazione, ripetitivi negli errori
La Juventus saluta la Champions League e per la terza volta consecutiva lo fa dopo la prima fase della competizione. È ormai da troppo tempo che i bianconeri non accedono agli ottavi di finale, a conferma del depauperamento progressivo della rosa. Cambiano i ds, gli allenatori, ma la Juve ora rimane in Europa sempre col cerino in mano. Certo, questa eliminazione per mano del Galatasaray fa più male delle altre, se non altro per come sono andate le cose nel doppio impegno.
La gara di ritorno ha sostanzialmente confermato che i turchi fossero avversario assolutamente alla portata della Vecchia Signora. All’andata, forse, tenendo un atteggiamento più equilibrato dopo l’espulsione di Cabal, avrebbe consentito di limitare il passivo e affrontare la gara di ritorno con meno assilli. Nonostante ciò, la preparazione e l’interpretazione della gara dell’Allianz Stadium è stata perfetta. Subito ritmi altissimi da parte della Juventus, che nella prima mezzora corre letteralmente al doppio della velocità del Galatasaray.
Il gol arriva solo su rigore, ma Spalletti può recriminare per almeno tre occasioni ghiotte da gol, dal colpo di testa di Gatti a quello di Koopmeiners, passando per il pasticcio (non il primo in stagione) di David. Nella ripresa arriva l’espulsione sconcertante (a termine di regolamento) di Kelly, che dopo il giallo del primo tempo si prende un rosso diretto dopo on field review, mentre Torreira, che randella dal 1’ al 120’ finisce la gara senza cartellini. Nonostante l’uomo in meno, l’interpretazione della gara da parte della Juve è eroica: i gol di Gatti e McKennie non arrivano di certo per caso.
Contestualmente, però, ci sono ancora dei gol sbagliati o comunque occasioni ghiotte da gol nell’ordine con Yildz, Thuram e Zhegrova. Soprattutto le ultime due (il francese finisce la partita addirittura in lacrime al momento della sostituzione) pesano come un macigno nell’economia della gara. Perché dopo i gol sbagliati, arrivano come una tassa gli errori tecnici di Adzic e compagnia che spalancano le ripartenze del Galatasaray per i due gol che tagliano le gambe e chiudono i conti a favore di Osimhen e soci.
Insomma, questa squadra ci mette cuore e anche organizzazione, ma al momento non è ancora al livello tale da essere tra le prime sedici d’Europa. Ora la testa non può che andare alla gara con la Roma, poiché da qui a fine campionato serviranno almeno 27 punti (9 vittorie su 12 gare) per superare i giallorossi e avere un buon grado di certezza di partecipare alla prossima edizione della Champions League. Un percorso tutt’altro che semplice.






