Dal baratro alla speranza in appena 20 minuti. Uno sprint finale difficile ma possibile. Con il cuore dei tifosi!
Dall’inferno alla speranza, tutto nel giro di una ventina di minuti. L’inferno di un 3-1 che lasciava pochi spazi alla fantasia, alla speranza di una reazione avvenuta più con la forza di volontà che non con le energie. In tempi di vacche magre, un’emozione come quella dello stadio Olimpico va custodita gelosamente, va coccolata e curata. E lasciatemi dire, chi non trova qualcosa di poetico e romantico in quel gol di Gatti, beh ha qualcosa che non va almeno in questo momento. Vero, il gol non vale una vittoria, non vale un trofeo, non vale un’impresa storica, ma potrebbe diventare il manifesto di una nuova Juventus, che tappa i limiti con il cuore, che getta l’orgoglio oltre l’ostacolo. Vi garantisco che a Roma ci sono rimasti male, anzi malissimo: erano convinti di infilzare la vecchia Signora ferita e stanca, erano certi di dare alla squadra di Spalletti il colpo di grazia, si sentivano padroni del mondo. E quanto ha fatto male quel gol di Gatti, che ha invece fatto esplodere il settore ospiti che grondava di amore dal primo all’ultimo minuto.
Febbraio è stato un mese amaro e difficile, fatto di batoste e rimonte finite male, ma anche di cuore e grinta. A Roma la Juve non ha risolto i suoi problemi, li ha mascherati credendo a qualcosa che sembrava impossibile soprattutto dopo aver preso la rete del 3-1. Sembrava una resa segnata con alcuni giocatori sulle gambe e dei volti che parlavano da soli. Ancora una volta la difesa aveva traballato, ancora una volta il portiere non si era fatto apprezzare, ancora una volta la sensazione era quella di giocare senza un attaccante. Tutte situazioni che conosciamo bene e che non spariranno con un colpo di bacchetta magica. Cosa fa allora la differenza? La speranza di aver trovato un raggio di luce, che ci auguriamo si possa concretizzare con una rimonta in classifica, ma che dovrà essere alimentato a prescindere dal piazzamento finale.
Cosa serve per il futuro è sotto gli occhi di tutti, non una rifondazione, non ci sarebbero neppure le risorse economiche, ma una profonda ristrutturazione seguendo le indicazioni del tecnico più che quelle dell’amministratore delegato. Ma ora è necessario guardare al presente: ci sono 11 battaglie da provare a vincere tutti assieme senza le solite divisioni stucchevoli e prive di senso. Poi si tireranno le somme per ripartire, speriamo con i soldi Champions in tasca con un solo imperativo, sbagliare il mono possibile sul mercato, esorcizzando gli errori, e in cluni casi orrori, degli ultimi due anni.
Con lo spirito di chi ci crede e ci crede sempre, come quei fantastici 3000 cuori bianconeri che hanno spinto la squadra verso l’impresa ( si mi piace chiamarla cosi) di Roma.






