Cosa può cambiare e cosa non cambierà della Juventus che verrà
La corsa verso la Champions continua spedita, e ormai l'ultimo obiettivo in campionato sembra raggiunto e senza patemi a differenza dello scorso travagliato anno. Si, è vero, Pirlo, in termini di trofei ha fatto meglio di Allegri, ma semplicemente perché ha portato a casa una Supercoppa e una Coppa Italia che, però, è ancora alla portata anche di Allegri. A differenza dello scorso anno, però, va detto che la zona Champions è stata ormai messa al sicuro, mentre nella passata stagione venne conquistata all'ultimo turno grazie al suicidio del Napoli; e non va trascurata la presenza di Ronaldo che mise a segno 36 gol in 44 presenze stagionali. Quest'anno sommando le reti, ad oggi, di tutti e 4 gli attaccanti Morata (11), Dybala (14), Kean (6) e Vlahovic (7) i gol sono appena 38. Insomma, come ha dichiarato anche capitan Chiellini, lo sbandamento iniziale dopo la partenza improvvisa di Ronaldo si è sentita, e quell'handicap di punti iniziali poi hanno fatto la differenza verso la rincorsa al titolo. Un lavoro importante di Allegri c'è dunque stato, anche se è giusto pretendere molto di più da un allenatore che ha vinto tanto come lui e sul quale la Juventus ha fatto un investimento economico molto oneroso.
Al termine della stagione occorrerà mettersi dalla giusta distanza e guardare e analizzare, con lucidità, cosa ha funzionato e cosa no, dopodiché sarà giusto e logico tirare le somme. Ma alla luce dell'ormai raggiunto obiettivo minimo è bene sapere che si andrà comunque avanti con Allegri, perché il suo programma dura 4 anni, perché c'era consapevolezza che ci volesse tempo per ricreare un ambiente ormai lacerato al suo interno, perché bisogna far crescere tanti giocatori e aggiungerne altri per riportare la rosa a livelli che le competono.
Ma il cammino di quest'anno ha mostrato limiti e potenzialità di un lavoro che andrà avanti e che deve avere dei giusti correttivi in corso. Il primo, tassativo, è quello di capire cosa c'è stato alla base dei tanti infortuni e del lento recupero di tutti gli infortunati. Capire le responsabilità del preparatore atletico (che lavora con il tecnico) e dello staff medico. Adottare i giusti correttivi, eventualmente cambiare laddove si possa farlo e ragionare anche sulla fragilità di alcuni calciatori. Dopodiché le analisi si spostano sul mercato e una rosa da perfezionare. Gli arrivi di Vlahovic e Zakaria sono stati già molto importanti ma, Gatti a parte che verrà integrato o scambiato per arrivare ad altro, saranno necessari almeno tre colpi: uno a centrocampo, un terzino sinistro e un attaccante che possa raccogliere l'eredità di Dybala, e discutere anche su come sostituire eventualmente Morata qualora si decidesse di non riscattarlo.
Una volta sistemata rosa, e staff tecnico e medico, il tutto di concerto con l'allenatore, sarà necessario aspettarsi molto di più anche da Massimiliano Allegri. Perché il possesso palla deve essere più equilibrato, perché deve esserci una proposta di gioco diversa, perché non si può passare una stagione intera ad arroccarsi per ripartire, senza avere un piano b, c, d... Perché se già in Italia questo atteggiamento di gioco speculativo non basta più, figuriamoci in Europa. Quindi, con gli strumenti adatti, anche Allegri dovrà proporre qualcosa di diverso, fermo restando che non cambierà pelle e non deve farlo. Non si passerà da "difesa e contropiede" a "tiki taka e tutti avanti" ma è necessario trovare una via di mezzo. Allegri è e resterà un pragmatico, e questo non cambierà. Ma per vincere dovrà costruire un modello di gioco più propositivo e sforzarsi di avere più coraggio nel lanciare i tanti giovani di qualità cresciuti nell'Under23.


