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Non è una sconfitta, è il manifesto della Juve di oggi. O si cambia o si muore!

autore
Alessandro Santarelli
per Bianconeranews.it
Oggi alle 00:01Editoriale
autore Alessandro Santarelli
20.10.2026 00:01Editoriale

Ci sono sconfitte che si archiviano. Si guarda la classifica, si accusa il colpo, si pensa alla prossima. Quella con la Lazio no. Quella non si archivia, perché non è un incidente: è il ritratto fedele della Juventus di oggi. Passiva, disordinata, allo sbando.

Il problema non è il risultato. Il problema è come ci si arriva. Una squadra senza una “faccia”, senza un’identità riconoscibile, che non sa cosa fare quando ha il pallone e ancora meno quando non ce l’ha. Una squadra che aspetta che succeda qualcosa invece di farlo succedere. Una squadra che di juventino non ha nulla: né la ferocia, né la cattiveria agonistica, né quella fame che per decenni è stata il marchio di fabbrica di questa maglia. Si può perdere, certo. Ma la Juve non può perdere così, sembrando una comparsa nella partita degli altri.

E Spalletti? Spalletti rincorre fantasmi. Cambia, ritocca, cerca la soluzione, e intanto la squadra non ha un’architettura. Un allenatore serve a questo: a dare ordine, a togliere dubbi, a far capire a ogni giocatore dove deve stare e cosa deve fare. Oggi succede l’opposto. I dubbi aumentano, i reparti si scollano, e ogni partita sembra un esperimento finito male. Gli va riconosciuto il mestiere e il curriculum, ma i curriculum non fanno punti. Quando un’idea non passa più alla squadra, e questo si vede in campo con una chiarezza imbarazzante, il passo di lato non è una resa: è un atto di responsabilità.

Poi c’è il resto, che forse è la parte più grave. Quando nel gruppo c’è chi, come Bremer, sente il bisogno di attaccare i propri compagni, vuol dire che lo spogliatoio ha smesso di funzionare come un blocco. Si può avere ragione sul merito e torto sul modo: i panni sporchi si lavano dentro, e soprattutto lo si fa quando si è parte della soluzione, non del rumore. Una squadra che si divide sotto il peso di una sconfitta è una squadra che ha già smesso di lottare insieme.E la società? Il silenzio. Il solito silenzio che a Torino chiamano stile e che oggi somiglia tanto a un vuoto. Un silenzio che lascia il campo libero alle dichiarazioni del post partita, spesso peggiori della sconfitta stessa: parole che non spiegano, non guidano, non rassicurano. Quando chi dovrebbe dare la linea non la dà, la linea la fanno gli altri. E non è mai quella giusta.Adesso la dirigenza deve scegliere, e in fretta. Può accompagnare questa stagione verso una lenta agonia, tra alibi, rinvii e “serve tempo”. Oppure può ammettere che la barca fa acqua da ogni parte e provare davvero a tirarla su. Non si fa con i comunicati. Si fa con una decisione.

Dispiace dirlo, perché le soluzioni facili non esistono. Ma oggi serve uno shock. Uno scossone vero, che svegli squadra, ambiente e società. E quello shock ha un nome e un cognome: Antonio Conte.Non perché sia un santo, né perché sia una formula magica. Ma perché la Juve di oggi ha bisogno esattamente di ciò che lui incarna: ordine, fame, intensità, una squadra che sa cosa vuole e che non si presenta in campo a fare da spettatrice. Il resto sono sfumature. Qui o si cambia, o si muore piano.

per Bianconeranews.it

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