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Salvate il soldato Allegryan, concedendogli costantemente la fiducia meritata sul campo e non solo…TUTTOmercatoWEB
© foto di www.imagephotoagency.it
domenica 24 aprile 2022, 14:48Editoriale
di Roberto De Frede
per Bianconeranews.it

Salvate il soldato Allegryan, concedendogli costantemente la fiducia meritata sul campo e non solo…

Le stagioni possono essere interlocutorie, incerte, brillanti, o anche costruttive e formative di qualcosa al di là da venire.

Con i se non si fa mai la storia, e nessuno può dire con serietà quello che sarebbe avvenuto ove la storia non avesse camminato come effettivamente ha camminato. Il giudizio storico è un'interpretazione soggettiva di un evento accaduto, risultante da un'analisi razionale che mira ad una più ampia comprensione dei fatti. E la storia bianconera di quest’anno è costellata di avvenimenti non certo positivi o quantomeno contraddittori, a cominciare dal benservito dato alla “matricola” Pirlo, licenziandolo in maniera non proprio amichevole, che zitto zitto ha comunque arricchito il palmarès della Juventus con una Coppa Italia e una Supercoppa Italiana. Il tifoso, e tutto il mondo Juve, accettò la sorpresa del terzo addio forzato dell’allenatore in tre anni consecutivi di buon grado, perché all’orizzonte c’era il ritorno di una leggenda vincente: Massimiliano il conquistatore, l’uomo del nuovo quinquennio bianconero. Chapeau al mister il quale sapeva di trovare una situazione del tutto differente dal suo primo anno a Torino; e la “differenza” era tutta in negativo.

Una rosa deficitaria in ogni settore del campo, con gravissime falle. A centrocampo Ramsey (ora a svernare in Gran Bretagna) e Arthur (ancora a gironzolare nei dintorni della Mole) quali “perni” del centrocampo; e con un Locatelli “asso”, unico acquisto estivo faticato e sudato, manco fosse stato il nuovo Kaiserfranz Beckenbauer. In difesa, ha ritrovato le due colonne portanti Bonucci e Chiellini affaccendati con le pratiche pensionistiche, un Alex Sandro ombra del bel tempo che fu, e giocatori mediocri ritrovatisi titolari per caso in occasioni anche importanti come De Sciglio, Pellegrini e Rugani. E sappiamo tutti come è andata a finire. In attacco? Beh l’addio clamoroso di Cristiano Ronaldo dopo la prima giornata di campionato (previsto oppure no…il problema c’è stato, eccome!) “sostituito” (potete anche sorridere amaro perché non è ahimè una battuta) da Kean e la inopportuna telenovela di Dybala durata un anno hanno influito in maniera determinante sulla non prolificità del gol.

Mettiamoci poi gli infortuni a valanga serissimi di Chiesa (rottura del legamento crociato), McKennie (frattura del metatarso), Kaio Jorge (lesione del tendine rotuleo) e quelli meno gravi ma che hanno danneggiato non poco l’annata di Danilo, Chiellini, Bonucci, Dybala e Locatelli.

Dulcis in fundo le discutibilissime decisioni del VAR che hanno condizionato in maniera grave ed evidente alcune partite fondamentali.

Questo ha avuto in dote Allegri da questa stagione. Altro? Penso possa bastare per far scappare qualsiasi allenatore. Tanto che poteva bastare, che la stessa società ha avuto davvero timore che tutto potesse malamente naufragare, e a gennaio non ha potuto non fare due grandi colpi di mercato, riossigenando la squadra grazie agli arrivi di Vlahovic e Zakaria.

Per tutti i fatti di cui sopra, probabilmente (e l’avverbio dubitativo quindi è d’obbligo) senza mister Allegri, il contraccolpo per la squadra sarebbe stato devastante e ora staremmo a parlare davvero di una annata fallimentare nel vero senso della parola. Siamo onesti, in pochi a Natale pensavano che la classifica della Juventus potesse essere guardata al lato sinistro del teleschermo e addirittura in alto tra le prime quattro; non molti pensavano di essere protagonisti l’11 maggio a Roma in una finale di Coppa Italia contro l’Inter (vera e propria rivincita dell’anno!) e non pochi prima di quella surreale partita contro i nerazzurri pensavano anche e a giusta ragione che lo scudetto poteva essere ricucito di nuovo su stoffa bianconera.

Nonostante tutto, i fatti con Allegri, piaccia o no, sono i seguenti: la quasi sicura (chi vuole faccia pure scongiuri) qualificazione Champions per l’anno venturo; una finale di Coppa Italia, che può portare in bacheca la quindicesima coppa nazionale; e infine per gli amanti delle statistiche da archiviare, un primo posto nel girone in Champions, con conseguente disfatta agli ottavi e una sconfitta nella Supercoppa Italiana grazie ad un Alex Sandro (ormai in partenza) dodicesimo uomo nerazzurro.

Giudicare un fatto o addirittura ciò che sarebbe potuto essere è complicatissimo e molto delicato, tanto è che George Orwell, in un suo emblematico paradosso, non ebbe dubbi ad esclamare: “Il peggior criminale che abbia mai camminato su questa terra è moralmente superiore al giudice che lo condanna alla forca”.

Per i fatti stagionali sinteticamente riportati qui sopra, per non rendere il tutto “caporettiano”, soltanto un uomo con le caratteristiche del tecnico livornese poteva sedere su quella panchina: grande sicurezza di sé (apparente o vera che sia non c’importa!), immunità alla pressione giornalistica e societaria (apparente o vera che sia non c’importa!), gestione impeccabile dello spogliatoio. Insomma un phisique du rôle all’altezza per stare sempre sul pezzo. Forse, rispetto ad altri suoi colleghi, è più adatto a contesti con rose più stabili di anno in anno, con giocatori già formati e senza grosse rivoluzioni di mercato, e infatti lo ha dimostrato nel quinquennio nel quale ha vinto tutto, con campioni di livello assoluto.

Ma quest’anno, e lo sapevamo un po’ tutti, non sarebbe stato come gli altri anni passati, e ancor più merito va al “soldato Allegryan”, da salvare per le prossime stagioni a tutti i costi, evitando altri giri di giostra.

Si aspettavano un Allegri che ricominciasse dallo stesso minuto in cui lasciò la Juve. Purtroppo ciò non era possibile in quanto il mister non ha trovato la sua Juventus, bensì una squadra dal DNA modificato dagli allenatori che si sono succeduti. Non mi permetto di dire se modificato in peggio o in meglio, ma di certo non era più quello del quinquennio. La società ha ridato fiducia al livornese per l’uomo di calcio che è, e per come è stato, senza chiedergli stravolgimenti e novità. La fiducia è arrivata. Ora dalle stanze dei bottoni, da Agnelli, Nedved, Arrivabene o da benvenuti “uomini nuovi” devono arrivare altri regali, perché l’Allegri del quinquennio, quello che tutti vogliono rivedere ha bisogno di campioni che solo la sua saggezza tattica sa assembleare e mettere insieme in campo per vincere domani.  

Il poeta di Rio de Janeiro Paulo Coelho, che conosce molto bene l’anima umana e il calcio, scriveva qualche anno fa in un suo mirabile libro: “Un guerriero accetta la sconfitta. Non la tratta con indifferenza, non tenta di trasformarla in vittoria. Egli è amareggiato dal dolore della perdita, soffre all'indifferenza. Dopo aver passato tutto ciò, si lecca le ferite e ricomincia tutto di nuovo. Un guerriero sa che la guerra è fatta di molte battaglie: egli va avanti.” Ricominciare, andare avanti con uomini che perseguono l’obiettivo finale della vittoria: Rudiger, Marcos Alonso, Pogba, Milinkovic Savic, Jorginho, Tolisso, Di Maria, Dembelè, Salah.

Nella speranza che almeno qualche nome qui fatto non resti tristemente appiccicato immobile in fondo al mio editoriale, ma galoppi il prossimo anno sul prato verde dell’Allianz Stadium, agli ordini del salvato soldato Allegryan!

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