O le istituzioni calcistiche si muovono, o la SuperLega resterà l'unica via d'uscita
Vincenzo Marangio
Strutture obsolete, impossibili slalom burocratici, imprenditori stranieri che scappano indignati. Un prodotto vecchio, gestito da vecchi che non hanno uno straccio di progetto per rendere più moderno, bello e vendibile l'intero movimento. Inutille girarci attorno, l'Italia calcistica sta facendo passi indietro invece che in avanti, ed in un certo senso anche lo sfogo di Chiellini che evoca la SuperLega è un segnale importante. "Il calcio sta andando sempre più verso l'internazionalizzazione, abbandonando i campionati nazionali". Tutto vero ed è inutile fingere, coprirsi gli occhi, sdegnarsi verso questi ricchi che, con la SuperLega, vogliono soltanto aggiustare i bilanci e arricchirsi. Il gioco del calcio deve aggiornarsi, prepararsi ad accontentare la famosa generazione Z e di questo bisogna farsene una ragione. Anche qui arrivano in soccorso le parole del capitano della Juventus: "Anche se noi romantici vorremmo l’abolizione del Var, togliere il fuorigioco o rimettere il passaggio indietro al portiere, il mondo sta andando avanti e non bisogna precludersi il cambiamento". Il calcio va avanti ma la politica lo rallenta e penalizza. In Italia si gioca ancora in strutture costruite ai tempi del fascismo, alcune delle quali rimodernate (si fa per dire) in occasione di Italia 90. Da allora soltanto la Juventus, l'Udinese, l'Atalanta, il Frosinone e il Cagliari si sono mosse autonomamente per creare strutture di proprietà, moderne e spettacolari.
Altrove, sempre per le annose e tediose questioni burocratiche italiane, non si è mossa una pietra. Non cambiano le strutture esterne ma neanche quelle dei campionati, con una Serie A ancora formattata su 20 squadre. Troppe. Con obiettivi che vengono praticamente già centrati ad Aprile e appeal che scende. E vogliamo parlare della spartizione dei diritti tv? O alla questione della doppia proprietà? Del progetto delle seconde squadre portato avanti soltanto dalla Juventus? Del famoso "paracadute" che spinge quasi le squadre neopromosse a scendere l'anno seguente in B. Davanti a questo scenario, con la Premier pronta ad incassare dal prossimo anno 6 miliardi di diritti tv, il nostro calcio diventerà definitivamente di Serie B. Addio campioni, addio appeal, addio investitori. Si torna nel medioevo.
Davanti a questo scenario desolante, l'unica via d'uscita è la SuperLega. Con qualche variazione sostanziale nella formula, ma con la necessità di partitre il prima possibile.


