Il pensiero originario della SuperLega: i primordi
Parte da oggi questa nuova rubrica che si ripromette di ricostruire attentamente, e nei minimi dettagli, tutto ciò che concerne il progetto collegato alla SuperLega. La "mission" di questa agenda risiede nel sondare a fondo, liberamente, le idee/linee guida, poi confluite in una pianificazione, che hanno radicalmente mutato la concezione del calcio e dell’organizzazione di eventi della disciplina stessa. Pur non essendo ancora entrata in vigore, è l’idea stessa ad aver creato miasmi rivoluzionari che sottendono al calcio che verrà, slacciandosi definitivamente dalla morsa Uefa, per creare nuovi panorami. Una sorta di evoluzione antropologica della disciplina sportiva, come è accaduto nella storia dell’uomo. Questa volta, però, con un pallone al fianco. Per la prima volta l’etichetta di una proto-SuperLega viene intesa e memorizzata sul terminare degli anni 80, quando Silvio Berlusconi, presidente del Milan, tentò di inaugurare un nuovo modello di calcio europeo.
Tutto risale all'estate '88, i rossoneri di fresco scudettati con Sacchi, si preparavano a disputare la Coppa dei Campioni che poi avrebbero alzato in finale contro la Steaua Bucarest. Berlusconi era legatissimo a Ramon Mendoza, tredicesimo presidente della storia del Real Madrid, e dai loro discorsi reiterati emerse una certezza: era profondamente ingiusto non poter assistere ogni anno ad una sfida tra Milan e Real, o comunque tra club di altissima tradizione europea. Altro aspetto indigesto di quella manifestazione, l'eliminazione diretta sin dal primo turno che metteva a rischio la stagione europea dei grandi club, già a settembre. Da queste riflessioni prese piede il concetto primitivo di sviluppare un torneo che permettesse la disputa di questi big match annualmente; inutile sottolineare che il programma non giunse mai ad una forma concreta. I discorsi di Berlusconi e Mendoza, però, stimolarono fortemente la Uefa e funsero da leva per modificare lo status quo organizzativo: quella visionaria concezione, divenne la base per le riforme che, tra il 1991 e il 1992, portarono poi alla nascita della nuova Champions League.
La seconda volta che il vocabolo SuperLega sfonda l’aura di omertà mediatica vede protagonista Antonio Giraudo, amministratore delegato della Juventus a quei tempi. Affermazioni dure, profetiche, rilasciate al Corriere della Sera, sabato 30 dicembre 1995 con un titolo emblematico:” Il calcio è stufo di mantenere tutti”. Si legge: Giraudo, manager bianconero, contesta i conti dello sport italiano e prospetta lo scisma dei grandi club, e ancora nel catenaccio dichiarazioni di guerra al sistema, ancora più solide:” Il Coni continua a spremerci e noi stavolta faremo la Superlega”. Ciò che Giraudo rilancia, dal feudo bianconero del Sestriere, è la sua cura per il calcio italiano esposta in una ricetta a doppia velocità: un’associazione nuova per gruppi omogenei, ovvero un supercampionato in stile Nba americana. La soluzione più percorribile, all’epoca, sta nel mezzo rispetto a certi proclami, ovvero minacciare l’autonomismo per allargare il campo della libertà d’azione, badando ad aumentare soprattutto i ricavi. Quello dell’anno 1995 è un calcio in mezzo ad un guado vero e proprio, da una parte la spada di Damocle della legge Bosman, dall’altro lato le immense opportunità delle imminenti nuove tecnologie tv stanno per esplodere, portando un sovvertimento totale, unito ai maggior proventi per i club.
Già in quel tempo era eminente e lapalissiano il concetto: la nuova frontiera dei diritti tv rappresenta il futuro del calcio. E Giraudo non si era certamente sbagliato, anzi aveva avuto una visione illuminata, profetica, divinatoria. Il secondo tentativo di abbozzo della Superlega, da parte di Berlusconi, va in scena nel 1998. Il presidente rossonero aderisce con molti altri grandi club ad un progetto, portato avanti da J.P. Morgan, proprio lo stesso colosso che ritroviamo nell’aprile 2021 all’atto fondativo della Super League. La multinazionale americana di servizi finanziari si dichiara pronta ad investire nella European Football League (EFL), un torneo edificato su 32 partecipanti, di cui 16 di diritto che comprendono tutti vincitori delle passate edizioni della Coppa dei Campioni, tra questi anche Inter, Juventus e Milan. Anche questa volta il progetto/prospetto non decolla, ma immette adeguata pressione alla Uefa al fine di introdurre altre modifiche sostanziali alla formula della Champions League intesa nel termine più moderno che ancora oggi persiste.
Ovvero: nel 1999 si assiste all'allargamento a quattro club partecipanti per i Paesi più importanti come l'Italia. La conclusione di questo primo capitolo appare razionale e persistente nel tempo, sin dalle origini sventolare l’etichetta di un campionato europeo alternativo, denominato SuperLega, è da sempre servito a persuadere la Uefa a rivedere e riprogrammare la sua maggior espressione calcistica: riformare la Champions League. Cosa questa che dovrà far riflettere anche nel prossimo futuro. Il pensiero di proto-SuperLega si affida a questi capisaldi, sbocciati poi nello scorso aprile con coordinate chiare ed intellegibili che affronteremo nella prossima puntata. L’appuntamento per la nascita e l’inizio del vero e proprio percorso della SuperLega è per domenica 27 febbraio, qui su Bianconera News.


