Paulo Dybala non va “sostituito”
Il ruolo di fantasista o trequartista che dir si voglia, il calciatore capace di grandi giocate, di cambiare le partite con un’invenzione, un gesto tecnico, una punizione a foglia morta, pare sia diventato soltanto un lusso o una sbiadita fotografia. Sì, è “bello” averlo in squadra, ma è sempre meno indispensabile – purtroppo - nel calcio muscolare moderno di oggi, fatto per lo più di scatti, potenza fisica e applicazione tattica.
Dybala è un calciatore appartenente a quella schiera di poeti in estinzione che stenta – ahinoi! - da tempo a scrivere versi immortali sulla verde pergamena del prato. Inoltre la striscia infinita di infortuni, sta allontanando sempre di più l’argentino dall’undici bianconero. Dal suo arrivo a Torino avvenuto nel 2015, tra problemi muscolari, coronavirus e problemi al legamento collaterale mediale, è stato fermo ai box per oltre 400 giorni. Per non farci mancare nulla, da quasi tre anni il giocatore e la società sono a contrattare un futuro migliore, ma non si capisce bene per chi. Forse per entrambi, se la negoziazione non si incancrenisce. Non è mai utile lasciare delle situazioni in sospeso e non dette per tanto tempo, alla fine tornano a galla senza saper più nuotare. Per ora intanto vediamo un calciatore che, quando riesce a giocare, è la brutta copia di se stesso, e una società apparentemente in attesa, ma che già sa cosa fare.
Riflettendo su quanto detto, l’eventuale addio di Paolino potrebbe risultare meno amaro e in più ho la netta impressione che Allegri non si dispererà più di tanto: la sua visione di calcio è votata più al pragmatismo che non alla fantasia. Il fine ultimo deve essere il bene della Juventus: con il genio sappiamo bene che si possono vincere le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati. Alla luce di tutto ciò sarebbe un grave errore, un passo indietro e non un’evoluzione, voler sostituire, - cioè alla lettera collocare una persona al posto di un'altra - Dybala a tutti i costi con un calciatore dalle caratteristiche tecniche simili!
Non sempre cambiare equivale a migliorare, ma per migliorare bisogna cambiare. Rileggendo la sua storia recente la Juventus può prendere spunto da un fatto, che solo inizialmente poteva risultare dolorosa follia, ma col senno del poi è stato catalogato come una tra le migliori genialate di un altro numero “10” che risponde al nome di Luciano Moggi: la cessione nell’estate 2001 di Zinedine Zidane al Real Madrid per la cifra record di 150 miliardi di lire. Saggiamente non si pensò allora di “sostituire” Zidane con un suo “simile”, bensì di trasformare una Juventus poetica in una forgiata sulla vincente prosa di un best seller che rispondeva ai nomi di Buffon, Nedved, Thuram e Salas.
Una nuova allegriana Juventus, senza “Zidane/Dybala”, potrebbe essere quella formata dalla linea offensiva Chiesa (a volte ci si dimentica che è in infermeria la migliore punta italiana!) -Vlahovic-Morata (tenendoci stretto Cuadrado) e da centrocampisti dotati non solo di talento, ma anche di grande personalità, acquistandone uno o due tra Pogba, Milinkovic Savic, Jorginho o De Jong, da aggiungerli ai vari Locatelli, McKennie e Zakaria già bianconeri.
Nell'arte e nella poesia, la personalità è tutto, scriveva Goethe; e se Pasolini aveva visto giusto… un calciatore con un “Io” deciso e forte, può innalzare compagni e squadra verso vette trionfali. Mi auguro per il bene della Juventus che il “tormentone” cessione si/cessione no non diventi estivo, e che in ogni modo si risolva molto presto, affinchè Dybala faccia il vero Dybala con la casacca bianconera almeno fino alla fine di questa stagione, in tutte e tre le competizioni.
Mentre termino l’editoriale, la Vecchia Signora con qualche brivido nel finale, espugna Marassi e batte la Sampdoria per tre reti a una. In campo si è vista una Juventus-squadra, ove ogni bianconero ha giocato per gli altri dieci, uno per tutti e tutti per uno. Chissà, forse Allegri ha ricordato in questi giorni ai suoi ragazzi e a se stesso ciò che fantasticava Antoine de Saint-Exupéry: «Se vuoi costruire una barca, non radunare uomini per tagliare legna, dividere i compiti e impartire ordini, ma insegna loro la nostalgia per il mare vasto e infinito».


