Riflessioni sul flop degli Azzurri e del sistema calcio Italia
Passi la prima, ma non la seconda eliminazione dopo la litania – recitata quattro anni fa - sugli errori commessi e da non ripetere. La Svezia frantumò le poche certezze strutturali del sistema calcio Italia e costrinse i vertici federali a far finta almeno di cambiare. Il ct Ventura, non certo un fenomeno di strategia calcistica, si illuse di aver lottato appena dietro la fortissima Spagna e venne defenestrato anche dal suo stesso gruppo squadra. Non parliamo del presidente “naif” Tavecchio, parafulmine del nulla se non dei finanziamenti ai Centri federali di scouting sparsi, qua e là, nelle regioni amiche. Soldi spesi per riempire le tasche di chi programma bene e ricerca male. E i frutti sono sotto gli occhi anche dei più disattenti. Un movimento federale che deve puntualmente sperare nel commissariamento per superare gli intoppi burocratico-amministrativi cosa vi augurate che riesca a fare di innovativo? Arriviamo poi al fallimento di Mancini e Gravina. Qualcuno sarà pronto ad obiettare che in mezzo l'Italia ha vinto un Europeo. Vero. Anche Grecia e Danimarca lo hanno vinto nell'ultimo trentennio e poi se ne sono perse le tracce. Insomma, senza dare il giusto spazio alle nazionali riducendo il numero delle squadre in serie A, senza investire sui giovani (facendoli giocare nei club) invece di incrementare l'arrivo di stranieri mediocri solo per risparmiare tasse e scimmiottando sistemi di gioco senza insegnare la tecnica non si fanno passi in avanti, ma si cade all'indietro.
Macedonia – Questa seconda debacle è anche peggio della prima e meriterebbe riflessioni più serie. Estremizzando verrebbe da dire che abbiamo avuto più fortuna a vincere l'Europeo che sfortuna nello sbattere la faccia sulle due esclusioni dai mondiali. O meglio, abbiamo avuto un rendimento altalenante con due punti minimi e uno massimo. E la media non è da grande squadra, perché le grandi squadre hanno goduto delle loro vittorie e hanno saputo resettare, ripartire e sfruttato il picco minimo per rifondare con scelte oculate, giovani e di qualità. Perché lanciando un giovane (che merita) nel momento di basso profilo lo stai preparando per il ciclo successivo.
Italia – Il dato italiano è sconcertante. Sono meno di 3 i giocatori under 21 che militano nelle squadre di Serie A. Solo lo 0,43% di loro vengono schierati titolari in un turno di campionato. E otto volte su dieci entrano solo oltre il 70° minuto di gara. Serve riformare questo sistema. E le società, Juve per prima, devono dare un segnale forte. Altro esempio agghiacciante: siamo in difficoltà a trovare i sostituti non solo in attacco, ma anche in difesa. Siamo alla “macedonia”. Torniamo a insegnare calcio. E facciamo lavorare all'interno dei nostri settori giovanili anche chi ne ha fatto parte prima. Se merita, ovvio.


