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DI SOFISTICATA LUCENTEZZA

autore
Caterina Baffoni
per Tuttojuve.com
venerdì 5 gennaio 2018, 18:05Primo piano
autore Caterina Baffoni
05.01.2018 18:05Primo piano
Matteo Gribaudi/Image Sport
Matteo Gribaudi/Image Sport

L’atteggiamento. E' questo il fulcro della mentalità, quello che fa la differenza in campo, oltre alla qualità dei singoli ovviamente, e che accompagna lo spirito offensivo, attendista, paziente e mai domo dei bianconeri che non sempre necessitano dell'eccelsa qualità nelle giocate. E' uno dei punti di forza encomiabili di Madama che anche nel turno del derby di Coppa Italia ha costretto il Torino ad arretrare spesso e volentieri in ripiegamento, obbligando gli uomini dell'ormai ex Mihailovic all'annullamento della idee di gioco, estirpandogli addirittura l'aria da stracittadina. 

Ai limiti dell’irripetibile, stiamo assistendo ad una Juventus storica, capace di varcare la soglia della sesta semifinale in sette anni di una competizione il più delle volte troppo "snobbata" da molti, e che invece racconta e pesa molto nella storia calcistica di questo paese.  La prestazione bianconera è stata come una reazione a catena capace di disinnescare ogni mossa attuata da Mihajlovic nei minuti iniziali del match di mercoledì sera, e riproposta tutte le volte che il Torino voleva rialzare il baricentro: ossia quella di far avanzare Baselli in pressione su Pjanic, sorgente primaria del gioco bianconero. Il bosniaco ha invece potuto così godere di una certa libertà, così come Rugani e Chiellini, spesso contrastati dal solo Niang: tanto che il capitano bianconero nel primo tempo ha potuto esibirsi addirittura in un paio di lanci lunghi per lo spazio disponibile. Creativo, fantasista, anarchico, definitelo come preferite: è stato di certo Douglas Costa a prendersi di diritto la scena, fino a poco tempo fa era “indomabile” anche per Massimiliano Allegri che non riusciva a catturarne l’essenza per farlo rendere al meglio. Oggi le cose sono cambiate e sa che, come tutti i nuovi arrivi alla corte bianconera, va dosato al giusto modo e così il brasiliano è diventato, specialmente nelle ultime apparizioni, il motore di una Juventus che ha ritrovato una velocità insostenibile per le avversarie. Lo ha detto anche il tecnico bianconero a fine derby: «Una Juventus così è difficile da battere».  E con un esterno a questi livelli, consapevole che può e deve migliorarsi ancora, è davvero difficile pensarla diversamente. Allegri lo ha rilanciato e ora il brasiliano è diventato decisivo, grazie al supporto di una buona coralità juventina. Qualsiasi sistema di gioco venga adottato in campo, ciò che conta alla fine sono sempre gli uomini accompagnati dal loro modo di ragionare in simbiosi per centrare le giuste movenze, dalla caparbia volontà di fare bene per permettere alla squadra di ingranare dinamismo e il giusto atteggiamento al fine di evitare sbavature nella retroguardia o errori di troppo in fase avanzata. Il tecnico livornese ancora una volta sta accendendo quella scintilla unica intrinseca di motivazione per arrivare in fondo ad ogni competizione, riuscendo a rigenerare il talento di un gruppo che non si vuol porre dei limiti.  Il tutto ci sembra oramai abbastanza scontato, specie agli occhi del tifoso bianconero abituato alla vittoria e ai grandi traguardi. Eppure, nulla è mai veramente scontato, specie nel mondo del calcio che sappiamo rivelarsi non una scienza prettamente esatta.  Ma si sa, alla Juve "l'asticella" della brama e del desiderio non è mai abbastanza elevata, e chi varca i cancelli di Vinovo sa perfettamente che sta per calpestare il terreno dell'ambizione, e dove non è concesso essere realmente soddisfatti. Il derby di Coppa Italia ha descritto ulteriormente i dettami del proprio allenatore: tutti hanno un ruolo ben preciso, ma tutti devono cercare di supportarsi, di concedere il proprio surplus per aiutare l'intera manovra, ognuno deve coprire i propri metri di campo ed è sì libero di esprimersi con dribbling, tunnel, cross per i compagni e ciò che più lo contraddistingue, ma tutto deve confluire nell'elaborazione di un equilibrio perfetto tra le parti capace di tradursi all’altezza delle aspettative, proprio per farsi trovare pronti alle partite che contano.  Ecco, dunque, quello che ci ha lasciato in eredità questo  accesso alle semifinali di Tim Cup: la Juve che sa conoscersi perfettamente nella sua totalità, che può finalizzare in qualsiasi momento oppure che può sprecare molto, come nel match contro la Roma, ma che si dispone sempre volitiva, con lo sguardo e la testa sempre in avanti nonostante il pallone tra i piedi per tutto il corso della gara. Madama si sta modellando, si sta cucendo il proprio vestito fatto su misura per farsi trovare pronta quando i ciliegi staranno per fiorire, quando si apriranno le porte al periodo in cui le partite inizieranno ad acquisire un certo spessore, ad assorbire una certa valenza valevole un'intera stagione.  Sa che ci sarà da soffrire, da chiudersi, da compattarsi, e questo la Juve lo farà e sta iniziando a prenderne consapevolezza.  Ed è proprio il tendere a quel qualcosa in più, al cercare il salto definitivo della qualità impresso nella storia. E questa volta vi è la sensazione che si voglia lasciare un segno profondo, magari con un marchio indelebile.

Madama sa che lasciare una traccia di sé è un’aspirazione molto diffusa e che la caratterizza. Occorre passare alla storia, raggiungere una fama durevole oltre il breve arco dell’esistenza di una stagione, affidare l’anima della squadra alla memoria dei posteri come qualcosa impresso dal sapore dell’immortalità sportiva. 

C’è chi vive con questo scopo e ne fa di tutti i colori per raggiungerlo, a noi basta solo il bianco ed il nero.

per Tuttojuve.com

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