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UN CALCIO AL SILENZIO

autore
Caterina Baffoni
per Tuttojuve.com
mercoledì 8 agosto 2018, 18:06Primo piano
autore Caterina Baffoni
08.08.2018 18:06Primo piano

Se la nostra penisola è stata un tempo definita "Non è un paese per giovani", perfetta e propizia è stata anche l'osservazione riportata da Walter Veltroni nel suo recente intervento al Corriere dello Sport: "Non è un paese per donne". Ed ha ragione, perchè nel disinteresse generale, stanno accadendo episodi gravi per lo sport femminile e in generale.

Perchè "retrocedere"( in serie D) e non essere riconosciute nel professionismo mentre vi è in atto una crescita significativa e impetuosa del movimento, è al quanto paradossale e assurdo in termini di discriminazione di genere. E il calcio femminile non ci sta. Tutto nasce dalla decisione della Corte d’Appello Federale, l’organismo che ha deliberato che i tornei di Serie A e Serie B di calcio femminile tornino sotto l’egida della Lega Nazionale Dilettanti: lo ha deciso accogliendo il ricorso della LND contro la delibera del Commissario Straordinario FIGC Roberto Fabbricini.

Si tratta di una decisione, da parte della della CAF, che giustamente ha provocato enorme delusione nel movimento intero e nelle calciatrici stesse che auspicavano, complice la partecipazione di grandi “marchi” come Juventus, Milan, Fiorentina e Roma di essere riconosciute come tali, ovvero professioniste. Molte calciatrici, infatti, non riescono a dedicarsi come vorrebbero all’attività sportiva proprio perché molte società non riescono a garantire loro uno stipendio consono o quanto meno adeguato, e in questo senso, un approccio ferreo e stabile professionismo avrebbe significato moltissimo. E il “no” a farle gestire sotto la guida della FIGC è stato chiaramente un “no” alla possibilità di crescita del sistema, generando profonda amarezza. Si tratta comunque di una soluzione ai tanti problemi che affliggono oggi la società e il calcio femminile e che può arrivare da questa svolta "epocale". Aprire le porte delle società di calcio maschili alle ragazze, avere una compagine femminile, con un intero settore giovanile all’interno dei club maschili apporterebbe enormi vantaggi a tutto il movimento sportivo, non solo calcistico.

Ma soprattutto occorre considerare come le bambine ad oggi, fortunatamente, non abbiano più paura o vergogna nel dire "voglio giocare a calcio" , di tradurre la loro passione e il loro divertimento in quell'incanto che da sempre hanno provato vedendo un pallone rotolare fra i ciuffi d'erba. Attraverso l’immensa popolarità che il calcio maschile riscuote in Italia, si riuscirebbe ad attirare migliaia e migliaia di persone e si verrebbe a creare un campionato femminile di primissimo livello, così come accade negli altri paesi europei, dando la possibilità ai club nostrani di competere con le più blasonate squadre europee.

In attesa di una vera e propria svolta che possa far uscire dall’ombra cupa che aleggia sopra il movimento calcistico femminile, dandogli la possibilità di crescere e competere definitivamente sia in Europa che nel mondo, è bene sottolineare che, nonostante le molteplici difficoltà del caso, in Italia ci sono società che con tanti sacrifici portano avanti progetti ambiziosi. Associazioni sportive che grazie alla passione di presidenti e dirigenti fanno di tutto per permettere a tante ragazze di giocare a calcio e di sognare di diventare un giorno campionesse mondiali. Un riconoscimento doveroso va fatto a tutte queste persone e a tutte le ragazze che con impegno e sacrificio continuano a far crescere questo sport e il loro amore per lo stesso.

All’estero la situazione è ben diversa e non è un caso se le nazionali femminili più forti, sono anche quelle dei paesi in cui la partecipazione delle donne al lavoro è più alta.  Basta mettere il naso oltralpe per rendersene conto: pensiamo alla "vicina" Germania dove il numero delle tesserate ha raggiunto il milione, oppure al Canada in cui le ragazze professioniste toccano quota 350 mila, in Francia 90 mila, in Inghilterra 80 mila, per non parlare degli Stati Uniti dove le ragazze che giocano a calcio ad alti livelli sono più di 15 milioni. In Italia le sole atlete tesserate con la FIGC sono appena 11 mila. Un dato che penalizza fortemente un movimento, ma soprattutto le ambizioni e il futuro di parecchie ragazze.

Insomma, l'auspicio è che nell'interesse di tutto il movimento calcistico si possa trovare in fretta una soluzione per il bene di questa "creatura" appena nata che può, anzi, deve spiccare il volo superando le correnti contrarie alle ragioni dello sport, dei diritti ma soprattutto del buon senso. 

Perchè tutti, indistintamente, hanno il diritto perseguire fino in fondo il proprio sogno. Maschio o femmina che sia.

E dispiace doverlo sottolineare ancora un'altra volta.

per Tuttojuve.com

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