ESCLUSIVA TJ - Delneri: "Vedrei bene Del Piero alla Juventus con un ruolo alla Maldini. Rimpianti? Se Quagliarella non si fosse infortunato contro il Parma..."
Luca Cavallero
"Innanzitutto vorrei fare un augurio a tutti i tifosi della Juventus residenti in Piemonte, nelle altre regioni e più in generale a tutti gli italiani: spero si possa uscire al più presto da questa situazione di emergenza. Per farlo dobbiamo rispettare tutti quanti le regole, dopodichè potremo tornare a goderci il calcio come abbiamo sempre fatto". Esordisce così - in esclusiva per Tuttojuve.com - Luigi Delneri, allenatore della Juventus nella stagione 2010-2011. L'annata non fu delle migliori; non di certo però per quanto concerne i due estremi, inizio e fine: cominciò infatti il 29 luglio 2010 con la vittoria 0-2 (doppietta di Amauri) al cospetto dello Shamrock Rovers nel terzo turno preliminare di Europa League e si concluse il 22 maggio 2011 sul manto erboso dell'Olimpico di Torino, all'insegna del 2-2 contro il Napoli di Walter Mazzarri, al tempo terza forza della Serie A. Un mero pareggio di fine stagione che tuttavia contribuì ad incrementare in seguito lo score di imbattibilità della Juventus, che al termine del campionato successivo potè vantare - appunto - un bottino complessivo di ben 39 risultati utili consecutivi. Inoltre sono tanti i giovani che lanciò, a lui eternamente grati: da Lanzafame, passando per Giandonato e Sorensen, fino a Giannetti (in gol con il Manchester City in Europa League proprio in quell'annata). Fu lui - infine - ad imporsi per l'acquisto di Andrea Barzagli nel gennaio 2011: il resto è storia.
Mister, cominciamo subito con l'attualità: la possibile ripresa della Serie A e il protocollo sanitario proposto dalla Figc.
"A mio parere le incognite sono tante, perchè comunque si tratta di una situazione mai vissuta prima. Sicuramete l'assenza del pubblico negli stadi influenzerà notevolmente i risultati delle partite, perchè la prestazione viene sempre condizionata anche dalla presenza del tifo sugli spalti. Poi quando si pensa alla ripresa del campionato non dimentichiamoci che a spostarsi e ad essere coinvolti non sono soltanto i calciatori, ma anche i magazzinieri, i fisioterapisti e tutti i collaboratori: si tratta di almeno una cinquantina di persone o più totali. In sintesi non sarà una situazione normale: credo che finchè non ci sarà il vaccino sarà difficile immaginare il calcio come lo abbiamo conosciuto sino a qui".
E sugli allenamenti?
"Quelli sono più gestibili: le strutture sono ampie e si può pensare di suddividere la squadra in più gruppi: sotto quell'aspetto si è più coperti. Logico è che ora si sta parlando di queste cose, ma il messaggio che deve venire prima di qualsiasi ipotesi è uno: la salute viene prima di tutto e ci mancherebbe altro".
Entrando nel merito dei valori sportivi invece si aspetta sorprese? Come la vede la corsa scudetto?
"In una situazione surreale come quella che stavamo approfondendo prima credo proprio che alla fine vincerà chi avrà più freddezza e che mentalmente ne avrà di più. Nello specifico penso che la Juventus sia la squadra favorita in quanto prima in classifica, però dietro c'è una Lazio davvero impressionante, non solo per quello che ha fatto vedere quest'anno, ma per il progetto che affonda le sue radici molto lontano: è stato fatto un grande lavoro. Anche l'Inter ha imbastito basi importanti per aprire un ciclo interessante".
Lei ci è passato per cui conosce bene la materia: come giudica l'approccio di Sarri alla Juventus? E' riuscito a conciliare adeguatamente le sue idee con le caratteristiche dei suoi giocatori?
"Secondo me Sarri si è mosso molto bene e ha subito fatto vedere cose interessanti: idee di gioco, spostamento veloce della palla e poi anche sul fronte risultati: non dimentichiamoci che la Juventus è prima ed è in corsa in tutte e tre le competizioni. Ha dovuto fare delle scelte difficili perchè con quella rosa che ha a disposizione hai davvero l'imbarazzo della scelta: tuttavia non si può giocare in dodici e - a mio modo di vedere - le decisioni che ha preso in corsa sono state sempre corrette".
Tra i giocatori della rosa attuale che lei ha allenato figura anche Gianluigi Buffon, del cui possibile rinnovo si è parlato negli ultimi giorni.
"Buffon è un riferimento importante per la Juventus e per il calcio italiano. Questa stagione sta giocando meno, ma tecnicamente potrebbe ancora essere titolare in qualsiasi squadra. E' anche importante nello spogliatoio della Juventus, per trasmettere la giusta mentalità. Lui, Chiellini, Barzagli , Bonucci e al tempo Marchisio avevano proprio questa funzione qui: quella di inculcare la mentalità Juve ai nuovi arrivati, spiegargli in quale nuovo contesto si stanno calando".
Ora la Juventus è una potenza mondiale in termini di risultati sportivi, fatturato e prospettive future: quando lei dieci anni fa parlò per la prima volta con Agnelli ebbe il sentore che si stesse per aprire un importante ciclo?
"Certo, l'intenzione di Agnelli era proprio quella di imbastire le basi per un ciclo vincente sul lungo termine. Nel caso specifico della mia stagione lo si sapeva fin da subito che sarebbe stata di transizione: c'era stato un rinnovamento praticamente totale, con grandi calciatori che avevano fatto la storia della Juventus che lasciarono. Era anche una rosa molto giovane, con margini di prospettiva. Però il presidente aveva intenzione di riportare la Juventus al vertice dopo i cicli vincenti di Inter e Milan; non a caso la stagione successiva vennero presi Pirlo, Lichtsteiner e altri giocatori di un certo blasone".
Tra i grandi meriti della sua esperienza vi è anche la richiesta di acquistare Andrea Barzagli dal Wolsburg nel gennaio 2011, tra lo scetticismo generale dei tifosi. In seguito è divenuto pilastro della storia della Juventus.
"Conoscevo benissimo Andrea, avendolo allenato al Chievo e al Palermo, al termine della cui stagione venne convocato da Lippi per il Mondiale 2006 insieme a Grosso e Barone. Su di lui non avevo dubbi e l'occasione fu ghiotta, perchè lo prendemmo praticamente gratis. Se può fare l'allenatore in futuro? L'esperienza di campo non gli manca, anche se fare il giocatore e l'allenatore sono due cose praticamente diverse: in ogni caso penso che Andrea abbia le caratteristiche giuste per intraprendere questo percorso se vorrà. Sono tanti i giocatori che ho allenato che poi sono diventati tecnici: Legrottaglie, Longo, Corini...".
Quali sono i suoi maggiori rimpianti di quella sfortunata stagione 2010-2011? A dicembre la Juventus era seconda in classifica, a due punti dalla vetta.
"Vero, e battemmo anche tutte le grandi in almeno uno scontro diretto: Inter, Milan, Lazio e Roma. Purtroppo fummo penalizzati dagli infortuni quando trovammo il giusto equilibrio: la stagione non partì bene in campionato, poi però ci riprendemmo. Sorensen si adattò terzino sinistro e in attacco avevamo titolari principalmente Quagliarella e Iaquinta, particolarmente in voga all'inizio. Ecco: forse l'infortunio di Quagliarella contro il Parma ci penalizzò notevolmente, perche Fabio - ancora straordinario - aveva fatto fino lì 10 gol complessivi e viaggiava ad una media gol di più di 20 reti a stagione. Avevamo tutte quante le carte in regola per arrivare terzi o quarti: aggiungo anche che abbiamo perso o pareggiato troppe partite che erano in nostro controllo".
Lei lo ha allenato nella sua penultima stagione in bianconero: secondo Lei Del Piero potrà tornare un giorno alla Juventus con una veste dirigenziale?
"Certo, non potrebbe essere altrimenti. Del Piero rappresenta un pezzo di storia della Juventus, lo associ inevitabilmente al club bianconero. Lo stesso discorso lo possiamo fare per Maldini al Milan, Zanetti all'Inter e Totti alla Roma. Se devo fare un paragone lo vedrei bene alla Juventus in un ruolo alla Maldini. Penso che se ci fosse la possibilità tornerebbe volentieri".
L'ultima sul suo futuro: ha ricevuto chiamate? Quali sono le caratteristiche del suo progetto ideale?
"Chiamate ne sono arrivate tante e la voglia c'è ancora. Il calcio è fatto di rapporti e idee, in continua evoluzione. Io ho delle mie idee e se arrivasse una chiamata che va a collimare co queste ultime accetterei subito. Non mi interessa la categoria: l'importante è la qualità del progetto che si vuole imbastire".


