ESCLUSIVA TJ - Ruben Olivera: "La Juve mi soffiò al Real, non eravamo 'soldatini'. Bentancur? Non si può fare a meno di lui. Su Nedved, Ibrahimovic e Pogba..."
Mirko Di Natale
La redazione di TuttoJuve.com ha contattato telefonicamente, in esclusiva, l'ex centrocampista della Juventus ed attualmente in forza all'Ostiamare in Serie D, Ruben Olivera, per parlare di come sta trascorrendo la quarantena e non solo:
Come stava andando la tua avventura ad Ostia?
"Stava procedendo nel migliore dei modi, perché l'Ostiamare è secondo a quattro punti dalla prima. Ma ora si è tutto complicato, siamo fermi e bisognerà capire se il calcio in Italia potrà ripartire".
E come tutti i tuoi colleghi, ti stai tenendo in forma ogni giorno.
"Esatto, nella mia abitazione possiedo le giuste attrezzature per potermi tenere in forma. L'ho sempre fatto anche in vacanza, in questo momento riesco a fare esercizi per sei volte alla settimana. Per lunedì (oggi ndr) ho già trovato un campo in cui allenarmi con un preparatore di Latina. Tra l'altro in questi giorni, con l'aiuto di un amico, ho iniziato a rivedere i miei vecchi filmati dal 2002 fino al 2014 quando vestivo la maglia della Fiorentina".
A proposito, come nacque l'interesse della Juventus nel lontano 2002?
"Stavo per firmare con il Real Madrid in quanto avevo un accordo con loro, poi il mio procuratore Paco Casal mi disse che c'era un'altra squadra a volermi: la Juventus. Da lì cominciò la mia avventura con il club, aspettai per tante ore in un albergo a Milano e ricordo che la dirigenza bianconera mi fece firmare il contratto. Fu una grandissima emozione, in quella squadra giocavano davvero tantissimi campioni. Non mi dimenticherò mai di quei momenti".
Juventus o Real Madrid, insomma saresti andato bene in qualsiasi circostanza.
"E' vero, mi volevano due top club mondiali. I talent scout del Real mi notarono in un torneo con l'U20 che giocai in Spagna, mi dissero che c'era la loro offerta e che mi dovevo recare a Madrid. Ma invece non ci arrivai mai nella capitale spagnola, perché appunto il mio procuratore mi avvisò che dovevamo partire per Milano in modo da incontrare la Juventus".
E da lì cominciò tutto. Che ricordi hai con il club bianconero?
"I miei ricordi partirono addirittura prima del mio approdo alla Juve, perché in quella manifestazione giocata con l'U20 seguivo tutte le partite dei bianconeri. Mi piaceva molto guardarli la domenica in tv, c'era un idolo come Montero e tanti altri grandi calciatori come Del Piero, Trezeguet, Nedved, Buffon. Non avrei mai pensato che un torneo mi potesse dare l'opportunità di confrontarmi con dei campioni di livello mondiale".
Proseguendo il tuo racconto, qualche settimana più tardi iniziò la tua avventura con la Juventus e inevitabilmente iniziarono ad intravedersi i primi ricordi.
"Sì, quella Juve era una squadra blasonata che era in lotta per vincere il campionato e la Champions. Non ho trovato molto spazio con Lippi ma è comprensibile, ero ancora giovane e in quella rosa c'erano dei campionissimi. Sono stato ceduto in prestito all'Atletico Madrid che non era quello di oggi, c'erano diversi giocatori ormai in procinto di finire la carriera come Simeone e in quel momento i 'Colchoneros' stavano lottando per salvarsi. Non è stata un'esperienza positiva, anche lì ho fatto fatica a trovare spazio".
Nel 2004 tornasti alla Juventus, c'era un allenatore diverso e una squadra che l'anno prima non aveva vinto nulla. Ti aspettavi che la tua seconda esperienza in bianconero sarebbe stata diversa dalla prima?
"Non me lo aspettavo, almeno inizialmente. In quel periodo ricordo di aver parlato subito con Capello che mi fece capire di nutrire delle aspettative nei miei confronti. E infatti il mister mi schierò spesso in quella stagione, sia in campionato che in Champions. Però adesso, forse, mi rendo conto di non esser stato pronto mentalmente per una squadra del genere. Purtroppo ho commesso un po' di errori".
C'è un compagno che a distanza di anni ricordi con più piacere?
"Penso che la Juventus sia stata una scuola di vita, ho davvero imparato molto. E' come se avessi studiato nuovamente. Mi piaceva ad esempio vedere in azione Del Piero, lo osservavo nei movimenti e nel modo di calciare. Però chi mi ha sorpreso di più per la sua grande professionalità è stato Nedved: ero convinto di essere un ottimo giocatore, ma invece ero distante tantissimo da lui. Per questo ho cercato di imparare il più possibile da lui, in modo da poter essere un calciatore migliore".
E chi ti aveva più impressionato?
"Zlatan Ibrahimovic, al primo allenamento era devastante. Pur avendo una grande mole, correva davvero tanto. E questo spiega il perché giocava con Capello, perché se non lo facevi non scendevi affatto in campo. Ho subito pensato che potesse diventare il nuovo Van Basten, era impressionante. Poi, a mio parere, si è un po' seduto all'Inter dove ha iniziato a giocare più di qualità. E' stato un vero peccato, perché avrebbe potuto fare di più".
Più di una volta Antonio Cassano ha definito i giocatori della Juventus come dei "soldatini che vanno sempre dritti". Era una affermazione veritiera la sua?
"No, non sono affatto d'accordo. Così come accade in tutti i club più importanti al mondo, anche la Juventus ti insegna ad essere un vero professionista. E per esperienza personale, posso affermare che se sgarravi venivi multato. L'atmosfera che si era creata all'interno del gruppo era fantastica, eravamo sempre insieme anche perché giocavamo tante partite ravvicinate. Non hai la stessa libertà che possiede una persona normale, se scegli questa vita devi essere consapevole che devi rispettare sempre le regole perché la priorità è il calcio".
Piccola digressione: nella tua Juve c'erano sia Gianluigi Buffon e sia Giorgio Chiellini che ormai sono in procinto di rinnovare ancora il loro contratto con la Vecchia Signora.
"Sono davvero molto felice di questo, meritano di indossare ancora questa maglia. Gigi è un esempio vivente per chi vuole praticare questo sport, ha vinto tutto e possiede la passione che aveva da bambino. E Giorgio è un grande, uno dei migliori difensori al mondo".
Nel 2006, quando la Juve precipita in B, vieni ceduto alla Samp. E l'anno successivo torni ad indossare la maglia bianconera quando in panchina c'era Claudio Ranieri. Come era il tuo rapporto con lui?
"E' stata una persona molto franca, mi spiegò che mi vedeva come il quinto centravanti della rosa e che quindi non sarei stato utilizzato granché. L'ho accettato senza far nessun tipo di polemica, successivamente il mio contratto è scaduto e sono rimasto comunque in Italia".
Abbiamo parlato di Ranieri, ma non dimentichiamoci che hai avuto due tra i più grandi allenatori della storia italiana: Marcello Lippi e Fabio Capello.
"Ho imparato molto da tutti loro, ricordo bene come Lippi sapeva gestire un certo tipo di calciatori. Quando ero nella sua Juve non c'era un gran rapporto umano, ma forse è cambiato da quando ha vinto il mondiale del 2006. Con i suoi calciatori, a mio avviso, è riuscito a creare una relazione più familiare. Capello, invece, non guardava in faccia a nessuno e sceglieva sempre in campo chi stava meglio. Con il mister ricordo tanti scontri, però alla fine ha avuto ragione lui perché la squadra i suoi risultati li aveva ottenuti".
Prima hai parlato dell'idolo Paolo Montero, secondo te lo potrà diventare anche Rodrigo Bentancur per gli uruguagi?
"Lo seguo tantissimo, ha avuto una crescita impressionante questo ragazzo. Non è perché sia mio connazionale, ma la Juve non può fare a meno di lui. Ha imparato ad esser cattivo in campo, è bravo nel contrasto e in più ha un'ottima visione di gioco. E' sulla strada per diventare un centrocampista completo. Con Bentancur, Vecino, Valverde e Torreira posso affermare che il centrocampo dell'Uruguay sarà molto importante per altri sei o sette anni".
Dei tanti nomi accostati alla Juventus, chi prenderesti?
"A centrocampo sicuramente Pogba, Tonali è ancora giovane e non sembra pronto per una piazza importante come quella bianconera. Un attaccante che mi piace molto è Milik, lo prenderei più di Icardi perché gioca molto per i compagni a differenza dell'argentino che è più uomo d'area. Ma non cambierei Higuain per nulla al mondo, se è in forma è ancora tra i primi dieci al mondo. Suarez? Ha una cattiveria importante, magari venisse alla Juve (sorride ndr)".


