Conte alla Juve? Adesso sarebbe la scelta sbagliata: ecco perché
Antonio Conte è il nome più semplice da pronunciare quando la Juventus entra in difficoltà. È juventino, conosce l'ambiente, sa cosa significa vincere a Torino e soprattutto rappresenta nell'immaginario dei tifosi quello che oggi sembra mancare: cattiveria, carattere, identità e appartenenza. Proprio per questo il richiamo è fortissimo, ma oggi riportare Conte alla Juventus sarebbe probabilmente la scelta sbagliata nel momento sbagliato.
Non perché Conte non sia un grande allenatore, esattamente per il motivo opposto. Non si può buttare tutto dopo quattro giornate
La Juventus ha scelto Luciano Spalletti, gli ha affidato un progetto e ha costruito una parte importante della squadra seguendo anche le sue indicazioni, dopo quattro giornate di campionato, per quanto alcune prestazioni siano state deludenti, cambiare allenatore significherebbe certificare immediatamente il fallimento dell'intero progetto. Sarebbe una decisione emotiva, la Juventus oggi ha bisogno esattamente del contrario: lucidità. Il 3-2 contro il Sassuolo è stato inaccettabile soprattutto nella gestione del finale. Spalletti deve risponderne e deve correggere rapidamente determinati problemi. Ma una cosa è chiedergli delle risposte, un'altra è cancellare tutto.
Conte diventerebbe una gigantesca scorciatoia
Il rischio sarebbe quello di utilizzare Conte come soluzione universale. La squadra non corre? Arriva Conte. Manca carattere? Arriva Conte. Gli attaccanti non segnano? Arriva Conte. Il centrocampo non funziona? Arriva Conte, ma non gioca lui! Ma i problemi della Juventus non scomparirebbero automaticamente cambiando allenatore. Esistono dubbi sulla costruzione della rosa, sulle caratteristiche degli attaccanti, sugli equilibri del centrocampo e sulla capacità della squadra di gestire le partite.
Conte potrebbe migliorare molte cose, forse ma on possiede però una bacchetta magica, prima bisogna capire se Spalletti può risolvere il problema La Juventus ha il dovere di concedere a Spalletti la possibilità di reagire, almeno il tempo necessario per capire se quanto visto contro il Sassuolo rappresenti una crisi strutturale oppure una fase negativa.
Carnevali ha espresso chiaramente la linea societaria: non cambiare per il semplice gusto di cambiare, ed è una posizione sensata. Perché se alla prima vera difficoltà si mette in discussione tutto, nessun progetto potrà mai diventare stabile.
Attenzione anche al fattore ambientale
Un eventuale ritorno di Conte avrebbe una forza emotiva enorme, dal primo giorno tutto diventerebbe Conte. Il suo rapporto con la Juventus, le aspettative diventerebbero immediatamente gigantesche. E se anche Conte non riuscisse a risolvere velocemente i problemi? La Juventus avrebbe bruciato Spalletti, modificato nuovamente il progetto e caricato il nuovo allenatore dell'obbligo praticamente immediato di vincere.
Conte può essere un'opzione futura, non una soluzione alla paura
Questo non significa sostenere che Conte non debba mai più allenare la Juventus, il discorso è completamente diverso. Se un giorno il progetto Spalletti dovesse realmente arrivare alla fine e la Juventus decidesse di aprire un nuovo ciclo, Conte potrebbe diventare una possibilità da valutare. Se Spalletti fallisse come nell'ultimo campionato ma gestendo dall'inizio allora dovrebbe farsi da parte, ma dovrebbe essere una scelta programmata, non la conseguenza di una sconfitta a Sassuolo.
La Juventus deve smettere di vivere inseguendo continuamente il proprio passato, prima deve capire se può costruire qualcosa nel presente.
Spalletti adesso è sotto esame ed è giusto che lo sia. Ma sotto esame non significa già bocciato. Richiamare Conte oggi significherebbe cercare una risposta emotiva a problemi che richiedono invece lucidità. Se arriverà il momento di cambiare, la Juventus dovrà farlo per convinzione. Non per paura.


