Juve, non toccare la difesa ed impara la lezione di Sassuolo
Si può discutere del centrocampo, della posizione di Kolo Muani, dell'inserimento di Woltemade e della soluzione migliore sulla trequarti, ma c'è una parte della Juventus che Luciano Spalletti dovrebbe proteggere quasi gelosamente: la difesa, è il reparto che negli ultimi mesi ha fornito alcune delle risposte più convincenti e che può diventare la base sulla quale costruire una squadra finalmente stabile.
Bremer è tornato il riferimento
Il punto di partenza non può che essere Gleison Bremer, il brasiliano sta tornando sui livelli precedenti al grave infortunio del 2024 e Spalletti gli ha affidato anche maggiori responsabilità nello spogliatoio. Già dopo le prime tre giornate aveva collezionato 18 respinte, 12 possessi recuperati e vinto quasi il 78% dei duelli individuali, numeri che raccontano soltanto una parte della sua importanza. Bremer dà alla Juventus aggressività, fisicità e soprattutto la possibilità di difendere in avanti.
Kalulu è una garanzia, Lucumí aggiunge qualità
Attorno a Bremer Spalletti dispone poi di caratteristiche complementari, Kalulu garantisce velocità, anticipo e capacità di coprire grandi porzioni di campo. Lucumí aggiunge fisicità ma soprattutto una qualità importante nell'uscita dal basso, caratteristica molto apprezzata dal tecnico. Dietro di loro esistono inoltre alternative come Gatti, Kelly e Rugani. Non è un reparto costruito attorno a un solo calciatore, ed è proprio questa profondità che va preservata.
Il dato che spiega tutto
C'è un numero particolarmente significativo: dall'inizio di marzo fino alla vigilia di Sassuolo-Juventus i bianconeri erano la squadra ad aver subito meno gol in Serie A, escludendo le neopromosse: appena dieci, non può essere una coincidenza. Significa che, pur tra cambiamenti di uomini, allenatore e sistema, la Juventus ha costruito una base difensiva importante.
La lezione del Sassuolo
Proprio per questo la partita di Reggio Emilia deve rimanere un avvertimento, quando la Juventus perde distanze e razionalità, anche i difensori vengono esposti a situazioni difficilmente controllabili. Non è soltanto una questione di uomini, ma di protezione collettiva. La scelta di Spalletti di tornare al 3-4-2-1 nasce anche dalla necessità di avere maggiore compattezza. La nuova struttura utilizzata contro NEC e Atalanta ha restituito solidità e protezione alla squadra, questo deve essere il punto di partenza.
Prima non prenderle, poi vincerle
Non significa trasformare la Juventus in una squadra difensiva. significa esattamente il contrario: una grande fase difensiva permette agli attaccanti di rischiare qualcosa in più. Se Bremer, Kalulu e compagni riescono a mantenere alta l'affidabilità del reparto, Spalletti può permettersi maggiore fantasia davanti, può cambiare interpreti e può sperimentare le combinazioni tra Nico, Conceição, Zhegrova, Kolo Muani, Woltemade e gli altri uomini offensivi.
La Juventus deve migliorare in tanti aspetti, ma non deve commettere l'errore di distruggere ciò che già funziona.
La difesa oggi rappresenta una delle certezze più importanti della squadra. Spalletti deve partire da lì e costruire tutto il resto attorno a quella solidità.


