Cambiare qualcosa è diventato indispensabile!
Massimo Pavan
La sconfitta contro la Lazio non ha soltanto allontanato i bianconeri dalla vetta della classifica, ha evidenziato problemi che non sembrano più risolvibili attraverso piccoli aggiustamenti o semplici rotazioni. Undici punti dopo sette giornate, otto lunghezze di distacco dalle prime e una squadra che fatica a trovare continuità: il momento impone decisioni, non necessariamente rivoluzioni, ma cambiamenti concreti e immediati.
Spalletti deve scegliere una strada e seguirla
Il primo intervento riguarda l'identità tattica, la Juventus ha alternato differenti sistemi di gioco, modificando spesso uomini e posizioni, la ricerca della soluzione migliore è comprensibile, soprattutto in presenza di infortuni e impegni ravvicinati, ma una squadra che cambia continuamente riferimenti rischia di perdere automatismi e sicurezza. Spalletti deve individuare una struttura di base e darle continuità.
Il 4-2-3-1 può essere una soluzione, così come un sistema con due attaccanti, ma la scelta deve nascere dalle caratteristiche della rosa e non soltanto dalla necessità di rispondere all'avversario. L'obiettivo deve essere quello di costruire una Juventus riconoscibile, capace di sapere cosa fare con e senza pallone.
Basta esperimenti continui: servono gerarchie più chiare
Un altro aspetto riguarda la gestione dei giocatori, le rotazioni sono inevitabili, considerando il calendario, ma non possono trasformarsi in un continuo cambiamento di ruoli e responsabilità, alcuni calciatori hanno bisogno di continuità per esprimersi al meglio, altri devono comprendere che il posto da titolare non può essere garantito indipendentemente dal rendimento. Spalletti deve stabilire gerarchie più precise, premiando chi dimostra intensità, disponibilità e capacità di interpretare le indicazioni, non servono esclusioni punitive o decisioni dettate dalla rabbia del momento. La Juventus deve tornare a essere una squadra nella quale il rendimento conta più del nome.
Il centrocampo deve tornare a comandare
Contro la Lazio, uno dei problemi principali è stato il collegamento tra i reparti, la squadra ha faticato a costruire con velocità e a sostenere gli attaccanti. Quando il centrocampo non riesce a dare ritmo, anche i giocatori offensivi finiscono per ricevere palloni in situazioni poco favorevoli. Douglas Luiz e Sarr non sono riusciti a garantire la qualità e l'intensità necessarie, ma il problema non riguarda soltanto i singoli, occorre rivedere distanze, movimenti e responsabilità nella costruzione. La Juventus deve riuscire a portare più uomini vicino al pallone, creare linee di passaggio e accompagnare l'azione senza perdere equilibrio. È da qui che può iniziare una vera ricostruzione.
Due attaccanti? Possibile, ma con un sistema preciso
Il tema della convivenza tra Kolo Muani e Woltemade merita attenzione, contro la Lazio, il loro utilizzo contemporaneo ha prodotto almeno una situazione interessante in avvio di ripresa. Questo non significa che la soluzione con due punte debba diventare automaticamente quella definitiva. Significa, però, che merita di essere studiata con maggiore continuità. Kolo Muani può sfruttare mobilità e attacco della profondità, mentre Woltemade offre caratteristiche differenti, soprattutto nella gestione del pallone e nel gioco associativo.
La loro compatibilità deve essere verificata attraverso il lavoro settimanale.
Spalletti deve dimostrare di poter correggere gli errori, recuperare il gruppo e costruire una squadra più competitiva, la società, da parte sua, deve stabilire obiettivi e tempi di verifica. La Juventus non ha bisogno di cambiare tanto per cambiare. Ha bisogno di cambiare ciò che non funziona.
E oggi sono troppe le cose che non funzionano.
Continuare a rimandare le decisioni sarebbe il modo peggiore per affrontare una crisi che rischia di compromettere la stagione molto prima del previsto.
La Juventus deve scegliere una direzione e deve farlo subito.


