Vergogna!
Massimo Pavan
La Juventus doveva dare un segnale, dimostrare di avere orgoglio, personalità e soprattutto la capacità di reagire alle difficoltà. A Genova, invece, arriva una prestazione disastrosa, una di quelle che non possono essere giustificate con gli infortuni, la stanchezza o gli impegni ravvicinati.
Il Genoa vince 2-0 e lo fa sfruttando gli errori clamorosi di una squadra bianconera incapace di trovare concentrazione, equilibrio e determinazione. Una Juventus fragile, confusa, troppo spesso superficiale, che sembra non rendersi conto della gravità della situazione.
Il problema non è soltanto il risultato. È il modo in cui questa squadra perde, senza dare mai la sensazione di poter davvero cambiare la partita.
Spalletti cambia, ma la Juventus parte malissimo
Luciano Spalletti si affida a Vicario tra i pali, con Bremer, Lucumí e Gatti in difesa. In mezzo al campo spazio a Sarr e Douglas Luiz, mentre McKennie e Cambiaso agiscono sulle corsie esterne. In avanti Kolo Muani e Alajbegovic, con Kalulu impiegato nello schieramento iniziale. La Juventus avrebbe bisogno di un avvio deciso, ma è il Genoa a prendere immediatamente l'iniziativa. I rossoblù giocano con maggiore aggressività, attaccano gli spazi e mettono in difficoltà una formazione bianconera che sembra entrare in campo senza la necessaria attenzione. All'11' arriva il primo disastro: Ehizibue conclude verso la porta e Cambiaso devia il pallone nella propria rete. Un autogol che fotografa perfettamente l'approccio della Juventus.
La squadra di Spalletti va sotto quasi subito e, invece di reagire con lucidità, continua a commettere errori.
Errori incredibili: il Genoa raddoppia con Baldanzi
La Juventus prova a costruire qualche ripartenza, ma anche nelle situazioni potenzialmente favorevoli manca precisione. Kalulu sbaglia un passaggio clamoroso proprio quando si potrebbe creare un'occasione importante. Alajbegovic trova la prima conclusione bianconera, troppo centrale per impensierire seriamente il portiere avversario. Dall'altra parte Osmajic si rende pericoloso con un tiro che termina a lato. Il Genoa appare più organizzato, più convinto e soprattutto più determinato.
Il secondo gol arriva ancora una volta in seguito a un errore gravissimo della difesa juventina. I rossoblù ripartono rapidamente e Baldanzi finalizza l'azione, portando il risultato sul 2-0. Non basta. Anche Frendrup riesce a rendersi pericoloso in contropiede, sfiorando addirittura la terza rete.
La Juventus è completamente in balia degli avversari.
Un primo tempo vergognoso: concentrazione inesistente
La prima frazione è probabilmente uno degli esempi più preoccupanti dei limiti di questa squadra. Non c'è attenzione nelle marcature, non c'è qualità nelle giocate e soprattutto non si vede quella cattiveria agonistica indispensabile per affrontare una trasferta complicata. Il Genoa vince i contrasti, arriva prima sulle seconde palle e approfitta di ogni indecisione.
La Juventus, al contrario, sembra sempre in ritardo.
Anche quando si presenta l'occasione per riaprire la partita, manca la necessaria freddezza. Nel finale del primo tempo Kalulu ha una possibilità importante, ma manda il pallone a lato.
È l'ennesimo errore di una serata nella quale i bianconeri sbagliano praticamente tutto.
Un primo tempo inaccettabile per una squadra che dovrebbe avere ambizioni importanti.
Spalletti prova a cambiare tutto, ma la reazione non arriva
All'intervallo Spalletti interviene con due sostituzioni: fuori Alajbegovic e Gatti, dentro Woltemade e Zhegrova. La Juventus prova ad aumentare la pressione, ma il problema rimane lo stesso. I bianconeri perdono troppi duelli individuali e non riescono a trasformare il possesso in occasioni concrete. Quando finalmente Kolo Muani riesce ad avere una situazione favorevole, spreca tutto con una giocata imprecisa. Particolarmente deludente anche l'ingresso di Zhegrova, dal quale ci si aspetterebbero qualità, iniziativa e capacità di saltare l'uomo. Il suo approccio alla partita, invece, è insufficiente. Poca convinzione, scelte discutibili e nessuna vera capacità di cambiare l'inerzia dell'incontro. Spalletti prova allora altre soluzioni, inserendo Cabal e Boga al posto di Sarr e Cambiaso. La Juventus cerca di spingere, ma continua a mancare la qualità nell'ultimo passaggio.
Bremer ci prova, ma davanti manca tutto
Una delle poche opportunità arriva con Bremer, che colpisce di testa senza trovare lo specchio della porta. Poco dopo la Juventus costruisce un'altra situazione potenzialmente interessante, ma nessuno trova il coraggio o il tempo giusto per concludere. È una scena che si ripete troppo spesso. La squadra arriva nei pressi dell'area avversaria, poi rallenta, sbaglia la scelta o perde il pallone. Zhegrova tenta una conclusione senza particolare convinzione. Spalletti inserisce anche Koopmeiners per Douglas Luiz, cercando nuove soluzioni nella gestione del pallone. Ma il problema non sembra essere soltanto tattico.
Mancano personalità, determinazione e quella capacità di assumersi responsabilità che dovrebbe distinguere i giocatori della Juventus.
Quattro minuti di recupero, ma il problema è ben più grave
Nel finale i bianconeri provano a costruire un forcing disperato. I quattro minuti di recupero appaiono insufficienti, soprattutto considerando il tempo perso in alcune interruzioni, con una sostituzione che da sola ne assorbe una parte significativa. Ma sarebbe persino sbagliato concentrare l'attenzione su questo episodio. La Juventus non può cercare giustificazioni nel recupero quando ha avuto un'intera partita per dimostrare di essere superiore.
L'ultimo batti e ribatti davanti alla porta del Genoa rappresenta la fotografia perfetta di una squadra incapace di trasformare la pressione in un'azione realmente efficace.
Tanti palloni giocati, poca lucidità, nessuna concretezza.
Juventus senza carattere: ora basta alibi
La sconfitta di Genova deve aprire una riflessione molto seria. Non si può continuare a parlare soltanto di schemi, moduli o assenze quando una squadra entra in campo con un atteggiamento del genere. Spalletti ha certamente le proprie responsabilità, perché non riesce a ottenere dai suoi giocatori una prestazione all'altezza della situazione. Ma anche i calciatori devono rispondere di quanto accaduto.
Gli errori tecnici possono capitare. Due gol praticamente regalati, una serie infinita di palloni persi e un atteggiamento così arrendevole sono invece segnali molto più preoccupanti. La Juventus non riesce a farsi rispettare, non impone la propria personalità e non trasmette mai la sensazione di avere il controllo della partita. Il Genoa ha meritato la vittoria. La Juventus ha meritato la sconfitta. E il dato più grave è proprio questo: non c'è nulla da recriminare sul risultato. Una squadra che vuole rappresentare la Juventus non può permettersi una prestazione del genere. Servono risposte immediate, ma soprattutto serve capire chi sia davvero disposto a lottare per questa maglia. Perché perdere può succedere. Perdere senza carattere, senza orgoglio e senza farsi rispettare non può diventare la normalità.
A Marassi è andato in scena qualcosa di profondamente preoccupante. E chiamarlo semplicemente passo falso sarebbe un modo per nascondere la realtà.


