Next Generation: si può e si deve fare meglio
Enrico Danna
La sconfitta che ha sancito l’eliminazione dei ragazzi di Fabio Grosso ad opera dei pari grado del Chievo Verona, ha riportato sotto la lente d’ingrandimento l’ importanza dell’attività di scouting e del settore giovanile. La Juventus, in questi ultimi anni, ha destinato risorse significative alla cura e crescita del vivaio. Ad oggi, però, i risultati possono considerarsi ancora modesti. Coltivare in casa i futuri talenti, creando un percorso di appartenenza e crescita sostenibile sin da quando sono ragazzini, permetterebbe alla Società di ritrovarsi in dote valori assoluti sia in termini umani che economici. I giocatori come Morata e Lukaku, tanto per fare qualche nome, sarebbe opportuno cercare di crearli nel proprio vivaio. Se analizziamo le rose dei principali club europei, possiamo notare come, tra le fila di Real Madrid, Bayern e Barcellona (ad esempio), accanto a campioni pagati a peso d’oro, giochino elementi provenienti dai rispettivi settori giovanili; in Spagna, in particolare, notiamo come le “cantere” dei club più importanti, sfornino talenti con una certa continuità ed assiduità. Se andiamo a vedere cosa accade in casa nostra, constatiamo che, gli ultimi giocatori provenienti dal vivaio ad essere riusciti a ritagliarsi un posto più o meno importante in prima squadra, sono i ragazzi di mister Chiarenza, ovvero Marchisio, Giovinco e De Ceglie. Di questi, solo il primo, è stabilmente (o quasi) presente nell’undici titolare.
Da allora, qualche spiraglio di luce con Marrone e Fausto Rossi che però, non paiono ancora in grado di potersi ritagliare minutaggi consistenti all’interno della prima squadra. Degli stessi elementi principali che formavano l’organico della formazione allenata da mister Baroni (che tanto bene ha fatto a livello giovanile), si sono perse un po’ le tracce. Nella rosa attuale, pare non esserci alcun giocatore in grado di poter spiccare il volo, almeno a breve termine. Sarebbe fondamentale, non solo per la Juventus, ma per tutto il movimento italiano (povero di soldi e anche di idee), riuscire a costruirsi in casa qualche Morata, Pedro, Alaba, e via dicendo. Probabilmente, l’istituzione di un campionato “riserve” sulla falsariga di quanto accade in Spagna, potrebbe essere un buon trampolino di lancio per tanti giovani che rischiano invece di perdersi tra i meandri di speranze accennate e mai mantenute: fenomeni tra i loro coetanei, impalpabili quando si tratta di fare sul serio. L’orientamento della Società è incoraggiante, nel senso che dimostra di voler continuare ad investire alla ricerca dei futuri campioni bianconeri: l’obiettivo, semmai, è quello di cercare di migliorare la qualità dello “scouting”. Siamo consci del fatto che talenti come Messi e Cristiano Ronaldo non nascano tutti i giorni, ma è anche vero che spesso, tra i campetti di periferia, si possono scovare ragazzi con qualità ed abilità decisamente sorprendenti: in tal senso, Udine docet.


