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Mister, riscrivi la storia!

autore
Francesco Carini
per Tuttojuve.com
martedì 3 giugno 2014, 20:00Primo piano
autore Francesco Carini
03.06.2014 20:00Primo piano
Dopo 79 anni, il record dei cinque scudetti consecutivi vinti sul campo è ancora imbattuto… Un motivo in più per rinnovare
Daniele Buffa/Image Sport
Daniele Buffa/Image Sport

Sono trascorsi ben 79 anni e un giorno da quel fatidico 2 giugno 1935, ma, per la storia bianconera e del calcio nostrano in generale, quella rimase la più grande impresa che una squadra italiana abbia mai compiuto. La Juventus, imponendosi per 1 a 0 a Firenze (rete di Giovanni Ferrari), raggiunse quota 44 punti, staccando di due lunghezze l'Inter (sconfitta dalla Lazio) e vincendo il suo quinto scudetto consecutivo. 

Questo “quinquennio d’oro”, iniziato e costruito soprattutto grazie a Carlo Carcano, allenatore artefice della conquista dei primi quattro tricolori, fu qualcosa di entusiasmante, in cui i bianconeri, grazie a campioni come: Orsi, Luisito Monti, Felice Borel II, Renato Cesarini, Combi, Rosetta e Caligaris, riuscirono ad imporsi con un grandissima squadra, la quale costituì anche l’ossatura della nazionale che vinse il mondiale del 1934, con Vittorio Pozzo in panchina coadiuvato proprio da mister Carcano.

Adesso, a distanza di più di 80 anni, Antonio Conte potrebbe eguagliare il record di Carcano e soprattutto tutto il popolo juventino spera che il tecnico salentino possa rinnovare il suo contratto per cercare di ripetere nella stagione 2015/2016 questa straordinaria impresa, mai eguagliata sul campo da nessun altro club italiano. Oltre a cercare di imporsi in Europa, i tifosi chiedono al mister e alla società di vincere fra i confini nazionali, per andare a caccia di primati e riscrivere completamente lo storia. 

Attraverso la tenacia e la voglia di lottare, questo club è riuscito a compattare un popolo, facendo sorridere e sperare un’intera nazione anche in periodi tremendi, cosa che accade ancora oggi, come se il tempo non fosse mai passato, con le parole di Gino Palumbo e Gianni Brera che suonano dolcissime per la Vecchia Signora e come sentenze per le dirette avversarie:

« [...] La Juventus gioca bene, vince sempre e non è né lombarda, ne emiliana, né veneta, né toscana: appartiene a una regione che ha innervato l'esercito e la burocrazia nazionali: di quella regione il capoluogo è stato anche capitale d'Italia [...] Nessuna città periferica aveva contratto odii nei suoi confronti, all'epoca dei Comuni. Essa batteva ormai le decadenti squadre del Quadrilatero [piemontese] e offriva agli altri italiani la soddisfazione di umiliare le città che nel Medio Evo avevano spadroneggiato: i romagnoli andavano in visibilio quando Bologna veniva mortificata dalla Juventus, così come i lombardi di parte ghibellina come pavesi e comaschi quando le milanesi venivano battuti in breccia, e ancora i lombardi che avevano squadre proprie come bergamaschi, bresciani e cremonesi, e le vedevano puntualmente vendicate dalla Juventus». Gianni Brera.

«L'amore del Sud per la Juventus scaturisce dal gioco dei contrasti: la Juventus del Quinquennio ha caratterizzato l'evoluzione del calcio italiano e ha dominato per lungo tempo il campionato, ha dato esempio di rigorosa organizzazione, di equilibrio tecnico, di elevato spirito sportivo, proprio nel periodo più oscuro del calcio meridionale, allorché nel Sud il football era ancora in una fase pioneristica e confusa, e ancora non si intravedono i segni del suo sviluppo... Mancano nel Sud, nei confronti della Juventus, quelle venature di asperezza, di invidia, di risentimento che scaturiscono dalla rivalità. Genova si sentiva ferita... Milano e Bologna vedevano nella Juve un'antagonista... Nel Sud, no. Non c'erano motivi di contrasto, non esistevano ambizioni rivaleggianti». Gino Palumbo (1921-1987).

per Tuttojuve.com

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