Moby Dick - Per la decima. In palio c'è la stella d'argento per ricordare a Conte come si vince al fast food della Coppa Italia
Alvise Cagnazzo
A chi predicava cene a base di ostriche e champagne, ricordando l'impossibilità di sedersi ai tavoli di qualche rinomato ristorante con soli dieci euro in tasca, andrebbe rimproverato il non esser riuscito nemmeno a farsi largo nella fila del “fast food” Coppa Italia. In tre anni di gestione Antonio Conte è riuscito a trasmettere il mal di coppa, il medesimo patito da calciatore, ai propri atleti. La cura Allegri, uomo ottimista con un punte di sano realismo di chi è nato fra i monti della maremma ed il mare della Toscana, ha sortito gli effetti sperati in meno di dieci mesi.
Uno scudetto vinto con oltre dieci punti di distacco sulla seconda, due finali, una nazionale ed una internazionale, raccontano di una squadra agguerrita, reattiva. E, soprattutto, finalmente conscia di poter andare a giocare a Madrid, nel catino dello stadio Bernabeu, con la consapevolezza di poter fare risultato. Rispetto alla gestione precedente, quella di Allegri ha arricchito le soluzioni tattiche a disposizione. Il 3-5-2 è diventato lo schema di emergenza, il porto sicuro in casi di necessità. Il 4-3-1-2 è invece divenuto il perno sul quale costruire una certa solidità, non solo difensiva.
Il ricorso al fantasista modificherà anche le imminenti scelte di mercato. Pirlo parrebbe ormai orientato ad accettare i petrol dollari degli emiri del Qatar per rilassarsi un anno, o forse più, senza lo stress fisico di un campionato europeo. Senza di lui il cambio del modulo base sarebbe conseguente quanto parziale. Marchisio, ad oggi, diverrebbe il regista “muscolare” oltre che tecnico della squadra, con le mezze ali Vidal e Pogba titolari ai lati. A conti fatti un cambiamento doveroso alla luce di un ciclo, quadriennale, ben sfruttato dopo l'arrivo a costo zero dal Milan.
Con la Lazio, fuori casa, nella prima delle due finali a lungo attese dopo anni di carestia sportiva, i bianconeri cercheranno di ottenere il decimo sigillo nazionale. Presentando, squalifiche di Morata e Marchisio a parte, la migliore formazione possibile. Con Tevez, sul quale la permanenza a Torino pare addirittura certa con tanto di rinnovo sino al 2017, di punta al fianco di Llorente. Una vittoria consentirebbe di aumentare il bagaglio di fiducia in vista della partita della vita. Già, quella di Berlino. La sfida delle sfide...
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I VIDEO DI ALVISE CAGNAZZO
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CHI E' ALVISE CAGNAZZO - Alvise Cagnazzo (1987) è nato a Bergamo e vive a Bari. Giornalista, scrittore, autore e conduttore televisivo, è il più giovane vincitore del premio “Miglior giornalista di Puglia” sezione carta stampata -sport, istituito dall’Odg. È autore dei libri “Tutti zitti, parlano loro”, (2007), “Semplicemente Rafa” (2010) e, “Montero, l’ultimo Guerriero (2010) e, sempre per Bradipolibri, "Antonio Conte, l'ultimo gladiatore" (2011). Ha collaborato con Carlo Nesti. Ha condotto, per centosessantaquattro puntate, il programma televisivo “Parliamo di calcio”, in onda su Rtg Puglia in prima serata. È firma di Calcio2000, mensile nazionale e internazionale fondato da Marino Bartoletti, diffuso in trentadue paesi. Collabora con il giornale “Puglia”, fondato da Mario Gismondi, ex direttore del “Corriere dello Sport”. Collabora con “Il Riformista”. Editorialista per “Tuttojuve.com con la rubrica Moby Dick”. Ha partecipato come opinionista tv a “Quelli che il calcio” su Rai 2 e “La giostra dei Gol” su Rai International.


