Il terzo tempo - Ci vuole rispetto per il calcio italiano. Spensieratezza e coraggio per tentare la missione impossibile a Monaco.
Luigi Risucci
Dall'incubo alla speranza. All'improvviso l'obiettivo, dopo aver assunto le sembianze dell'inarrivabile Everest, sembra una vetta difficile da scalare ma ancora raggiungibile. Era la partita dell'anno e lo spettacolo non ha tradito le attese; due delle migliori squadre d'Europa si sono date battaglia in una cornice fantastica allestita dallo Stadium. Il Bayern si prende il campo e domina a larghi tratti, sprecando il vantaggio in più di un'occasione, i bianconeri sono timidi ed impacciati, quasi atterriti dalla supremazia tecnica e territoriale dei tedeschi. Il copione è questo fino al vantaggio di Muller (con Lewandovski in fuorigioco attivo), meritato e forse utile a risvegliare i bollenti spiriti della truppa di Allegri. Nella ripresa la squadra ha un piglio diverso, Hernanes prende il posto di uno spento (ed affaticato muscolarmente) Marchisio ma la doccia fredda arriva su un contropiede condotto magistralmente dai bavaresi e chiuso da Robben, per l'occasione tornato a splendere di luce propria. Un colpo da ko tecnico, capace di stendere chiunque. Non i bianconeri che, come se si fossero tolti un peso, tornano a giocare con la consueta spensieratezza, fino al gol di Dybala, abile a fulminare Neuer su ottimo suggerimento di Mandzukic. Il croato è una furia, galvanizzato dall'adrenalina mista alla voglia di rivalsa nei confronti di Guardiola, si lancia su ogni pallone, sporcando passaggi e trame avversarie, propiziando un'occasione d'oro che Cuadrado non sfrutta a dovere. Ma qualcosa è cambiato, il Bayern quasi “ingiocabile” dei primi 60 minuti, devastante sugli esterni con Douglas Costa e Robben, si trasforma in una squadra timorosa, travolta dall'entusiasmo di uno stadio ringalluzzito dal gol della Joya. Allegri si gioca le carte Morata e Sturaro rispettivamente per Dybala ed un Khedira a batterie scariche, e viene premiato: ancora Mandzukic ispira con un tocco volante, l'ex Real catapulta il pallone al centro, dove Sturaro si avventa con l'istinto da bomber consumato e trafigge ancora i tedeschi. Baricentro alto, le geometrie di Hernanes, troppo frettolosamente bollato come “bidone”, e la freschezza dei nuovi entrati hanno rimesso in piedi una partita che sembrava irrimediabilmente compromessa. I bianconeri provano addirittura a vincerla, più con il cuore e la volontà che con un gioco convincente ma, per come stavano andando le cose, il risultato può essere accolto positivamente se si considera la superiorità evidente mostrata dai bavaresi per gran parte della gara. La gara è stata praticamente spezzata in due, per un'ora la squadra di Guardiola ha annichilito i bianconeri, incapaci di uscire dalla propria metà campo, giocando un calcio spettacolare con tocchi corti e veloci che hanno tolto i tempi di pressing ad Allegri. Poi la reazione tutto cuore e rabbia dei bianconeri che hanno ripreso una partita complicatissima e, a dirla tutta, “sfortunata” negli episodi decretati dal signor Atkinson, una scelta infelice di Collina.
Allegri e la società bianconera sono maestri di signorilità, il malcostume tutto italiano di commentare anche i minimi errori arbitrali non appartiene ai nostri colori, ma qualche parola sul direttore di gara va spesa. Alla moviola appare netto un rigore negato ai bianconeri per tocco di mano galeotto dell'ex Vidal sul risultato di 0-0. Come detto, il vantaggio di Muller è viziato da un fuorigioco attivo di Lewandovski, con il polacco che ostruisce clamorosamente la visuale a Buffon. Per completezza, anche il raddoppio bavarese è viziato da un fallo del solito Lewandovski ai danni di Bonucci, all'alba del contropiede vincente di Robben. Una grande squadra va al di là degli episodi, così è stato e così sarà ancora, lo “stile Juventus” impone di tenere comportamenti opportuni ma ci vuole rispetto. Solo una settimana fa anche la Roma, pur perdendo contro un avversario molto più forte come il Real Madrid, è stata penalizzata pesantemente dall'arbitro Kralovec, un altro “fenomeno” messo in campo dal designatore UEFA. Il calcio italiano reclama rispetto, quello che si è guadagnato regnando a lungo nell'Europa che conta negli scorsi anni, posizione che si sta pian piano cercando di recuperare dopo anni bui, dominati dalle superpotenze economiche e calcistiche, tra cui proprio il Bayern Monaco. Il designatore Collina, faccia sentire la sua voce e spieghi gli errori tutti univoci, indirizzati a favore di squadre che a livello “politico” contano sicuramente più dei bianconeri. A Monaco si giocherà tra quasi un mese e sarà un'altra storia. Bisognerà vincere a tutti i costi, compiendo un'impresa quasi proibitiva. Sicuramente dare il pallino del gioco agli uomini di Guardiola sarebbe un suicidio sportivo, perchè i tedeschi lasciati liberi di giocare ti possono punire ad ogni occasione. Avere giocatori freschi, come i subentrati ieri sera, sarà fondamentale come lo sarà avere quella spensieratezza e quel coraggio che hanno lanciato la rimonta di ieri. Ora la doppia sfida all'Inter per conservare la vetta tanto rincorsa in campionato e conquistarsi un'altra finale di Coppa Italia. Per non mollare nulla, per continuare a lottare, fino alla fine.


