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ESCLUSIVA TJ - Diego Panicucci (Mental coach): "Mentalità Juve ormai radicata fra le mura di Vinovo e dello Stadium. Allegri è il centro"

autore
Redazione TuttoJuve
Fonte: R.B.
sabato 15 aprile 2017, 12:00Primo piano
autore Redazione TuttoJuve
15.04.2017 12:00Primo piano

Intervistato da Tuttojuve.com, Diego Panicucci, noto mental coach di tanti sportivi, ha esamina il momento della Juventus anche da un punto di vista mentale.                      
 

Dopo aver visto la partita con il Barcellona, che impressione hai avuto della squadra bianconera? Cosa ti ha colpito maggiormente?
"Ci sono pagine sportive che restano impresse nella mente di ogni persona, tifoso o no, ha poca importanza, chi ama questo sport  può solo che emozionarsi di fronte ad un cosi bello spettacolo. Sicuramente ciò che la Juventus sta dimostrando in questi anni fa parte di un progetto ben elaborato e vincente, ogni pedina è posizionata nel punto giusto, sviluppando ogni singola risorsa personale, quotidianamente. Ritengo che il segreto di tale risultati provenga dal percorso che questa società ha iniziato a fare qualche anno fa. Personalmente sono sempre stato convinto che vincere non è un obiettivo ma una conseguenza, e loro ne sono una prova tangibile. Le azioni, le strategie, le abilità possedute ma soprattutto, sviluppate nel cammino, possono essere il segreto di questa grande squadra. Ciò che ha catturato la mia attenzione è soprattutto l’atteggiamento che la Juve continua ad avere, in campionato ma anche in Champions, ed in qualunque competizione si appresti a giocare. Oramai è una mentalità radicata fra le mura di Vinovo fino allo Stadium. E’ un valore aggiunto di inestimabile importanza. Ho nella mente il gol di Chiellini e vedo in quel gesto tecnico, tutte quelle  caratteristiche  che un giocatore juventino possieda oggi; vedo forza, astuzia, determinazione, volontà, fiducia, consapevolezza e coraggio.
Come anche quelle due dita di Buffon che sono bastate per disinnescare una possibile rimonta del Barcellona spegnando ogni velleità. Certe imprese si ottengono solo con il lavoro, mettendo in discussione ciò che si ritiene di saper già fare bene, e cercando quotidianamente quel miglioramento che sentiamo di poter conquistare. Si chiama sviluppo, crescita, ambizione".

Come si arriva a creare una mentalità cosi vincente, cosa ti sentiresti di suggerire su questo tema specifico?

"Il calcio moderno è composto da una serie di fattori, il talento su tutti, ma spesso questo da solo non basta, va alimentato, supportato e sviluppato.
Ritengo che sia un’ottima base su cui partire e costruire la propria carriera ma guai ad adagiarsi su di esso, ricordiamoci quanti grandi potenziali campioni hanno raccolto meno di quello che avrebbero potuto ottenere, proprio per un pessimo modo di gestire il proprio talento.
Ogni giorno abbiamo la possibilità di essere migliori rispetto a ciò che eravamo ieri, questo vale anche per le persone che possiedono un talento particolare, nulla accade per caso e siamo sempre il frutto dei pensieri e quindi delle azioni che stiamo compiendo o ci accingiamo a compiere.
Giocatori con  queste caratteristiche ovviamente possono raggiungere risultati eccezionali.
L’abilità oggi di un tecnico è senza dubbio quella “umana” ovvero trovare il giusto linguaggio, la giusta strategia per creare un ambiente di lavoro sempre rivolto all’azione, al raggiungimento di uno stato migliore rispetto a quello attuale e questo specifico aspetto ritengo che Allegri sappia gestirlo in modo eccellente".

La Juve da triplete questo anno?

"Non so se la Juve vincerà le tre competizioni ma sono sicuro che entrando in campo con la mentalità e l’atteggiamento di martedì sera, possa confrontarsi con qualsiasi squadra.
L’aspetto determinante di ciò che ho visto ieri sera è stato il modo di affrontare una potenza come il Barcellona con tutta la pressione mediatica che una partita del genere comporti. L’impressione che ho avuto è che la Juve sia entrata in campo con un obiettivo preciso in testa; ci sono tre risultati disponibili, per ottenere il massimo risultato  abbiamo il compito di giocare questa partita  alle nostre condizioni. 
Questo concetto per me è basilare; ogni energia è rivolta verso ciò di cui abbiamo il pieno controllo ovvero, noi stessi. In questo caso specifico si sono concentrati su quelli che erano i loro punti di forza sfruttando le debolezza della squadra spagnola.
Il compito se si vuole, è semplificato; mi concentro su me stesso, sulle mie capacità, e quindi imposto con coraggio  le regole della mia partita, evitando cosi di spendere energie utili pensando a cose che non sono sotto il mio diretto controllo, ovvero, la squadra avversaria. 

Il modello italiano degli allenatori sta rendendo ottimi risultati, Allegri per esempio secondo te è determinante in questa Juve?

E’ il centro. Ritengo che in questo momento sia uno dei punti cardine di questa squadra.
Oggi il modello italiano dei Mister primeggia ovunque, in qualche modo tutto questo vorrà dire qualcosa. 
Ancelotti, Allegri, Conte,  senza dimenticarsi della magia di Ranieri dello scorso anno.
Il calcio cambia, si evolve e bisogna sempre stare in movimento per aggiornare nuove tipologie di allenamento e sviluppo ed essere sempre più efficaci ed efficienti. E’ un argomento che richiede tempo, ne parliamo un’altra volta se ci sarà l’occasione".

Fonte: R.B.

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