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DANI ALVES: "Vincere alla Juve è un'ossessione. In Dybala rivedo Messi"

autore
Alessandro Vignati
per Tuttojuve.com
giovedì 1 giugno 2017, 20:25Primo piano
autore Alessandro Vignati
01.06.2017 20:25Primo piano
Federico Gaetano
Federico Gaetano

Intervistato da The Player's Tribune, l'esterno della Juventus Dani Alves ha ripercorso la sua carriera, partendo dall'ultimo atto: "Al Barcellona giocavamo a memoria, alla Juve è diverso, è la nostra mentalità di gruppo che ci ha portato alla finale di Champions. Vincere per noi non è solo un obiettivo ma un'ossessione, non ci sono scuse. La rimonta del Barça sul Psg? Come qualsiasi tifoso sono impazzito perché la verità è che ho ancora il Barcellona nel mio sangue. La dirigenza mi ha mancato di rispetto? Assolutamente. Ma non puoi giocare per un club per otto anni, vincere tutto quello che abbiamo vinto e non conservarlo nel cuore per sempre. Ma prima di andare alla Juve feci una promessa alla dirigenza: 'vi mancherò'. Non come giocatore ma in termini di spirito, di cura dello spogliatoio, di ogni goccia di sangue che ho dato ogni volta per la maglia. Messi?  Faceva cose con la palla al piede che vanno oltre la logica. Guardiola? Un genio, ti diceva esattamente come sarebbe andata una partita prima che si giocasse. Prima di affrontare i migliori attaccanti al mondo, Messi, Neymar, Cristiano, studio i loro punti di forza e di debolezza e poi penso a come attaccarli. Non voglio essere invisibile, voglio il palcoscenico. Quando sono approdato in bianconero, era come lasciare di nuovo casa e frequentare una nuova scuola. In tutta la mia vita ho amato attaccare e ora mi trovavo in un posto dove la difesa conta più di tutto.

Ancora una volta ero il cane nel cortile che fissava una recinzione invisibile. Dovevo andare via? No. A inizio stagione ho voluto assicurarmi che i giocatori della Juve capissero che rispettavo la loro filosofia e la loro storia e una volta ottenuto il loro rispetto, ho provato a mostrare anche i miei punti di forza. Un giorno ho guardato la linea di metà campo e mi sono detto: vado? Ora. Attaccare, attaccare, attaccare. E, ok, magari difendere un po', o Buffon mi sgrida. A volte penso che la vita sia un circolo, non riesco a sbarazzarmi di questi argentini. Al Barça avevo Messi, alla Juve Dybala. I geni mi seguono dovunque, lo giuro. In allenamento un giorno ho visto qualcosa in Dybala che ho visto prima in Messi. Non è solo il dono del talento puro ma quel dono combinato con la voglia di conquistare il mondo".

per Tuttojuve.com

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