Petrucci: "Il calcio si ferma senza pace col Governo. Io in FIGC? A 100 anni..."
"Il momento è delicato, ma non è tempo di processi o scorciatoie. Il commissariamento oggi è impensabile, ma chiunque voglia guidare la FIGC deve trovare un accordo col governo. Solo così si esce dall'impasse. Lo scontro non porta a nulla, fa solo baccano": così l'ex presidente del CONI e storica guida della Federbaket, Gianni Petrucci, ha commentato il momento che vive il calcio italiano in una intervista al Corriere della Sera.
Sulla questione ha poi aggiunto che il punto chiave sia soprattutto questo: "Lo sport è dello Stato, che delega al Coni e poi alle federazioni. Se manca l'appoggio, le riforme non si fanno". E porta un esempio concreto, vissuto in prima persona in tempi più o meno recenti da lui stesso: "Io ho attraversato sei legislature: Berlusconi, Berlusconi-bis, Prodi, Amato, D'Alema e Monti. Se non sei in sintonia con chi guida il Paese, ti fermi", ha spiegato.
Una battuta anche sulla propria candidatura: "Io a capo del calcio? Beh, a cent'anni potrei fare il presidente della FIGC. Come Salvador Dalì a fine carriera, realizzare un'ultima opera straordinaria (ride, n.d.r.). In merito alla vicenda che riguarda il mondo arbitrale si è distaccato: "Non voglio entrare nel merito sulla vicenda arbitrale del designatore Rocchi perché siamo davanti a una situazione ancora in fase di accertamento", le sue parole. Petrucci ha fatto notare che esprimere oggi dei giudizi sul caso sia "rischioso", perché rischi di "avere torto domani".
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