I colloqui solo con arbitri, i club non indagati, le partite: tutte le stranezze dell’inchiesta su Rocchi
È una nuova Calciopoli, o un buco nell’acqua della Procura di Milano? Passano i giorni, e dell’inchiesta del pm Maurizio Ascione si sa ancora pochissimo. Gli avvisi di garanzia recapitati sabato 25 aprile a cinque indagati, tra cui Gianluca Rocchi e Andrea Gervasoni, entrambi autosospesi dai rispettivi ruoli nella Can, sembravano aprire a un possibile terremoto ai vertici del pallone italiano. Con il passare dei giorni, l’impressione è che i contorni della vicenda possano essere molto ridimensionati. Ed emergono soprattutto le stranezze di questa inchiesta.
In concorso con chi? Partiamo dalla domanda delle domande: Rocchi e Gervasoni, come pure Nasca e Di Vuolo, sono tutti indagati per concorso in frode sportiva (mentre Paterna per falsa testimonianza). Attenzione: non tra di loro, ma con soggetti ancora ignoti. Forse iscritti al registro degli indagati - l’avviso di garanzia viene recapitato solo quando sono necessari atti che prevedono la presenza dell’avvocato, come l’interrogatorio di domani -, forse no. Come hanno fatto notare tutti i legali delle persone coinvolte, però, si parla di un reato per forza di cose plurisoggettivo: non esiste concorso e non esiste frode (nemmeno tentata) se non c’è qualcun altro. È abbastanza singolare che, per ora, non si sappia se ci sia e nel caso chi sia.
Nessun club indagato. Nel punto precedente ricordavamo che, per ora, non sono note altre persone indagate, che però comunque dovrebbero esserci. Dalla Procura, però, hanno fatto trapelare una certezza: non si tratta di dirigenti, né dell’Inter né di altri club. In assenza del coinvolgimento di una qualsiasi società, sembra al massimo un regolamento di conti interno alla categoria arbitrale, che un’ipotesi di reato.
Con chi parlava Rocchi delle designazioni? Il corollario riguarda la presunta riunione andata in scena a San Siro il 2 aprile 2025, durante la semifinale di andata tra Inter e Milan, nella quale il designatore avrebbe “concordato” le designazioni di alcune partite dell’Inter. Sempre per quello che filtra dalla Procura, pare che questi dialoghi - probabilmente intercettati grazie alle cimici piazzate per l’inchiesta sullo stadio - fossero interni al mondo arbitrale, ammesso che ci siano stati davvero. In sostanza Rocchi stava parlando di designazioni (il suo lavoro) con chi lo aiuta a farlo (i suoi collaboratori). Messa così, essere indagato per dialoghi del genere suona paradossale.
La "responsabilità" di Rocchi. Molte delle critiche rivolte al designatore dagli "scontenti" della categoria riguardano presunti comportamenti per raggiungere fini che avrebbe potuto centrare anche senza violare alcuna regola. I suggerimenti (il "gioca jouer") ai Var - che poi avrebbe comunque valutato lui -, come pure le eventuali designazioni per favorire arbitri "amici". Senza entrare nel merito delle contestazioni, una cosa è certa: dato che il designatore ha proprio il compito di scegliere gli arbitri che ritiene più affidabili e il suo lavoro viene valutato a fine mandato con la conferma o meno, Rocchi avrebbe potuto benissimo preferire alcuni ad altri senza dover rischiare alcuna accusa: fa parte delle sue prerogative e delle sue responsabilità, non certo penali.
Il “ruolo” di Doveri. L’arbitro romano, secondo quanto trapelato, non sarebbe stato gradito all’Inter. Marotta ha ribadito che non esistono arbitri graditi o sgraditi. Su di lui, in passato, il web ironizzava peraltro per una presunta foto con uno zainetto dell’Inter: sarebbe molto curioso che - se pure ve ne fossero, e tutti i club si lamentano occasionalmente di questo o di quell'altro - alla fine rientrasse gli sgraditi. Peraltro, tre giorni dopo la presunta riunione segreta è stato designato per Inter-Parma, una gara comunque cruciale nel finale di campionato. Tutto abbastanza surreale.
Le partite. Proprio i risultati delle gare sono un’oggettiva stranezza. In due delle tre gare citate nell’avviso di garanzia recapitata a Rocchi, la squadra all’epoca allenata da Simone Inzaghi ha perso due trofei: lo scudetto nella partita con il Bologna (peraltro con un errore arbitrale contestato dai nerazzurri) e la possibilità di accedere alla finale di Coppa Italia nella semifinale di ritorno con il Milan. È abbastanza strano, se si parte dall’idea - come pare fare il pm Ascione - che quelle designazioni fossero concordate per dare all’Inter arbitri graditi.
La “bussata” ha rilevanza penale? La terza partita contestata a Rocchi è Udinese-Parma, per la presunta bussata al vetro della sala Var. Se davvero c’è stata, in quel modo Rocchi ha evitato un errore arbitrale. Può darsi che, nel caso, abbia violato il protocollo Var (che, in realtà, non prevedendo il ruolo del supervisore, non esclude nemmeno possa intervenire), ma è molto difficile sostenere che sia un comportamento con una qualche rilevanza penale.
L’indagine su Gervasoni. È una delle principali storture, all'apparenza: l’ex arbitro di Castiglione delle Stiviere è indagato per Salernitana-Modena dello scorso campionato di Serie B. La partita - nella quale, secondo la ricostruzione dei pm, è stato comunque evitato un altro errore arbitrale - non è mai stata segnalata alla Procura Figc, ma questo vale per tutte le gare interessate dall’inchiesta tranne Udinese-Parma. Ma, soprattutto, sembra che Gervasoni non fosse nemmeno presente in sala Var durante quella gara, perché impegnato come supervisore sulla Serie A, che alla stessa ora vedeva disputarsi due partite: le sala Var della A e della B, seppure entrambe a Lissone, sono in due palazzine diverse. Complicato essere in due posti diversi nello stesso momento.










