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Sta tornando una Juventus credibile anche per il titolo: ora c'è un solo errore da evitare. Malagò sulla fiducia, ma qual è il progetto? Unpopular opinion: ha ragione LotitoTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 00:00Editoriale
di Raimondo De Magistris

Sta tornando una Juventus credibile anche per il titolo: ora c'è un solo errore da evitare. Malagò sulla fiducia, ma qual è il progetto? Unpopular opinion: ha ragione Lotito

Nato a Napoli il 10/03/88, laureato in Filosofia e Politica presso l'Università Orientale di Napoli. Lavora per TMW dal 2008, è stato vicedirettore per 10 anni. Inviato al seguito della Nazionale, conduttore per Radio Sportiva
Il rinnovo del contratto di Luciano Spalletti dopo quello di Kenan Yildiz. Blindato il giocatore più forte della rosa, blindato anche l'allenatore di Certaldo che sta ridando alla Juventus quella credibilità che la squadra bianconera aveva smarrito un pezzettino alla volta. Un cambio dopo l'altro. La scelta di rinnovare il contratto dell'allenatore ancor prima di sapere se sarà o meno quarto posto, ancor prima dell'importantissima vittoria in quel di Bergamo, è mossa da società lungimirante perché in questo caso non è solo questione di risultati. Spalletti sta riportando identità alla Continassa, sta creando un gruppo. Sta progettando il futuro e sa in che direzione andare. Sta migliorando i calciatori in rosa, ma è ben consapevole dei limiti di questa squadra. Sa cosa serve per migliorare la Juventus e renderla nuovamente vincente. La Juventus ha conquistato l'ultimo campionato nel 2020 e l'ultima Coppa Italia nel 2024. Ha attraversando dopo nove Scudetti di fila un calo che per qualsiasi altro club verrebbe definito fisiologico, ma non per i bianconeri. Certamente un'anomalia il fatto che anche quest'anno non vinceranno nulla, però l'arrivo di Spalletti sta ripristinando numeri di nuovo all'altezza di una squadra che vuole lottare per il titolo: in 23 partite ha conquistato gli stessi punti di Napoli e Milan, ha messo in mostra la seconda miglior difesa e il terzo miglior attacco. Adesso però serve l'ultimo step, un ulteriore passo in avanti da fare nel segno della continuità. Del miglioramento. Anche in sede di rinnovo Luciano Spalletti è stato chiaro: non bisogna smantellare la squadra, pochi innesti ma buoni. Buonissimi. A questa Juventus servono gli Alisson e i Bernardo Silva per fare il salto di qualità. Servono 3-4 giocatori di questo livello da aggiungere a un gruppo che col manager di Certaldo sta crescendo in maniera importante. Per sostituire quei 3-4 calciatori chiaramente fuori dal progetto come Openda, Cabal o David. Anche Di Gregorio. Spalletti in queste settimane sta mettendo le fondamenta di un progetto che può tornare a essere vincente e l'unico errore che la società può commettere in estate è minare alla base questo disegno mettendo in piedi l'ennesima rivoluzione. Nel frattempo nella giornata di ieri la Serie A ha espresso il suo candidato per le elezioni federali del prossimo 22 giugno: Giovanni Malagò. La candidatura è senza dubbio di alto livello, ma ancora una volta stiamo ricadendo nello stesso vicolo cieco. Secondo il CONI non basta la terza mancata qualificazione consecutiva a un Mondiale per commissariare una Federazione paralizzata dalle sue percentuali. Intrinsecamente impossibilitata a fare delle riforme perché portatrice di istanze troppo diverse tra loro. Il problema non è Malagò, ma sulla base di quale progetto è stato avanzato il suo nome? E nel momento delle riforme come riuscirà a difendere sia le istanze del Cagliari che quelle della Juventus? Difficile da sapere. Però the show must go on e allora anche Giancarlo Abete, presidente della Lega Nazionale Dilettanti, ha avanzato la sua candidatura forte del suo 34%. Si sta già delineando uno scenario in cui a farla da padrone sarà il compromesso, la corsa al ribasso per ricercare un ampio consenso. Uno scenario da 'un colpo al cerchio e un altro alla botte', ovvero il peggiore possibile per riformare davvero il calcio italiano e i campionati. Ecco perché mi sento di dare ragione a Claudio Lotito, l'unico presidente di Serie A che ieri s'è esposto contro la candidatura di Malagò: "Non è il nome. Il nome non c'entra niente. Se una cosa non funziona va ristrutturata no? Ripeto, c'è una legge di 45 anni fa, fin quando c'è quella legge il sistema… Va ridisegnato tutto, ci vuole la nomina di un commissario", ha detto Lotito che senza dubbio ha preso questa posizione anche per convenienza politica. Però, volendo solo restare nel merito della questione, vi sentireste di dargli torto?