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Da Cazorla a Torres e Tevez: i retroscena di Paratici sui colpi della sua JuveTUTTO mercato WEB
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Oggi alle 18:37Serie A
di Ivan Cardia

Da Cazorla a Torres e Tevez: i retroscena di Paratici sui colpi della sua Juve

Oggi è alla Fiorentina, ma per anni Fabio Paratici è stato il direttore sportivo della Juventus. Dal palco di Solomeo durante il 'Global Launch of the 100's' dell'European Golden Boy, il dirigente si è soffermato sullo scouting, rivelando alcuni retroscena legati ai suoi lunghi trascorsi in bianconero: “C’è un sistema e un metodo di selezione, ogni club ha un sistema di scouting che fa selezione. Poi sono stato molto attento, ho studiato i dati, ho dovuto seguire un po’ questo modello in Inghilterra. Aiutano, ma resta il fatto che non ci sarà mai nessun algoritmo o dato che possa raccontare la personalità, il coraggio, la personalità… Giocare davanti a 5000 persone o 100 mila è diverso, questo i dati non te lo dicono. Resta l’istinto e la sensibilità della persona che sceglie. Non tutti i calciatori vanno bene per la stessa squadra. La riunione tipica ai tempi di quella Juventus durava tutto il giorno, il problema è che i litigi che si creavano venivano smaltiti in diversi mesi. C’erano persone di grande personalità che esprimevano le proprie idee in modo risoluto, le discussioni c’erano. Aver avuto persone di diversi paesi, di diverse culture, ci ha migliorato molto come persone e come club. Abbiamo cambiato anche la metodologia di lavoro del settore giovanile. Ricordo una riunione in cui dovevamo fare un elenco di giocatori alla Vidal o Pogba: io misi Lampard e Gerrard, gli spagnoli mi dissero Cazorla… Per dire che ci hanno aperto la testa, il calcio non è solo uno e devi essere aperto per capire”. Spazio poi alla scelta di non puntare su Fernando Torres per l’impressione che fosse a fine corsa: “Quelli che fanno calcio a un certo livello lo sanno, lo vedono. Si capisce se c’è ancora il fuoco dentro o se è sazio. Io dico sempre che un giocatore si sente, non si vede. Quello che te lo fa percepire è la cosa importante, così come il conoscerlo. Preferisco andarci a cena una volte e magari guardare 3 partite in meno, perché capisci il background, il modo di pensare. Ogni dettaglio è importante per darti il là nell’ultima spinta dell’investimento. Quando incontrai Tevez, dopo 5 minuti ero convinto. Le sensazioni erano chiare. Percepivi la voglia, era un campione in tutto e te lo faceva percepire”.