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Malagò e la candidatura in FIGC: "Ho sentito il richiamo della foresta. Serve un lavoro d'insieme"TUTTO mercato WEB
© foto di Insidefoto/Image Sport
Oggi alle 18:45Serie A
di Simone Bernabei
fonte da Solomeo

Malagò e la candidatura in FIGC: "Ho sentito il richiamo della foresta. Serve un lavoro d'insieme"

Giovanni Malagò, candidato alla presidenza della FIGC, è intervenuto telefonicamente al ‘Global Launch of the 100’s’ dell’European Golden Boy in corso di svolgimento a Solomeo: Iniziamo con una domanda sulla dandidatura... Chi glielo ha fatto fare? “E’ impressionante in quanti me lo stiano chiedendo… Lo fa chi mi vuole bene e soprattutto quelli del mondo del calcio. Io sono una persona che ha sempre apprezzato le sfide. E poi in concreto: ho finito da poco l’avventura Milano-Cortina durata 6 anni e mezzo in cui è successo di tutto. A questo evento ci sono tanti rappresentanti delle società di Serie A che mi hanno appoggiato in 19, nelle epoche recenti non è mai successo di ottenere un semiplebiscito del genere senza proporsi e questo mi ha fatto riflettere. Poi è arrivato l’endorsement anche da tecnici e giocatori, lì ci ho riflettuto sempre di più. Ho sentito il richiamo della foresta, chi mi conosce sa che ho sempre sostenuto questo ruolo di essere al servizio del calcio, della Federazione. Io ci ho messo sempre la faccia”. Quali saranno le riforme da fare lo sappiamo tutti, ma fino a questo momento i veti delle varie componenti lo hanno sempre impedito… Bisogna partire dal bene comune che ultimamente è stato calpestato dagli interessi individuali? “Non c’è dubbio, è inequivocabile. Lo statuto, le regole, sono in contrasto con queste affermazioni però. Ho l’auspicio e la presunzione di provare a convincere, dovessi essere eletto, le persone per fare qualcosa di più insieme. Questo non è avvenuto nel recente passato e se non si cambia non si esce dalla situazione di stallo”. Il momento difficile del calcio italiano è anche economico… “Nella vita faccio l’imprenditore, sono da sempre abituato a guardare le aziende. Per me è un elemento imprescindibile quello economico. Poi ci può essere l’anno in cui ci sono fattori straordinari in cui può essere bypassato, ma non può essere qualcosa di strutturale. I dati dicono che questo problema è strutturale. Sui ricavi vedremo se saremo capaci di fare di più e di meglio, mentre sull’ambito dei costi non posso impedire di fare certe scelte. Quello che è sicuro è che ci sono regole chiare e che non si deve continuare a perpretare errori in fatto di sostenibilità”. Oltre a intervenire sul Decreto Dignità, il legislatore può fare altro? “C’è un po’ di confusione. Alcune cose si possono fare all’interno del sistema endo-federale, e qui ci dobbiamo adoperare al massimo cercando di convincere alcuni soggetti all’interno delle componenti che si sono legati al palo fuori dal palazzo. Il secono è un discorso che dipende da terzi e quindi dalla politica, quindi da chi è in grado di legiferare. Decreto Crescita, Decreto Dignità, questione scommesse… sono tutti argomenti inflazionati, il presidente della Federazione non è che domani mattina può abbassare le aliquote o gli impegni fiscali su certe voci. Deve essere un discorso collaborativo, c’è un percorso di opportunità, benefici, privilegi fiscali… Noi dobbiamo agire in questo senso. Se si ottiene qualcosa questo non deve essere indirizzato per forza per comprare l’ennesimo giocatore della rosa però”. Nel suo mandato al CONI, sono nati molti modelli vincenti in altre federazioni. Sono applicabili al calcio? “Ero partito con i capelli scuri, mi sono invecchiato nello studiare tutto questo e nel dare contributi. Con gli altri sport mi è venuto bene, ce ne sono tantissimi che sono cresciuti anche fra gli sport di nicchia. C’è da fare una grande distinzione: una cosa sono gli sport di squadra, una cosa sono gli sport individuali. Sull’individuale hai la fortuna che ti nasce il più veloce del mondo, quello che salta più in alto del mondo… Sulla squadra questi ragionamenti lasciano il tempo che trovano. Puoi avere il campione e noi è indubbio che non lo abbiamo, ma puoi compensare con un gruppo di giocatori che possano creare una Nazionale competitiva. A detta dei numeri, abbiamo squadre che dalle Under 17 in poi funzionano, sono leader. Poi però è successo quello che sappiamo con la Nazionale maggiore. Sullo sport di squadra, a prescindere dal fenomeno pallavolo, abbiamo avuto più difficoltà. Penso a pallanuoto, pallacanestro… Il problema è dove deve collocarsi la Nazionale di calcio. C’è da creare i presupposti, poi magari questa famosa entità di gruppo riesce a compensare come nel 2006 o come nell’82, quando non eravamo favoriti sulla carta”. Il calcio ha le forze per rinascere? "Lo chiedete alla persona sbagliata. Io sono un incosciente ottimista, altrimenti non mi sarei cacciato dentro questa avventura. Io sono convinto che il calcio abbia dentro di sé queste possibilità".