La Juventus sprofonda nelle sabbie mobili di un progetto diventato fragile
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Dimitri Conti
Dimitri Conti
Fonte: Antonio Paolino
Oggi alle 07:23Serie A
autore Dimitri Conti
20.10.2026 07:23Serie A
Una crisi che comincia da lontano con scelte discutibili e giocatori non tutti da Juve: il punto di Antonio Paolino per TMW.
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La parola “crisi” non è stata mai così inflazionata in casa Juve. Calciopoli ha provato ad affossarla, Agnelli l'ha ricostruita con una visione fuori dal normale, pagata però a caro prezzo ma anche con una sequenza di successi storici, indimenticabili e forse irripetibili. Poi i bastoni della politica “sporca” messi di traverso per ostacolare la crescita del club. L'inattesa pandemia, la voglia di rinnovarsi rispecchiandosi nella sola vanità delle proprie idee, la caduta davanti alle selettive sentenze sportive, fino alle ultime stagioni dove tutto sembra essersi focalizzato nel cambiare troppo e senza una vera strategia aziendale. A Carnevali l'onere del cambio di rotta in una situazione molto più articolata e complessa rispetto alla realtà da cui proveniva.
Presente
La sfida sembra essere proprio questa: cambiare meno per cambiare il giusto e poco per volta. Un anno di gestione Spalletti non ha però ancora portato i risultati sperati. E non parliamo di tricolore o trofei, anche se alla Juve sono “l'unica” cosa che contano. Riprendere il cammino dall'ultima coppa Italia è diventato lo stuzzicante obiettivo di chi è arrivato dopo. Da Motta a Tudor con un salto triplo di speranze e aspettative disilluse quasi sul nascere, mai sul lungo.Spalletti
Ma anche da Spalletti ci si sarebbe aspettati ben altre risposte. Ha usato l'arma della diplomazia (eccessiva) dopo un mercato di quantità e poco altro, poi trasferita sul gruppo di giocatori, prima di sfoderare l'arma della «simpatia selettiva», vedendo così rallentare il processo di maturazione della squadra. Quella stessa arma che gli si sta ritorcendo contro dopo le parole di Bremer e i segnali di fumo di chi non riesce più a seguirlo. Carnevali aspetta indicazioni dall'alto. Le stesse che qualcuno è pronto a raccogliere al volo, al massino fino alla prossima sosta. Troppo dimesso, Spalletti, nell'ultimo post partita. Quasi irriconoscibile e rassegnato nell'affrontare la curva più pericolosa della sua gestione bianconera. I prossimi 18 giorni - con le sue 6 partite - ci diranno molto di quello che al momento si sa e che è giusto non nascondere ai tifosi. E sul quale la società sta iniziando a fare melina.Fonte: Antonio Paolino
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