Lazio, applaude i cori contro Lotito e viene identificato: cos'è successo davvero
Paolo Verdi
La guerra tra la Lazio e una parte importante del suo popolo continua a consumarsi su ogni terreno. Dalle tribune vuote dell'Olimpico alle dichiarazioni, fino agli episodi che raccontano quanto sia diventato complicato persino convivere con il dissenso. L'ultimo arriva dalla Tribuna d'Onore, durante Lazio-Monza. A raccontarlo è Giuseppe Aquilini, tifoso biancoceleste intervenuto ai microfoni di Radio Laziale. Quando dal settore ospiti si sono alzati i cori contro Claudio Lotito, Aquilini ha applaudito. Un gesto ripetuto, accompagnato, secondo il suo racconto, dagli sguardi incuriositi di alcune persone presenti. A fine partita, mentre si trovava nei pressi del bar, sarebbe stato fermato da uno steward qualificatosi come responsabile della sicurezza. Prima la richiesta di conoscere il settore di provenienza, poi quella di esibire i documenti, che Aquilini sostiene siano stati fotografati. Alla domanda sul motivo del controllo, il tifoso riferisce di aver ricevuto una risposta affermativa quando ha chiesto se fosse legato alla contestazione del presidente. Un episodio che, inevitabilmente, ha sollevato interrogativi.
Ma dietro quanto accaduto ci sarebbe una spiegazione meno complicata di quella che potrebbe apparire a una prima lettura. Secondo informazioni raccolte presso ambienti della security, la verifica sarebbe stata legata alla gestione dei posti riservati agli inviti della società. La presenza di persone che manifestavano dissenso anche in quei settori avrebbe spinto a ricostruire a chi fossero stati assegnati i biglietti omaggio e chi li stesse effettivamente utilizzando. Una procedura che, nella sua finalità di controllo degli accessi, rientra nelle normali prerogative di chi gestisce la sicurezza di un impianto sportivo, anche se è evidente che nel caso specifico gli ulteriori controlli siano stati effettuati in seguito all'episodio di contestazione. Ciò non toglie che un titolo gratuito debba essere utilizzato nel rispetto delle regole previste. Resta da chiarire il passaggio relativo alle fotografie dei documenti, che richiede attenzioni ulteriori rispetto alla semplice verifica dell'identità. Non ci sono, allo stato attuale, elementi per sostenere che la Lazio abbia agito fuori dalle norme, né sarebbe corretto descrivere l'episodio come un tentativo accertato di limitare la libertà di contestazione. La ricostruzione raccolta offre però una chiave di lettura: il club avrebbe voluto comprendere come fossero stati utilizzati alcuni dei propri inviti, dopo aver registrato manifestazioni di protesta anche tra i beneficiari.
Il punto, allora, diventa soprattutto una questione di opportunità e sensibilità. Perché la Lazio ha certamente il diritto di conoscere la destinazione dei propri biglietti omaggio, così come un tifoso conserva quello di esprimere pacificamente il proprio dissenso, anche quando si trova in un settore riservato agli ospiti della società. Due esigenze che possono convivere senza necessariamente trasformarsi in uno scontro. Eppure, nel clima attuale, persino un controllo finisce per assumere un significato più grande. La contestazione resta profonda, le posizioni lontanissime e ogni episodio rischia di aggiungere un altro tassello a una contrapposizione già esasperata. Forse la Lazio avrebbe potuto gestire la circostanza con maggiore discrezione, evitando che una verifica sugli inviti diventasse l'ennesimo argomento di discussione. Non si tratta di attribuire colpe preventive, né di mettere in discussione le esigenze della sicurezza. Si tratta di prendere atto che, quando il rapporto tra società e tifoseria è così logorato, anche un gesto ordinario può diventare straordinario. E in una stagione nella quale la squadra sta provando a riaccendere l'entusiasmo sul campo, sarebbe auspicabile che fuori si cominciasse almeno a disinnescare qualche tensione. Perché controllare chi occupa un posto è legittimo. Riconquistare chi lo occupa, anche quando contesta, sarebbe probabilmente ancora più importante.


