Maestrelli: "Gattuso mi ricorda papà. Ecco dove può arrivare la Lazio"
Simone Locusta
RASSEGNA STAMPA - L'entusiasmo porta spesso e volentieri a scomodare la storia. Non è la prima volta. L'inizio di stagione della Lazio ha un protagonista su tutti: il tecnico Gennaro Gattuso. Ai taccuini della Gazzetta dello Sport è intervenuto Massimo Maestrelli, figlio del grande Tommaso allenatore della banda del '74, il quale ha parlato soprattutto di 'Ringhio', del suo percorso alla Lazio, ma è partito da lontano, quando si sono conosciuti oltre trent'anni fa: "Lui aveva solo 18 anni e giocava nella Primavera del Perugia. Aveva legato tantissimo con Marco Materazzi: era al Perugia con lui e io e mio fratello avevamo all'epoca la procura di Marco. Lo portava all'Olimpico a vedere la Lazio sperando che diventasse tifoso biancoceleste".
Un inizio così importante non si vedeva da tempo, e qualche paragone con Maestrelli è naturale che venga messo in luce. Tra le varie caratteristiche di Gattuso, Massimo vede la cura maniacale nel rapporto con i giocatori il punto d'incontro con il metodo di papà Tommaso. Si crea così un legame, una compattezza di spogliatoio che diventa la chiave del successo. Gattuso però fa anche giocare bene la Lazio: "È stato una piacevole sorpresa. Tutti pensano a lui come un allenatore che sa infondere tenacia e determinazione ai giocatori. Oltre a queste caratteristiche la sua Lazio però ha anche un gioco molto bello e moderno".
Su alcuni singoli: "Frattesi è un top. Tavares, a questi livelli, è un giocatore incredibile. Ma a me stanno piacevolmente sorprendendo pure elementi come Noslin e Belahyane che non sembravano poter offrire un rendimento del genere". La Lazio sta stupendo e non poco, ma è giusto non guardare troppo oltre. Maestrelli è d'accordo con Gattuso, bisogna viversela alla giornata. Poi, se le prestazioni e i risultati continueranno ad arrivare con il passare dei mesi, allora la Lazio potrà anche ambire a tornare in Europa. E pensare che l'eliminazione alla Coppa Italia contro il Mantova aveva gettato tutto l'ambiente nel pessimismo. Anche quello, è un punto d'incontro con papà Tommaso secondo Massimo: "Al primo anno di A, in estate fu eliminata in Coppa Italia dal Taranto che giocava in Serie B al Flaminio". Il Flaminio, uno stadio in stato di abbandono che la Lazio sta provando a recuperare: "Sarebbe bello che ci tornasse a giocare la Lazio. E sarebbe poi meraviglioso se portasse il nome di mio padre".
Poi c'è l'unico neo, l'Olimpico semivuoto: "È un vero peccato, perché questa squadra, con l'apporto di tutta la tifoseria, potrebbe prendere il volo. Non entro nel merito della contestazione, dico solo che a volte basterebbe poco per venirsi incontro. E aggiungo che, come dice spesso Gattuso, il calcio senza tifosi non è calcio. Sarebbe bello se la situazione potesse risolversi".


