La vera rivoluzione Atalanta, un anno dopo. Per il 4-3-3 di Sarri c'è una rosa da rifare
Maurizio Sarri è ormai a un passo dall'essere ufficializzato come nuovo allenatore dell'Atalanta, dopo aver risolto ieri sera il contratto con la Lazio che avrebbe previsto altri due anni sulla panchina biancoceleste. Il comunicato ufficiale della risoluzione non è ancora stato pubblicato, ma è in arrivo.
C'è grande curiosità attorno a cosa potrà essere l'Atalanta di Sarri e Sarri nell'Atalanta. Due mondi mai così lontani tra loro, che proveranno a dar vita alla reale rivoluzione della Dea, quella di fatto rimandata di un anno rispetto alla partenza di Gian Piero Gasperini e di una squadra che è stata fatta a sua immagine e somiglianza. Il doppio tentativo passato attraverso i 'figliocci' Juric e Palladino non ha dato indietro quanto sperato, quindi ora l'Atalanta cambia faccia.
Dall'uomo contro uomo a tutto campo di Gaperini (e di Juric) ora l'Atalanta passerà al sistema sarriano di iper-zona, forse reso un po' meno brutale dal transito di Palladino, più soft come idee alla base. Il passaggio da 3-4-2-1, 3-4-1-2 o 3-4-3 se si preferisce, al 4-3-3 sarriano non sarà così scontato, almeno non osservando i calciatori attualmente a disposizione del prossimo tecnico nerazzurro.
Il perno della difesa Scalvini, per esempio, ha sempre giocato a tre in carriera, magari i vari Zappacosta, Kossounou, Ahanor o Kolasinac potranno adattarsi a terzini, ma il discorso si fa più serio guardando al centrocampo. Considerando anche la partenza imminente di Ederson verso il Manchester United, la mediana appare davvero come il reparto che avrà più bisogno di interventi, contando di fatto solo come De Roon (uno degli interpreti meno sarriani possibili) e Pasalic siano da immaginare in aria di avere un posto. E poi l'attacco, nel quale oltre ai centravanti di ruolo (Scamacca e Krstovic) ci sarà da trovare la giusta collocazione a profili 'ibridi' come De Ketelaere, Raspadori e Samardzic.
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