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Stendardo: "Percassi valore aggiunto per l'Atalanta. Lazio-Inter? Finale non scontata"TUTTO mercato WEB
© foto di Federico De Luca
Oggi alle 07:45Serie A
di Filippo Davide Di Santo

Stendardo: "Percassi valore aggiunto per l'Atalanta. Lazio-Inter? Finale non scontata"

L'Atalanta dopo che ha blindato il settimo posto in classifica, è pienamente concentrata su mercoledì in vista della finale di Coppa Italia tra Lazio e Inter: gara dove se dovessero vincere i nerazzurri milanesi, i bergamaschi si qualificherebbero per la Conference League centrando il traguardo europeo tanto desiderato. Sulla stagione atalantina, ha parlato in esclusiva ai microfoni di Tuttomercatoweb, l'ex difensore orobico Guglielmo Stendardo: tra la Dea attuale, il suo futuro, qualche ricordo e ovviamente uno sguardo alla finale di Coppa Italia. Cosa ne pensa di questa prima Atalanta post Gasperini? “Io penso che l’Atalanta con Palladino abbia trovato quell’identità che all’inizio mancava. Ha sempre fatto la prestazione. Vero che forse si poteva fare di più, ma ha fatto un grande percorso soprattutto in Champions League dove si arresa solo alla forza del Bayern Monaco. Ho vissuto l’Atalanta quando lottava per non retrocedere, ora è una grande realtà nazionale e internazionale. Giusto dire che sia stato un grande percorso da parte della famiglia Percassi: la vera anima di questa società”. Come giudica il lavoro di mister Palladino? “Io penso che Raffaele stia facendo un buon lavoro all’Atalanta. Il suo percorso fino ad ora è positivo: negli ultimi anni l’Atalanta ha alzato l’asticella e le aspettative sono diventate alte. C’è una concorrenza competitiva tra Milan, Juve, Napoli, Inter e Roma. Io penso che l’Atalanta debba ripartire da lui per il prossimo anno”. In una stagione come questa quanto può maturare la famiglia Percassi? “Io penso che Antonio e Luca Percassi siano un valore aggiunto di questa realtà. L’Atalanta è un modello in Italia e in Europa non soltanto nei risultati, ma anche nel contorno: stadio di proprietà, centro sportivo all’avanguardia e tantissime plusvalenze. Per tante squadre la Dea è un riferimento da seguire per crescere“. Cosa ne pensa dell’arrivo di Giuntoli come nuovo direttore sportivo? “Io penso che al di là del direttore sportivo, figura importantissima in una società come l’Atalanta, il valore aggiunto rimane la famiglia Percassi. Staremo a vedere le valutazioni della società”. In difesa si sta facendo notare Honest Ahanor: giusto ripartire da lui per il prossimo anno? “Sicuramente perché è un giocatore esplosivo e importante per l’Atalanta in difesa: un talento che si è sgrezzato partita dopo partita. Nonostante la giovane età si sta facendo valere a Bergamo, e sono sicuro che darà una grande mano il prossimo anno”. Parlando della sua di Atalanta, cosa le ha stupito dell’affetto del popolo atalantino? “Sono molto legato a questa città. Ricordo ancora la Festa della Dea che rispecchiava molto il calore dei tifosi bergamaschi. Ho avuto la fortuna di salire su quei carri, sfilare tra i tifosi e stare insieme a loro. Quei ricordi mi emozionano sempre di più. Io ho avuto la fortuna di apprezzare gli atalantini: una tifoseria con il grande senso del dovere e che ti sta veramente al tuo fianco, soprattutto nei momenti di difficoltà”. Quanto contava la forza del gruppo durante il 2012 con quel -6? “Penso che quell’Atalanta sia stata la base su cui poi si è costruita l’Europa. In quegli anni la società aveva operato molto bene, e avevamo un gruppo forte e compatto: rappresentavamo l’unione dei tifosi e loro ci sono stati per tutta la stagione, portandoci a fare grandi imprese”. Invece cosa è mancato nel 2014 per arrivare in Europa? “In quel momento non eravamo abituati a lottare per alcune posizioni nonostante le sei vittorie consecutive. Ai tempi avevamo raggiunto la salvezza in largo anticipo, ma anche quell’esperienza è servita poi per il futuro: infatti con Gasperini l’Atalanta ha alzato il livello ed è diventata un modello vincente”. A Bergamo cosa ha imparato dai suoi allenatori? “Fare l’allenatore è molto particolare, e quando alleno cerco sempre di ricordarmi cosa mi è stato insegnato ai tempi: Reja sapeva gestire molto bene il gruppo, Gasperini era attento alle dinamiche in campo. Ogni allenatore ha il suo modus operandi dove bisogna imparare il più possibile”. Invece tra passato e presente, cosa ne pensa di questa Lazio e del lavoro fatto da Sarri? “Nonostante le difficoltà, Maurizio Sarri ha gestito alla grande la Lazio facendo necessità virtù visti i problemi sul mercato. In campionato l’obiettivo del mister poteva essere diverso, però in finale di Coppa Italia la Lazio ci è arrivata: sta dimostrando di voler chiudere nella maniera migliore possibile la stagione”. Gila al giorno d’oggi giusto definirlo uno dei migliori difensori in Serie A? “Sono d’accordo perché con Romagnoli si completano. Sono due giocatori importanti e che stanno facendo la differenza in casa Lazio: soprattutto Gila a fronte di una grande stagione”. Capitolo Lotito: secondo lei cosa è mancato rispetto agli altri anni con la piazza? “Io sono stato sette anni alla Lazio, e per me è una piazza importante con delle aspettative molto alte e non è sicuramente facile. La fratture e vicissitudini non hanno sicuramente aiutato nell’arco della stagione. Mi auguro che il rapporto possa ricongiungersi tra le parti”. Pronostico in vista di Lazio-Inter di Coppa Italia? “Mi aspetto una finale molto aperta e giocata in una grande cornice di pubblico. L’Inter ha i favori del pronostico avendo la squadra più forte, ma la Lazio vorrà giocarsela alla pari per entrare in Europa. Sarà una partita interessante”. Lei è laureato: traguardi come questo secondo lei possono dare un segnale importante anche per le generazione future di calciatori? “Io credo di non aver fatto qualcosa di straordinario: ho conciliato normalmente sport e studio, come giusto che sia. Mi ritengo un privilegiato, perché penso che lo sport in generale deve tornare ad avere quel volto educativo e non solo economico. L’elemento culturale in ogni ambiente ti porta ad avere equilibrio. Per me la ricerca continua è importante perché ti aiuta a capire passo dopo passo ciò che ti circonda”. Oltre ad avvocato è anche allenatore della Primavera della Salernitana: su quali aspetti è cresciuto? “Giocare in Serie A non basta per allenare a certi livelli. Quando ho ottenuto il patentino UEFA tendevo ad imparare ogni singolo dettaglio per evolvermi sempre di più. Gestire un gruppo richiede delle competenze specifiche mettendo ogni dettaglio sul tavolo, e non focalizzarsi soltanto sul risultato finale”.